L’agenda lusitanaCosa vuole fare il Portogallo nel suo semestre di presidenza del Consiglio Ue

Lisbona raccoglie il testimone dalla Germania e fino a luglio del 2021 guiderà i lavori dell’istituzione europea che riunisce i governi dei 27 Stati membri. La dimensione sociale dell’Unione sarà un aspetto cruciale da affrontare. Mentre India, Africa e Sud America saranno le aree del mondo con cui costruire nuove partnership strategiche

Pixabay

«Adesso è il momento di far accadere le cose», parola del Primo Ministro portoghese António Costa. Il suo Paese ha appena assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, nella delicata fase di ripresa dalla pandemia. Se quella tedesca è stata la guida energica e concitata di una rompighiaccio, tesa a raggiungere in extremis una serie di accordi vitali per l’Unione (il budget europeo, la Brexit, l’intesa sugli investimenti con la Cina), la navigazione lusitana sarà forse meno movimentata, ma altrettanto importante per l’attuazione concreta delle politiche comunitarie concordate. 

Ripresa verde, digitale e sociale
A definire la rotta c’è una rinnovata attenzione alla dimensione sociale dell’Unione. «Sarà una presidenza socialista progressista per l’Europa, logica conseguenza del dna dell’attuale governo portoghese», spiega a Linkiesta Nicoletta Pirozzi, Responsabile del programma “Ue, politica e istituzioni” all’Istituto Affari Internazionali. 

Nel programma stilato dall’esecutivo di Lisbona per il primo semestre 2021 si dà ampio risalto al “Pilastro europeo dei diritti sociali”, un testo-guida adottato dalle istituzioni europee nel 2017 per garantire pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni eque e protezione sociale a tutti i suoi cittadini. «L’implementazione di questi principi è rimasta un  po’ in sordina e il Portogallo vuole farne il tratto distintivo del suo mandato», afferma Pirozzi. I temi del lavoro e dell’inclusione sociale verranno affrontati in un summit informale previsto nella città di Porto a maggio 2021, un evento che secondo l’esperta sarà il più importante di tutto il semestre. 

Ma soprattutto, questi aspetti verranno tenuti in considerazione al momento di supervisionare la distribuzione dei fondi europei. A partire dal 2021 verranno erogate infatti le prime tranche del bilancio comunitario (Qfp) e del fondo Next GenerationEU, con la presidenza molto attenta a valutare le ricadute sociali delle parti più innovative di questo pacchetto. «Ad esempio nell’attuazione del Green Deal mi aspetto una serie di misure per mitigare l’impatto economico della conversione ecologica sugli Stati Membri non ancora pronti», sostiene la dottoressa Pirozzi. 

Un discorso valido anche per l’agenda digitale, che si annuncia ricca di sfide. La riduzione del digital divide, la possibilità di accesso al mondo online, è la chiave per combattere la sproporzione di mezzi e risorse fra le varie parti della società europea. Il governo di Lisbona si impegna anche a favorire la creazione di un’identità digitale per i cittadini UE e inaugurerà la rete EllaLink, un maxi-progetto di cavi sottomarini tra Europa, Africa e Sud America che garantirà la connessione di dati e infrastrutture digitali.

Transizione ecologica e digitale saranno per la presidenza portoghese le direttrici su cui incardinare il piano di ripresa europeo e il margine d’azione non manca: il governo di António Costa è chiamato a guidare e rappresentare il Consiglio nella fase in cui saranno validati i piani nazionali per il Recovery and Resilience Facility stilati dai vari Stati Membri. Questo ruolo gli consentirà di vigilare sull’impatto ambientale dei progetti presentati: il Portogallo punta forte sull’approvazione della prima Legge sul clima della storia europea e sulla tutela degli ambienti marini, argomento su cui è prevista una conferenza proprio in mezzo all’oceano, nelle isole Azzorre. 

