La spiaggia e le riformeI “racconti brevi di vita pubblica” di Sacconi sono una guida preziosa per i politici di oggi

“Volevo solo una girandola”, pubblicato da Marsilio, racconta l’esperienza e l’impegno di uno dei protagonisti della Seconda repubblica. Esponente di Forza Italia dopo la militanza nel Partito socialista, l’ex ministro è stato un vero mastino della politica parlamentare, un instancabile masticatore di commi ed emendamenti, un conoscitore dell’economia e della finanza, sempre con una visione riformistica testarda

Vincenzo Livieri - LaPresse

I “racconti brevi di vita pubblica” scritti da Maurizio Sacconi per Marsilio (euro 12) sotto un titolo apparentemente riduttivo, “Volevo solo una girandola”, con una copertina suggestiva di Antonio Romano, che propone l’autore bambino, in spiaggia con secchiello e appunto girandola, pur nella brevità dichiarata, aprono un mondo di riflessioni e di vita politica vissuta che meritano la lettura.

Sacconi è stato un politico di rilievo, e ha avuto l’occasione di incidere su molte questioni economiche e sociali che hanno lasciato il segno: pensioni, regolazione del lavoro, scala mobile, privatizzazioni, banche, sanità da cambiare, burocrazia. I suoi momenti migliori sono stati i ruoli più volte ricoperti di relatore delle leggi finanziarie, che all’epoca erano discusse in Parlamento, Commissioni e Aula, non lasciate all’alibi spazzatutto del voto di fiducia come si usa oggi. È stato anche ministro, in anni in cui la visibilità – da lui oggettivamente trascurata, talora persino evitata – era già un corredo indispensabile del politico in carriera, anche se non era arrivata come oggi a sostituire anche totalmente la sostanza dell’agire pubblico.

Il titolo stesso di alcuni capitoletti racconta bene del suo modo di far politica: come aver paura e non rinunciare al sogno, come fare scelte impopolari e poi essere votati, come usare le situazioni di crisi per fare le riforme. Il suo libro diventa in questo senso anche un manuale di vita politica vissuta, con ben 7 “come” comportarsi. Lettura utile per i neofiti della nostra epoca, ammesso che ne possano apprezzare le sfumature anche ironiche.

Socialista liberale, Sacconi è stato allievo prediletto di quel Gianni De Michelis che, a proposito di visibilità, l’ha avuta viceversa in abbondanza ma percepita in modo molto distorto, oscurando ingiustamente le grandi qualità di uomo di governo che chiunque abbia conosciuto da vicino la politica italiana gli attribuisce ancor oggi.

Sacconi è stato un vero mastino della politica parlamentare, un instancabile masticatore di commi ed emendamenti, un conoscitore degli snodi dell’economia e della finanza, sempre con una visione riformistica testarda, toccando senza troppo scomporsi interessi e tabù della sinistra, dalla cui frangia sindacale proveniva.

La sua carriera ha avuto rapide ascese, fin da quando ventenne teneva testa alla totalizzante maggioranza democristiana in Veneto, e altrettanto rapide e traumatiche interruzioni quando il Partito socialista è diventato il capro espiatorio di quello che Sacconi nel libro descrive come un golpe, Mani pulite.

Una brusca soluzione di continuità, che lo ha portato per un periodo a fare altri mestieri, tornando poi alla politica di alto livello, militando alla fine nel centrodestra berlusconiano. Una compagnia che come consuntivo non deve averlo molto soddisfatto, scelta però ad un certo momento senza indugio come forma di ribellione a una alleanza tra la sinistra post comunista e la Magistratura deviata. Su questo, Sacconi è drastico nel libro, fino al pregiudizio, anche se non gli si può dar torto quando osserva che il declino italiano, l’arrestarsi della crescita e dello sviluppo coincidono con i fasti proprio di Mani Pulite, che cancellano – con l’inerzia dei tre decenni successivi – le “indigenous innovation” tipiche della nostro dinamismo.

Un libro dunque piacevole nella lettura, ricco di aneddoti e ritratti gustosi. Ma forse anche un modo per capire che la politica è arte difficile, non adatta a improvvisati e superficiali, e che la Prima Repubblica, ben diversamente dai luoghi comuni, ha avuto protagonisti di grande valore.

La girandola del titolo di questo libro andava bene sulla spiaggia dell’infanzia, ma nel secchiello c’era già una gran voglia di lavorare e fare bene.

 

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