Verso la rimozioneDonald Trump è sotto impeachment per la seconda volta

La Camera dei deputati degli Stati Uniti ha approvato la messa in stato di accusa per il presidente uscente dopo il primo processo cui era stato sottoposto all’inizio del 2020 per le pressioni sul presidente ucraino affinché aprisse un’indagine contro Joe Biden. La pratica adesso passerà al Senato

Lapresse

Donald Trump sarà messo sotto impeachment per una seconda volta. La Camera dei deputati degli Stati Uniti ha approvato l’istituzione di un processo per impeachment per il presidente uscente, che se completato rimuoverà Trump dal suo incarico. Hanno votato a favore 232 deputati, tra cui 10 Repubblicani, e i contrari sono stati 197. Per la prima volta nella storia un presidente statunitense sarà messo sotto impeachment per una seconda volta, dopo il processo a cui era stato sottoposto Trump all’inizio del 2020 per le pressioni sul presidente ucraino affinché aprisse un’indagine contro Joe Biden.

La Camera ha messo in stato d’accusa Trump dopo che la presidente Nancy Pelosi, democratica, lo ha definito «un pericolo tuttora presente». Mentre il Democratico Jamie Raskin, firmatario della mozione, ha detto che alcuni deputati hanno rischiato di morire durante l’attacco al Campidoglio. Ha parlato di cori che dicevano di impiccare il vice presidente Mike Pence, e di aver sentito i sostenitori di Trump urlare «dov’è Nancy?», riferendosi alla speaker della Camera Nancy Pelosi.

La pratica adesso passerà al Senato, che dovrà tenere il processo a Trump e poi votare sulla sua rimozione, che avverrà se saranno d’accordo almeno i due terzi dei senatori. L’accusa, formulata dai Democratici, è una sola: avere «istigato l’insurrezione» di centinaia di propri sostenitori, che il 6 gennaio hanno attaccato il Congresso statunitense mentre certificava l’elezione di Biden a prossimo presidente degli Stati Uniti.

Ci sono state pochissime defezioni tra i repubblicani: solo 10 deputati hanno votato a favore dell’impeachment, tra questi la figura più autorevole è Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente di George W. Bush. Il capogruppo della destra alla Camera, Kevin McCarthy, ha denunciato invece «le responsabilità di Trump nell’assalto», però ha respinto l’impeachment come «fonte di divisioni».

Il Senato è attualmente sospeso e dovrebbe tornare a riunirsi il 19 gennaio, un giorno prima che scada il mandato di Trump. Poiché i democratici hanno la metà dei senatori (più il “voto dirimente” della vicepresidente Kamala Harris quando si sarà insediata), è necessario che almeno 15 senatori repubblicani votino per l’interdizione del loro presidente. I giornali americani scrivono che il leader dei Repubblicani al Senato Mitch McConnell – che fino al giuramento dei due nuovi senatori Democratici eletti in Georgia controllerà i lavori dell’aula – non vuole richiamare i senatori per fare il processo prima della fine del mandato di Trump. Il Senato quindi se ne occuperà quando sarà subentrato il nuovo presidente alla Casa Bianca, e una nuova maggioranza. E il ruolo di leader del Senato, e la gestione del calendario dei lavori, passerà al democratico Chuck Schumer.

L’impeachment al Senato, però, può anche interferire con due agende: la ratifica delle nomine, senza la quale Biden non ha un governo; e l’avvio della prossima manovra di spesa pubblica.

Nel frattempo a Washington l’allarme per nuovi attacchi rimane ai massimi e la capitale continua a blindarsi in preparazione di uno stato d’assedio: le date più a rischio sono dal 17 al 20 gennaio, da domenica fino alla cerimonia dell’Inauguration Day.

Continuano così ad affluire rinforzi militari e la Guardia Nazionale ha aumentato a 20 mila uomini la sua presenza nella capitale. Da ieri circolano anche le foto di soldati che dormono dentro il Congresso per proteggerlo.