Meno quattroI golpidioti sono pronti a colpire ancora, mentre Trump si rifugia in Florida

Sono già un centinaio gli arrestati per l’assalto al Campidoglio. Ma miliziani, simpatizzanti e psicopatici in giro per l’America vedono i moti del 6 gennaio come l’evento fondante di una guerra civile. Che vorrebbero scoppiasse tra oggi e il 20 gennaio, sono previsti eventi con gente armata in tutte le capitali degli Stati, e poi a Washington

LaPresse

Una guerra civile con martiri e sciamani
Nel rinvio a giudizio di Jake Chansley/Jake Angeli, lo sciamano al Campidoglio, i procuratori federali scrivono che «i rivoltosi intendevano catturare e assassinare rappresentanti eletti». Tra loro Nancy Pelosi, il traditore Mike Pence, Alexandria Ocasio-Cortez e il resto della Squad progressista: per dire, quando Ayanna Pressley del Massachusetts e il suo staff si sono barricati in ufficio, hanno scoperto che tutti i pulsanti per suonare l’allarme erano stati divelti.

I sospettati identificati sono oltre 200, un centinaio sono già stati arrestati. E miliziani, simpatizzanti e psicopatici in giro per l’America vedono i moti golpidioti del 6 gennaio come evento fondante di una guerra civile. Che vorrebbero scoppiasse tra oggi e il 20 gennaio, sono previsti eventi con gente armata in tutte le capitali degli stati, e poi a Washington.

Gli estremisti puntano a scatenare conflitti razziali, secondo il National Counterterrorism Center e la Homeland Security: «Potrebbero sfruttare i postumi dell’assalto al Campidoglio, conducendo attacchi per destabilizzare e forzare un conflitto negli Stati Uniti».

Al Pentagono temono altre bombe, come quelle messe al Campidoglio. Polizia e servizi segreti non sanno cosa proteggere e come. Molti rappresentanti eletti sono stati minacciati, da gente che vuole andare a prenderli a casa o colpire le famiglie. E c’è già il culto di Ashli Babbit, ex militare uccisa mentre cercava di entrare nell’aula della Camera. La sua morte viene vista come «un atto di martirio». Molti prevedono altri martiri.

Nancy Pelosi e gli Insurrection Seven
Li chiamano gli Insurrection Seven, e sono deputati ripresi dalle telecamere del Campidoglio mentre portavano in ricognizione squadracce ritornate il 6 gennaio.

Sono Lauren Boebert del Colorado, una pazza armata con simpatie per QAnon che ha segnalato via telefono dove si trovava Nancy Pelosi (continua a seguirla e a twittare dove sta e che fa; ieri live-twittava dai bagni, in piedi su una tazza, tentava di vedere cosa facesse Pelosi nel bagno adiacente ma non è alta). Paul Gosar dell’Arizona, i cui sei fratelli e sorelle hanno girato uno spot elettorale per avvertire «non votatelo, è uno stronzo». Matt Gaetz, gagà del Southwest Florida e famiglio dei Trump; Marjorie Taylor Greene della Georgia, molto di Qanon, ha annunciato che il 21 gennaio depositerà articoli per l’impeachment di Joe Biden. Jim Jordan, uno dei fondatori del Freedom Caucus, accusato di aver coperto abusi sessuali quando era viceallenatore di wrestling all’Ohio State University (lui stesso era noto come “King of the Sauna”). Louie Gohmert del Texas, noto per essere reazionarissimo e non un genio (la Houston Press ha pubblicato “Le cinque cose più idiote” da lui dette, e la prima riguarda i caribù: «quando vogliono un appuntamento galante, si invitano l’un l’altro a scaldarsi sui tubi degli oleodotti»). E Andy Biggs dell’Arizona, che il 6 gennaio, nella panic room dei deputati, ha rifiutato le mascherine che gli offrivano (vari parlamentari sono stati contagiati).

Biggs e Gosar sono poi stati accusati da assaltatori di Stop the Steal arrestati di averli aiutati a progettare il tentato golpetto. Di tutti, la speaker della Camera Nancy Pelosi ha detto che “se verrà appurato che membri del Comgresso sono stati complici dell’insurrezione, se hanno aiutato o favorito dei crimini”, dovranno occuparsene i procuratori federali (Pelosi ha poi annunciato una “revisione” dei sistemi di sicurezza in Campidoglio).

