Brand killerTrump è andato a vedere un pezzo di muro, quel che è rimasto della sua presidenza

Nella sua prima apparizione pubblica dopo l’assalto al Congresso, il presidente uscente si è recato nel luogo dove nel 1836 Davy Crockett fu massacrato dall’esercito messicano. Ha definito «perfetto» e «totalmente appropriato» il discorso del 6 gennaio che ha causato le proteste a Capitol Hill dove sono morte cinque persone

LaPresse

Trump va ad Alamo
Ieri si è saputo che Mitch McConnell ha detto ai suoi senatori di essere contento dell’impeachment di Trump, perché è giusto e perché sarà più facile tagliarlo fuori dal partito, e, Donald Trump è andato in gita. A trovare il monumento alla sua presidenza e alle sue politiche anti-immigrazione, il tragico muro col Messico (secondo Trump lo avrebbe dovuto pagare il Messico ma non è successo). Per festeggiare il quattrocentesimo miglio (il confine, circa da San Diego in California a Corpus Christi nel Texas, è lungo 1954 miglia, quindi mancano dei tratti), è andato ad Alamo. Lì nel 1836 Davy Crockett fu massacrato dall’esercito messicano; dopo, il grido di guerra delle truppe del generale Sam Houston all’assalto fu «ricordatevi di Alamo», eccetera. Ma «la Casa Bianca ha detto che non c’è nessun simbolismo nella scelta di Alamo», riferisce la Reuters.

È stata la sua prima apparizione pubblica dopo l’assalto al Campidoglio, è stata un’idea dei suoi consiglieri residui, lo hanno incoraggiato a partecipare a «eventi che mettano in evidenzia la sua legacy», il suo retaggio (ieri il segretario dell’Homeland Security, che si occupa dei confini, Chad Wolf, si è, buon ultimo dimesso).

Trump e il discorso perfetto
Prima di partire, Trump ha fatto parlato discorso del 6 gennaio, quando disse al suo pubblico di marciare sul Campidoglio. Lo ha definito «un discorso perfetto», al netto dei cinque morti, spiegando «la gente pensa che è stato un discorso totalmente appropriato».

Trump perde Sheldon Adelson
Era, come si dice, malato da tempo. E la sconfitta di Trump non deve avergli fatto bene. Sheldon Adelson, miliardario e discusso reuccio di Las Vegas, è morto ieri a 87 anni. Era il più influente finanziatore repubblicano e (avere 35 miliardi di dollari in questi casi aiuta) l’ultimo rimasto a dare tantissimi soldi a Trump. Aveva portato a Las Vegas finti gondolieri canterini nelle finte gondole in una finta Venezia in un albergo-casinò. Ha portato l’ambasciata americana a Gerusalemme (ci teneva e Trump lo ha fatto), e di recente si è comprato la sede dell’ambasciata americana a Tel Aviv per soli 67 milioni, per evitare che l’amministrazione Biden ri-traslocasse (molti repubblicani sono tristi, e sperano nella vedova Miriam).

I covidoti e la rivolta
Dopo i trionfi pandemici del Rose Garden della Casa Bianca e dei comizi con focolai multipli, i trumpiani hanno creato un nuovo evento super-spreader, il lockdown dei deputati durante l’assalto alla Camera. Sono stati portati in 150 in una panic room, sono stati lì per ore, molti repubblicani covidioti erano senza mascherina, due democratiche sono state contagiate. Un video mostra un’altra deputata democratica che offre mascherine ai colleghi che più o meno cortesemente rifiutano (Marjorie Taylor Green, I’m quota Qanon, non le risponde, la guarda a braccia incrociate).

I democratici sono arrabbiati, lo sono in generale. Non solo i parlamentari. Molti staffer di Capitol Hill raccontano ai giornalisti di non avere più inclinazioni bipartisan, «dopo che questi hanno portato dentro gente che voleva ammazzarci», e si prevedono mesi difficili.

