Alt, pedaggioConte e i grillini, che vaneggiavano di espropri, puniranno i Benetton con molti miliardi

Il mercato richiama alla realtà il premier che, dopo il crollo del ponte Morandi, voleva «fare giustizia prima della giustizia». Così, dopo due anni e mezzo persi in tentativi velleitari, lo Stato italiano ipotizza un acquisto (oneroso e problematico) delle quote di Autostrade della famiglia veneta

Marco Alpozzi/LaPresse

La telenovela dell’“esproprio” ai Benetton di Autostrade si srotola speculare alle convulsioni della crisi di governo e ha la stessa, perversa, origine: la cocciuta volontà di Luigi Di Maio e dei 5 Stelle «di sottrarre un bene strategico come la rete autostradale alla logica di mercato». Ma, esattamente come la logica della politica di governo ha stritolato e polverizzato i grillini e travolto Giuseppe Conte, così la logica di mercato si è ovviamente imposta e ha impedito che l’esproprio dei Benetton, caldeggiato anche dal premier, si concretizzasse.

Di fatto, la Cassa depositi e prestiti è stata obbligata dalle contorte indicazioni venute dal governo e da Palazzo Chigi a infilarsi in una trattativa senza fine con Atlantia e Aspi, cioè con i Benetton e soci, senza riuscire a spuntare un risultato. Il mercato infatti, nella veste dei soci esteri e degli azionisti di Atlantia (che controlla con più dell’88 per cento Autostrade), di fatto si è erto a difesa anche dei Benetton e dei loro interessi e ha rigettato tutte le offerte della Cdp. Stallo assoluto, figuraccia del governo Conte che a due anni e mezzo dal crollo del ponte Morandi non è ancora riuscito nel suo intento di «fare giustizia prima della giustizia», come disse il premier sulle rovine calde del ponte, e a “punire” i Benetton con un recente risvolto tragicomico.

Negli ultimi giorni infatti crescono le indiscrezioni, riprese anche dal Corriere, su un cambiamento netto di strategia di Cdp: non più il suo ingresso nell’azionariato di Autostrade, ma un suo acquisto dai Benetton di una quota di Atlantia, che controlla Autostrade (ipotesi a suo tempo caldeggiata da Matteo Renzi che contesta oggi a Conte anche il nulla di fatto su questo dossier).

Un progetto che però presenta aspetti delicati, perché Cdp, controllata dal Tesoro, acquisirebbe in questo modo una quota rilevante della proprietà di tre aeroporti francesi, di quelli di Ciampino e Fiumicino e di molte altre infrastrutture stradali nel mondo (ma lo Stato italiano che interesse ha a far questo?) ma soprattutto perché alla fin fine i Benetton (che controllano oggi Atlantia col 30,25 per cento delle azioni) se ne uscirebbero con molti miliardi in tasca.

Naturalmente, col crollo del ponte Morandi, le azioni di Atlantia che viaggiavano attorno ai 25 euro, hanno perso poco meno della metà del loro valore e oggi sono quotate tra i 14 e i 15 euro. Quindi, se Cdp intendesse acquisire, ovviamente a prezzo di mercato, una quota di Atlantia dai Benetton (il che causerebbe un immediato rialzo del loro valore in borsa) dovrebbe versare nelle loro tasche un numero non indifferente di miliardi e per di più toglierebbe loro l’onere di fare fronte alle tempeste che possono sempre riversarsi su Autostrade.

Per dirne una, è notizia di oggi che i costi dell’abbattimento dei ruderi del Morandi e della costruzione del nuovo ponte sono lievitati di ulteriori 100 milioni di euro, oggi contestati dalle imprese appaltatrici al commissario Bucci e dovrebbero essere pagati appunto da Autostrade.

Sia come sia, è evidente un solo dato di fatto: “punire” e ancor più “espropriare” i Benetton come vaneggiato da Conte e dai 5Stelle è un impresa fallita e la abituale tecnica del premier di temporeggiare non fa che peggiorare il quadro. Un solo punto è acquisito: qualsiasi soluzione si scelga, alla fine lo Stato italiano dovrà versare miliardi ai Benetton. Un capolavoro.

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