Vicini all’accordoEcco cosa prevede la nuova bozza del Recovery plan

Nel testo inviato ai partiti dal ministero dell’Economia e da Palazzo Chigi vengono stanziati più fondi a scuola e digitale. Sono invece 20 i miliardi assegnati alla sanità, per un totale di 310 miliardi. Atteso oggi il Consiglio dei Ministri per l’approvazione

Mauro Scrobogna/LaPresse

Un piano in 172 pagine, 6 missioni, che a loro volta raggruppano 16 componenti funzionali, 47 linee di intervento e 4 tabelle: è la nuova bozza del Recovery plan che, inviata ai partiti dal ministero dell’Economia e da Palazzo Chigi, approderà oggi al Consiglio dei Ministri (fissato alle ore 21.30). Il documento, spiega l’Ansa, promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati e aumenta le risorse per due importanti capitoli: istruzione e digitale. Ai 222,9 miliardi (144,2 per nuovi interventi) previsti considerando anche i fondi per la coesione, vengono poi aggiunti i soldi della programmazione di bilancio 2021-26. Il totale sale così 310 miliardi.

Tre sono gli assi strategici del progetto: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. Tre sono anche le priorità trasversali dei molti progetti sui quali il governo intende porre l’attenzione: le donne, i giovani, il Sud. Ovviamente un posto primario ha la sanità, alla quale vanno quasi 20 miliardi di interventi, 19,72 per l’esattezza.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza messo a punto dal governo prevede inoltre per la “rivoluzione verde” e la transizione ecologica circa 69 miliardi. In particolare sono previsti 46,18 miliardi per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 31,98 miliardi per le infrastrutture per una mobilità sostenibile; 28,46 miliardi per l’istruzione e la ricerca; 21,28 miliardi per l’inclusione e la coesione, 19,72 miliardi per la salute. In totale 222,9 miliardi.

Rispetto alla prima stesura i cambiamenti sono molti, ma anche se si guarda al documento di confronto tra partiti di qualche giorno fa si scopre che aumentano le risorse per il capitolo istruzione e ricerca (da 27,91 a 28,49 miliardi) e quelle per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,86 a 46,18 miliardi).

Rimane tutta da sciogliere invece la questione della governance. Nel testo solo poche righe. «Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano, – si legge – presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i Ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa”. Viene invece indicato il contesto nel quale il governo utilizzerà le risorse che serviranno a rilanciare la crescita. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza verrà accompagnato da una serie di riforme per «rafforzare l’ambiente imprenditoriale, ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che hanno rallentato gli investimenti».

In particolare la riforma della giustizia e quella dell’Irpef con «la riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, in particolare per i contribuenti con reddito basso e medio-basso, in modo da aumentare il tasso di occupazione, ridurre il lavoro sommerso e incentivare l’occupazione delle donne e dei giovani».

Il premier Giuseppe Conte invece, in una intervista al Tg3, ha chiarito l’obiettivo attuale della maggioranza: «Lavoriamo per costruire, il momento è così difficile che dobbiamo mettercela tutta per offrire risposte ai cittadini», ha detto.

Mentre è pronta a dimettersi Teresa Bellanova, ministro dell’agricoltura non arrivano: «Non è tutto risolvibile con il Recovery», spiega a SkyTg24, ricordando i tavoli sul programma di governo non si sono chiusi. «Perché il Recovery significa più di 200 miliardi da impegnare non per operazioni come quelle della manovra, dove si sono fatte mancette. Dopodiché c’è il problema complessivo che è l’azione di governo fino a fine legislatura: il Cdm sta gestendo solo l’emergenza ma chi pensa al dopo?».

«L’accordo in generale non lo darei per fatto, ci sono molte questioni aperte. Ma sul Recovery siamo contenti che sia passata la nostra linea. Non è una cosa di questo governo e di questa maggioranza, è fondamentale che si metta in sicurezza e che non si intralci il percorso per portarlo in Parlamento», ha invece commentato il vicesegretario del Partito democratico Andrea Orlando.

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