Trump e gli adolescenti barbuti
«Negli ultimi quattro anni, Trump ha costruito un esercito. Lo potevi vedere dai pickup militarizzati con le bandiere MAGA, dai bros barbuti con l’aria torva. Lui ha dato uno scopo nella vita a una sottocategoria di maschi bianchi americani…Li ha riportati ai giorni di gloria in cui facevano i bulli. Ha nutrito la loro impotenza di rabbia». Così scriveva ieri Noel Casler, ex assistente di Trump, twittatore pettegolo, analista assai lucido del trumpismo.

Secondo Casler, «i fusti da date rape hanno tenuto il ballo della scuola nel Campidoglio degli Stati Uniti, stuprando la democrazia e terrorizzando chiunque non somigli alla loro immagine tossica di cosa significhi essere americani. Dobbiamo capire come sono fatti per andare avanti».

Tom Nichols, professore di relazioni internazionali, commentatore dell’Atlantic e fresco autore di Our Own Worst Enemy: The Assault From Within on Modern Democracy, la pensa più o meno come il comico che racconta di Trump col pannolone: «Guardando le riprese dell’Assalto degli Sfigati al Campidoglio durante il Putsch delle Pance da Birra, mi colpisce…il rabbioso narcisismo, specie quelli dei maschi in costume che adesso negano di aver avuto un ruolo nelle cose sediziose…Uomini con un’ampia riserva di autostima che non comporta il farsi la barba o l’indossare camicie pulite o altri basici segni di maturità».

Per Nichols, «si tratta di persone intrappolate nell’eterno dramma dell’adolescenza», e spera in «una rapida e chiara risposta legale e sociale. Per ricordare alla gente che la vita non è uno show alla tv, che non è battute su Twitter e meme su Facebook. Che fare del male per noia e narcisismo ha conseguenze» (anche se sono elementi fondamentali nella vita dei MAGA e di tanti americani; dai trentaqualcosa in giù hanno visto molti più reality che telegiornali, giocato a infiniti videogiochi, passato più tempo coi meme che con gli amici, e insomma si vede).

Trump impopolare a Palm Beach
Donald Trump ha deciso di partire per Mar-a-Lago, mercoledì mattina, prima del giuramento di Joe Biden. Parte al culmine dell’ impopolarità’: il suo gradimento è sceso al 29 per cento dopo che ha tentato l’insurrezione (ma è un 29 per cento di repubblicani trumpianissimi, già in modalità Donald ci manchi; quelli intervistati ieri dal New York Times dicono che il partito resta di Trump, che repubblicani vecchio stile alla Mitt Romney, ora, «non riuscirebbero a farsi eleggere come accalappiacani»).

Il quasi ex presidente è poco apprezzato anche nella sua nuova contea, quella di Palm Beach. Trump potrebbe prendere una megamulta per la festa di Capodanno a Mar-a-Lago. Dove lui all’ultimo non è andato, dove tutti stavano senza mascherina. Soprattutto, la commissione che governa la contea (dove i democratici sono il doppio dei repubblicani), sta cercando di togliere a Trump la concessione per il suo campo da golf (che lui ha usato per incontri internazionali). Lo consentirebbe una clausola sull’eventuale cattivo comportamento del concessionario. Gli avvocati di Trump obiettano – più o meno – che la bad boy clause non contempla i tentativi di golpe.

Le ultime di Rudy
La decadenza fisica e mentale di Rudy Giuliani è triste da vedere anche per chi lo detesta, ed è pure una metafora della decomposizione del trumpismo. Dopo ormai infiniti episodi imbarazzanti, dopo che Trump ha fatto sapere di non volerlo pagare, ieri Giuliani deve aver twittato mentre non era nel pieno delle sue facoltà. Ed è comparso lo screenshot di un suo messaggio in cui raccomandava di dare la colpa ad Antifa dell’assalto al Campidoglio. Lo screenshot includeva il numero di telefono del destinatario (dopo un po’, Giuliani o qualcuno ha cancellato il tweet).