Come eravamoIl primo errore della politica è stato svendere al popolo il suo lato privato

Nel suo saggio “L’intimità pubblica” (La Nave di Teseo), il sociologo Carlo Bordoni analizza come la perdita della riservatezza nella sfera pubblica si sia accompagnata all’instaurarsi di nuovi legami digitali, che danno solo l’illusione della comunità

di Bud Helisson, da Unsplash

Fin dalla latinità la vita pubblica (il negotium) è sempre stata considerata piuttosto un obbligo formale o un impegno civile a cui non era lecito sottrarsi, pronta a essere soppiantata dall’otium, il tempo concesso alla cura dei propri interessi personali.

Ma presto, come osserva Sennett, «l’investimento nel privato si diffuse nel mondo e divenne un nuovo principio di ordine pubblico». Al punto che nella tarda modernità è stato pacificamente accolto il progressivo allontanamento dalla politica – ravvisabile nella diminuzione della percentuale dei votanti nelle consultazioni elettorali – come una dimostrazione di democrazia: il disinteresse per la res publica come prova di fiducia nel sistema, preferendo gli elettori concentrarsi nelle questioni private.

Così la definizione di “uomo pubblico” restava limitata a coloro che, per obblighi d’ufficio, erano tenuti a ricoprire incarichi di rilevanza sociale, mantenendo però ben distinta la loro vita privata da quella pubblica, sottratta alla curiosità e all’invadenza delle persone comuni.

Nell’arco di mezzo secolo la situazione si è radicalmente rovesciata: non tanto per un’esigenza di maggiore partecipazione alla vita pubblica, quanto per le conseguenze della crisi della modernità, la cui frantumazione ha travolto la netta separazione tra pubblico e privato, rompendo le righe e mettendo tutti in libertà.

La libertà di non osservare le convenzioni sociali, di pretendere la trasparenza assoluta, di conoscere a fondo e criticare liberamente, fino a cancellare ogni forma di rispetto per chi riveste una carica pubblica…

“Il re è nudo”; è messo a nudo nella sua intimità privata, la quale nel momento stesso in cui assume una rilevanza sociale, diviene di pubblico dominio ed è soggetta a un’analisi impietosa e distruttiva da cui è difficile salvarsi.

Ciò che accade al singolo individuo, per quanto attiene alla spinta interiore a manifestare pubblicamente la propria intimità senza alcun pudore, assume nell’uomo politico una doppia valenza: alla richiesta pressante da parte dei media e degli elettori di entrare nel suo privato, di sviscerarlo nei minimi particolari e di esibirne le contraddizioni e le zone oscure, si unisce il bisogno “professionale” dello stesso politico di mostrarsi nella sua estrema “normalità”, così da confermare la più stretta affinità comportamentale con gli strati popolari.

Adesso per il politico mostrare ogni momento della vita, professionale e familiare, significa non aver niente da nascondere. Nella ricerca di uno stretto legame con la comunità che rappresenta, la trasparenza è qualcosa di più della spinta individuale a condividere le emozioni e a farsi conoscere, dimostrando così la propria esistenza (chi non è sui social, semplicemente “non esiste”): è la prova provata di non avere angoli oscuri da preservare, né segreti o riserve; di essere in possesso di una specchiata onestà a dimostrazione della propria affidabilità politica.

A confermare il rapporto sempre più stretto tra politico ed elettore, basti osservare il comportamento della più giovane rappresentante al Congresso USA, Alexandria Ocasio-Cortez, che ha registrato e pubblicato sui social ogni suo gesto che avesse a che fare con l’incarico ricevuto (da una visita alla Casa Bianca al contenuto della sua cartella da deputato): una manifestazione di trasparenza che si traduce in una possibilità di controllo in tempo reale da parte del suo elettorato, quale non era mai esistita in democrazia.

In questo modo gli elettori hanno l’impressione di potere accedere finalmente alla stanza dei bottoni, scoprire il “dietro le quinte” di un mondo che fino a quel momento era loro precluso.

La cancellazione del confine tra pubblico e privato spinge il politico a trovare il tempo di twittare e comunicare in tempo reale con i propri simpatizzanti anche nel corso di impegni istituzionali o di missioni all’estero, accorciando le distanze tra sé e gli altri, dando l’impressione di essere sempre raggiungibile, controllabile, di svolgere un lavoro come un altro.

A ciò si aggiungono frammenti d’intimità condivisa, attraverso la pubblicazione sui social delle immagini con la famiglia, con i figli al parco giochi, della spesa al supermarket, dello spostamento sui mezzi pubblici, delle serate in compagnia degli amici, e persino le foto del gatto: un’intimità non più da proteggere da occhi indiscreti, ma da condividere pubblicamente.

da “L’intimità pubblica. Alla ricerca della comunità perduta”, di Carlo Bordoni, La Nave di Teseo, 2021, pagine 320, euro 18