Uno sguardo al Sud del mondo
Se c’è ottimismo sulle capacità portoghesi di conciliare ripresa economica e sostenibilità socio-ambientale, lo stesso non si può dire in tema di politiche migratorie. Il Pact on Migration è sì in cima all’agenda, ma le chance di trovare un’intesa di massima fra le istanze dei vari Paesi europei sembrano alquanto basse, secondo Nicoletta Pirozzi. 

Non che il Portogallo non abbia il physique du rôle per mediare fra i Paesi dell’asse mediterraneo e il resto d’Europa: il governo di Lisbona si è anzi spesso schierato in prima linea per offrire solidarietà ai Paesi più interessati dagli sbarchi irregolari. Il problema sono piuttosto le posizioni difficilmente conciliabili delle altre capitali. «Si lavorerà magari sugli strumenti di integrazione dei migranti, ma per quanto riguarda accoglienza e redistribuzione dei flussi la strada è tutta in salita». 

In politica estera troveranno invece spazio le relazioni con Paesi ultimamente poco considerati dall’Europa. Certo i legami con la nuova amministrazione statunitense e con il Regno Unito post-Brexit rimarranno dossier prioritari, ma la volontà è quella di aumentare la cooperazione in altri quadranti del mondo. Per Pirozzi, l’area latinoamericana è ancora oggi legata da ragioni storiche e geografiche all’influenza portoghese e la presidenza di Lisbona cade proprio nella fase di ratifica di un grande accordo commerciale fra UE e Mercosur, un blocco comprendente Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Si tratta di un’intesa ambiziosa per dimensioni, ma non esente da critiche: alcuni gruppi parlamentari hanno già promesso una feroce opposizione, soprattutto in nome della tutela delle foreste sudamericane. 

Altri due fronti caldi, anch’essi legati in qualche modo all’espansione coloniale del Portogallo, saranno Africa e India. Nel primo caso per Nicoletta Pirozzi ci sono grandi aspettative, dopo che il 2020 ha visto ben due rinvii del summit fra i rappresentanti di Unione Europea e Unione Africana. L’altro appuntamento mancato è l’adozione di una strategia congiunta con l’Africa, annunciata da Bruxelles lo scorso marzo e mai effettivamente sviluppata: riproponendo l’incontro Ue-Africa nella primavera 2021, la presidenza lusitana proverà a riannodare i fili di una relazione da cui aspettarsi grandi benefici, come ha sottolineato di recente il ministro degli Esteri di Lisbona Augusto dos Santos Silva.

Sorprendente è la scelta, sbandierata nel programma, di rafforzare il dialogo fra Europa e India, Paese con cui sono in corso i negoziati per un accordo di libero scambio. «Credo sia una strategia intelligente di posizionamento, nell’ottica di costruire partnership con potenze emergenti che garantiscano all’Europa un’autonomia strategica». Il Primo Ministro indiano Narendra Modi sarà invitato dal Consiglio in Portogallo a maggio: Delhi potrebbe essere la pedina giusta sullo scacchiere mondiale per sfuggire allo scontro titanico fra Stati Uniti e Cina.

Un’altra sfida attende António Costa e la sua ministra degli Affari Europei Ana Paula Zacarias. Non certo l’ultima in ordine di importanza: alzare il sipario della “Conferenza sul futuro dell’Europa”, il grande appuntamento di partecipazione democratica proposto per riformare le istituzioni dell’Ue e al momento vittima delle stesse istituzioni Ue, che non riescono a mettersi d’accordo nemmeno sul nome di chi la presiederà. «È un capitolo abbastanza triste dell’agenda europea: nonostante le crisi affrontate nel 2020 valeva la pena insistere su questo progetto», afferma Nicoletta Pirozzi. Nel secondo semestre del 2020 la presidenza tedesca ha provato fino all’ultimo a lanciarla, anche in versione online, senza riuscirci. Il 2021, con il Portogallo al timone, potrebbe essere l’anno buono.

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