Mal comune, nessun gaudioL’aumento dei contagi in Portogallo e Spagna è il risultato delle concessioni fatte a Natale

I due Stati della penisola iberica sono tra i più in difficoltà in Europa. Il sistema sanitario portoghese è in crisi e i posti letto in terapia intensiva sono quasi esauriti, mentre il governo spagnolo continua a lasciare una certa libertà alle Comunità Autonome su come gestire la pandemia, nonostante i numeri non incoraggianti

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Il Portogallo e la Spagna hanno affrontato il periodo delle festività natalizie con poche restrizioni rispetto ad altri Paesi europei e sono ora alle prese con un forte aumento dei contagi. La crescita del numero dei casi ha già messo in crisi il sistema sanitario portoghese, dove i posti letto in terapia intensiva sono quasi esauriti. I pazienti ricoverati a causa del Covid nei posti letto ordinari sono circa 5mila, una cifra quasi raddoppiata nel giro di due settimane, così come il numero di nuove infezioni per 100mila abitanti arrivato a quota 901. Tra il 13 e il 17 gennaio si sono registrati più di 10mila casi al giorno, si tratta di numeri elevati per un Paese di appena 10 milioni di abitanti e maggiori di quelli fatti registrare nel pieno della seconda ondata di novembre, quando le infezioni in una giornata non avevano mai superato quota 7mila. 

Il legame tra l’allentamento delle restrizioni nel periodo di Natale e il peggioramento dei contagi è evidente. Il 24 e il 25 dicembre era stato abrogato il limite massimo di 10 persone presenti agli incontri privati e il coprifuoco era stato posticipato dalle 11 di sera alle due di notte. In un primo momento il governo aveva deciso di garantire maggiori libertà anche il 31 dicembre ma poi è tornato sui propri passi e ha imposto il coprifuoco alle 11 di sera la vigilia di Capodanno e a partire dall’una di pomeriggio tra il primo gennaio e il tre gennaio.

Il Portogallo ha provato ad affrontare la seconda ondata pandemica, a partire dalla fine di ottobre, con misure differenziate su base comunale a seconda del livello di rischio presente. Nei territori più colpiti è stato istituito un lockdown pomeridiano e serale nei fine settimana e sono state imposte misure restrittive alle attività commerciali e di ristorazione mentre in quelli meno colpiti le regole sono state molto più blande. 

Alla fine il 15 gennaio il premier socialista Antonio Costa ha imposto un severo lockdown su scala nazionale. Scuole e alberghi rimangono aperti, mentre i bar e ristoranti possono offrire servizio d’asporto o consegne a domicilio. I negozi non essenziali sono invece chiusi e le restrizioni alla libertà di movimento verranno sospese il 24 gennaio in occasione delle elezioni presidenziali. La durata del lockdown è di quindici giorni ma probabilmente verrà estesa di altre due settimane e il primo ministro ha già annunciato un irrigidimento delle misure, come il divieto di spostamento tra comuni nel fine settimana, il divieto di vendita al dettaglio di bevande.

La situazione in Spagna
In Spagna il governo centrale continua a resistere alle richieste di un confinamento generale fatte da esponenti politici e sindacalisti. La terza ondata di contagi sta portando alcuni ospedali al punto di rottura e non accenna a placarsi. Nell’ultimo fine settimana, sono stati registrati 84mila nuovi casi.

Nonostante questi numeri, Madrid continua a demandare la gestione della crisi alle Comunità Autonome, libere di imporre le proprie misure restrittive su scala regionale seppur dovendo rispettare, almeno in alcuni casi, un quadro di norme basiche decise dal centro. Il coprifuoco, ad esempio, può iniziare tra le 10 di sera e la mezzanotte ma non prima e il tentativo fatto dalla Castilla y León di anticiparlo alle otto si è scontrato con il secco no del ministero della Salute. 

Dal 23 dicembre al 6 gennaio sono stati chiusi i confini tra le diverse regioni del Paese, con alcune eccezioni mentre il 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio il governo ha permesso a un massimo di 10 persone, provenienti da due famiglie diverse, di incontrarsi. Il sistema decisionale è stato dunque calato su ogni realtà locale come un vestito su misura ma il livello di dettaglio è stato probabilmente eccessivo e le riunioni tra i cittadini in luoghi pubblici e privati al chiuso ha provocato un forte peggioramento della situazione epidemiologica. 

Il numero di casi è iniziato a crescere prima della fine dell’anno e il loro numero nell’arco di quattordici giorni è più che raddoppiato passando dai 188 del 10 dicembre ai 522 del 14 gennaio e raggiungendo quota 39mila e 35mila in alcune giornate. Il governo è convinto che basti adottare misure localizzate e di breve durata senza danneggiare l’economia per superare questo momento difficile ma non è detto che questa strategia si rivelerà vincente nel lungo termine. 

L’esecutivo non è peraltro esente da colpe e Fernando Simón, uno dei più famosi virologi spagnoli, ha dichiarato che l’aumento dei casi è legato alle celebrazioni del Natale e a quelle di Capodanno. I confini terrestri con il Portogallo sono stati riaperti a partire dal primo luglio del 2020 dopo che erano stati chiusi nel marzo dello stesso anno a causa della diffusione del Covid-19.

Le autorità portoghesi hanno annunciato il proprio piano vaccinale nei primi giorni di dicembre puntando a raggiungere il milione di cittadini immunizzati  entro aprile. Le prime dosi simboliche del vaccino Pfizer, il primo a essere autorizzato dagli enti regolatori europei, sono arrivate alla fine di dicembre e il cronoprogramma prevede l’invio di poco più di 300mila dosi nel mese di gennaio, circa 430mila a febbraio e 487mila a marzo. I primi a essere vaccinati a gennaio sono stati i lavoratori del settore sanitario e gli ospiti delle case di riposo. Le vaccinazioni sono gratuite e volontarie e sono stati siglati contratti per l’acquisto di 22 milioni di dosi da produttori diversi come CureVac, Pfizer-BioNTech, Moderna e Johnson&Johnson. Le statistiche raccolte da Our World in Data evidenziano come, al 15 gennaio, poco più dell’1 per cento della popolazione abbia ricevuto le inoculazioni necessarie per immunizzarsi.

Il governo spagnolo si aspetta che tra 15 e 20 milioni di persone, su una popolazione di 47 milioni, venga vaccinata contro il coronavirus entro il mese di giugno. Il governo ha avviato la campagna vaccinale, in coordinamento con altri Paesi europei, alla fine di dicembre. Il ministro della Salute Salvador Illa ha annunciato, alcune settimane fa, la creazione di un registro dove verranno annotati i dati di chi rifiuta la vaccinazione. Si tratta di un’iniziativa destinata a suscitare polemiche e probabilmente volta a spingere quante più persone possibili a farsi immunizzare. Al 19 gennaio erano state somministrate poco più di 966mila dosi dei vaccini di Pfizer e Moderna sulle 1.143.300 distribuite alle Comunità Autonome. Tra queste ultime alcune sono più virtuose e veloci nella vaccinazione, come la Cantabria, le Canarie e la Comunidad Valenciana, dove le dosi somministrate sono più del 100 per cento di quelle distribuite. 

Altre Comunità Autonome sono, invece più lente e agli ultimi posti ci sono i Paesi Baschi, con il 57 per cento di dosi somministrate, la Navarra con il 71 per cento e l’Andalusia con il 76 per cento. Sempre al 19 gennaio, come testimoniato da Our World in Data, il 2.07 per cento della popolazione aveva ricevuto almeno la prima dose del vaccino. 

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