I brand killers
In genere funziona così. Si va a lavorare alla Casa Bianca, si passano quattro anni infernali, senza orari, malpagati, stressatissimi. Poi si va all’incasso. Si diventa direttore dell’ufficio legale di Uber, capo della comunicazione di Twitter, consigliere di amministrazione in megacompagnie, eccetera, e si guadagna molto. Questa volta pare più complicato. La lettera scarlatta stavolta è una T, e molte multinazionali hanno cancellato i contribuiti elettorali ai parlamentari che hanno votato per mettere in dubbio l’elezione di Joe Biden. E i trumpiani in uscita vengono bollati dagli esperti come “brand killers” (lo pensano anche alla Harvard School of Government, dove hanno rimosso dal board la deputata trumpiana Elise Stefanik, gran propagatrice di teorie complottiste sui brogli)

La via trumpiana al caos
Dopo l’insurrezione di Washington, Mike Lindell di MyPillow (il re del cuscino, finanziatore dei siti che hanno fomentano e dato indicazioni agli arditi trumpiani) ha postato un video su Instagram. Dicendo che lo sforzo per rovesciare il risultato elettorale non è finito, perché si è trattato del «peggior crimine nella storia delle elezioni» e che l’insediamento di Biden dovrebbe essere rimandato, perché che mantenere Trump al potere «eviterà la guerra civile». E lo sforzo continua, con un programma ricco di eventi.

Da sabato 16 gennaio a mercoledì 20, giorno del cambio di presidente, sono previste «proteste armate in tutti i 50 stati», in ogni campidoglio dall’Oregon al Maine (a Olympia, capitale dello stato dì Washington, anche molti parlamentari repubblicani in questi giorni vanno in aula con la pistola, li e in altri 19 stati è legale). A Washington gli armati dovrebbero arrivare il giorno dopo e protestare «almeno fino al 20». Sempre a Washington, membri di varie milizie suprematiste stanno progettando un’azione (non si sa quale). Sulla nuova piattaforma Donald.Win, gli assidui dei forum invocano esecuzioni politiche, discutono di colpi di stato militari, postano storie di attivisti di Black Lives Matter che mettono il ginocchio sul collo di bambini bianchi piccoli, annunciano acquisti di fucili semiautomatici.E poi c’è Alamo. E poi ci sono i siti insurrezionalisti con i loro articoli condivisi da rappresentati repubblicani, locali e nazionali.

E poi ci sono i repubblicani che cercano di rallentare o deragliare il trasferimento dei poteri.  FBI, dipartimento della Giustizia e dipartimento dell’Homeland Security non hanno fatto conferenze stampa né briefing dopo l’assalto al Campidoglio e nei giorni successivi («per paura di offendere il presidente», si dice, e poi si dice altro). I membri dell’amministrazione con responsabilità di sicurezza si stanno dimettendo uno dopo l’altro e non gestiscono la crisi. Il Senato non è in sessione: Mitch McConnell, leader di maggioranza fino al 20, ha mandato tutti in vacanza e l’impeachment sarà in calendario solo dopo l’insediamento di Biden. Non ci sono state audizioni sull’assalto al Campidoglio. 

I giubbotti rimborsabili
E per la prima volta nelle ultime dieci transizioni presidenziali, il Senato non ha confermato membri del nuovo gabinetto prima dell’inaugurazione. Il 20 gennaio gli Stati Uniti saranno senza segretario di stato, attorney general, segretario alla sicurezza nazionale, segretario alla Salute e ci sarebbe pure una pandemia. E alcuni repubblicani (anche eletti)  minacciano nuove violenze se Trump venisse incriminato per le sue azioni. Mentre i democratici della Camera ieri sono stati informati delle minacce in corso. E gli è stato ricordato, raccontano, che «i giubbotti antiproiettile sono rimborsabili», che nel disastro resta una buona notizia.