La nuova bozza Meno bonus, più investimenti: ecco come cambia il Recovery Plan

Il governo accoglie le richieste di Italia Viva, Partito democratico e LeU. Gli incentivi scendono da 55 a 15 miliardi. Aumenta la spesa per la sanità, il centro per la cybersicurezza viene cancellato

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Scendono i bonus, salgono gli investimenti. Con più risorse destinate alla sanità e ai progetti con un moltiplicatore elevato e un maggiore impatto sulla crescita. Il Recovery plan italiano viene così rivisto dal governo per raccogliere «quanto più possibile» le indicazioni che la scorsa settimana il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e quello degli Affari europei Enzo Amendola hanno ricevuto da Italia Viva e Partito democratico.

La nuova bozza messa a punto dal Tesoro dovrebbe arrivare oggi a palazzo Chigi, in modo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte possa passare al confronto con gli alleati e, in caso di intesa, portare il testo rivisto e corretto al vaglio del Consiglio dei ministri per il primo via libera formale.

Dopo giorni di critiche e interviste al veleno, Matteo Renzi avrebbe ottenuto così più di una vittoria. Il Centro per la cybersicurezza, che nella bozza del 29 dicembre era inserito tra i programmi relativi alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, ora invece viene cancellato.

Ma non è stata accolta la richiesta di Italia Viva di destinare l’intero ammontare dei fondi europei a nuovi progetti. Il ministro Gualtieri, come scrive La Stampa, continua a far pesare il vincolo del debito per cui una parte cospicua dei fondi europei (oltre 70-80 miliardi sui 126 di prestiti) servirà a sostituire stanziamenti già previsti in modo da non incidere eccessivamente sull’indebitamento ma risparmiare diversi miliardi sugli interessi.

Come ha chiesto Leu, ma anche Italia Viva, verranno aumentati invece i fondi destinati alla sanità aggiungendo ai 9 miliardi già previsti i 5 miliardi dell’edilizia sanitaria in precedenza inseriti nel capitolo infrastrutture. Previsti anche più fondi destinati ai servizi sociali, alla disabilità e a favore dell’integrazione sociosanitaria.

Come richiesto dal Pd, poi, saranno incrementati anche gli stanziamenti per il terzo settore, i giovani, gli asili nido e gli anziani.

Sanità, istruzione e politiche per il lavoro, in tutto potrebbero avere alla fine tra i 7 e i 9 miliardi di euro in più rispetto alla precedente bozza contestata da Italia Viva.

La mole dei bonus potrebbe scendere dagli attuali 55 miliardi a 10-15 in modo da poter spingere di più sugli investimenti. In particolare, il Mezzogiorno dovrebbe da solo beneficiare del 40% degli investimenti totali previsti dal piano. Il programma Transizione 4.0, tanto caro al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che da solo vale 21,7 miliardi di euro (di cui 15,4 aggiuntivi), dovrebbe essere in parte ridimensionato.

Ci sarà un rafforzamento delle risorse destinate ai comuni, con oltre 2 miliardi di euro. E, sulla scorta della richiesta unanime arrivata dal Parlamento, dovrebbero trovare spazio una serie di progetti destinati a Roma, da quelli per il Giubileo del 2025 al completamento dell’anello ferroviario, dalle nuove metropolitane al collegamento ad alta velocità con Fiumicino, per un ammontare complessivo pari a circa 10 miliardi.

Ma nonostante lo sforzo di Gualtieri, la sanità sarà comunque lontana dal coprire quel fabbisogno di fondi che il ministro della Salute Roberto Speranza aveva quantificato in 65 miliardi. Per questo si fa strada l’idea di attingere, seppure parzialmente, ai fondi del Mes sanitario, i famosi 36 miliardi che dividono il governo.