Raccontare il MediterraneoCos’è Orient XXI, la rivista francese che pubblica in italiano (e in altre 5 lingue)

Il magazine online è nato nel 2013 da un’idea di Alain Gresh, ex direttore del Monde diplomatique e grande esperto del mondo arabo. Si regge su un piccolo gruppo di volontari che traducono e scambiano contenuti anche in spagnolo, arabo, persiano e inglese. L’obiettivo è spiegare la complessità e la ricchezza del mondo extra europeo che influenza l’Europa

Screenshot di Orient XXI

Dal 15 gennaio la rivista francese online Orient XXI pubblica anche in italiano. Una novità importante per chi è interessato al medio oriente e che una parte del pubblico italiano già conosceva grazie a Internazionale, che da tempo ne traduce i contenuti.  

«La scelta è nata per caso», spiega a Linkiesta Alain Gresh, fondatore della rivista ed ex direttore del Monde diplomatique, «ci hanno contattato dei lettori italiani e hanno proposto di tradurre alcuni contenuti. Il sito si basa in gran parte, anche se non totalmente perché una piccola struttura esiste, su volontari, perché non abbiamo un grandissimo budget, e molti di noi sono giornalisti in pensione che quindi non hanno problemi di stipendio».

Orient XXI pubblica in francese, inglese, spagnolo, arabo e persiano, e ha quindi l’ambizione di parlare a tutto il mondo interessato a cosa accade all’interno del Mediterraneo e sulle sue sponde. L’Italia, in questo senso, è un punto interessante da cui affrontare questi argomenti, spiega Gresh, per la sua posizione geografica, per i rapporti ottimi con gran parte del mondo arabo e per l’analisi dei giornalisti e intellettuali italiani, spesso diversa rispetto a quella francese.

Come si legge nell’editoriale firmato da Gennaro Gervasio, Enrico De Angelis e David Victor, che si occuperanno di gestire la parte italiana della rivista: «La nostra ambizione è offrire da una parte contenuti tradotti dalla versione in francese, e dall’altra contenuti originali in italiano prodotti da ricercatori, giornalisti, artisti, lavoratori di ONG, esperti, scrittori, traduttori, e via dicendo. Come la versione originale francese, l’obiettivo è di rendere conto della complessità e della ricchezza di questo mondo, e allo stesso tempo cercare di presentarlo in modo semplice, per renderlo un po’ più accessibile anche a un pubblico più vasto»

In effetti, continua Gresh, questo è un momento molto propizio per raccontare il medio oriente, visti i grandi cambiamenti che sono avvenuti nell’ultimo anno, come l’accordo di Abramo, che per la prima volta ha visto Stati arabi riconoscere Israele. 

Gresh è tra i principali esperti francesi del conflitto israelo-palestinese ed il suo Israele-Palestina è stato tradotto e pubblicato da Einaudi. Ebreo, nato al Cairo, è il figlio naturale di Henri Curiel, militante comunista, grande sostenitore dell’indipendenza dell’Algeria negli anni 60 e poi assassinato in Egitto in circostanze mai chiarite ufficialmente. 

Prima di diventare giornalista, negli anni 70 Gresh è stato responsabile per il vicino oriente del Partito comunista francese, ed è molto presente nel dibattito pubblico francese per le sue posizioni vicine alla causa palestinese e molto critiche verso la politica di Israele, che spesso hanno suscitato polemiche. Il suo giornale ha quindi una linea editoriale precisa.

«Gli accordi di Abramo hanno per la prima volta rotto in modo visibile e pubblico il consenso arabo sul comportamento da tenere nei confronti di Israele, e cioè che non c’è pace senza la creazione di uno stato palestinese. Gran parte degli Stati mediorientali era pronta a riconoscere Israele ma ponevano questa condizione, che oggi invece è venuta meno», sostiene il giornalista.

Per un pubblico italiano poter attingere direttamente ai contenuti di Orient XXI è quindi un modo per allargare lo sguardo e avere una fonte in più per avere un’opinione.

Tutto questo, in un contesto di nuovo interesse per la regione anche da parte europea: «Abbiamo avuto un disinteresse europeo per il Mediterraneo e il medio oriente negli anni 90 perché gli Stati membri si sono concentrati sull’allargamento a est dell’Unione europea. Ma oggi la situazione è cambiata e quindi è importante cercare di spiegare perché e come è evoluta la regione», conclude Gresh.

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