Mare nostrum?Sul dossier del Mediterraneo l’Unione europea è ancora indietro

La nuova Agenda annunciata da Commissione europea per rilanciare il partenariato strategico con i Paesi del vicinato meridionale presenta alcuni punti deboli che potrebbero minarne l’efficacia: l’ampiezza dei temi trattati, il budget e la tutela dei diritti umani

Lapresse

Rilanciare e rafforzare il partenariato strategico fra l’Unione europea e i Paesi del vicinato meridionale. Sono questi gli obiettivi principali della nuova Agenda per il Mediterraneo annunciata da Commissione europea e Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) di Bruxelles. In una dichiarazione congiunta, i rappresentanti delle due istituzioni hanno spiegato che la nuova Agenda «si basa sul convincimento che, lavorando insieme, e in uno spirito di partenariato, le sfide comuni possano trasformarsi in opportunità di interesse reciproco per l’Unione europea e il vicinato meridionale».

Venticinque anni dopo la Dichiarazione di Barcellona, l’Unione torna a guardare a un quadrante strategico per il Vecchio continente, alla base dei rapporti Unione europea-Mediterraneo. Sono passati anche dieci anni dalle Primavere arabe, che hanno più volte richiesto un aggiustamento delle politiche europee, e ora devono fare i conti anche con gli effetti della pandemia su un’area la cui stabilità ha importanti conseguenze sulla stessa Europa.

Scopo dell’Agenda, secondo quanto affermato dalla Commissione, è unire Bruxelles e i Paesi del Mediterraneo nella lotta contro i cambiamenti climatici e accelerare la transizione verde e digitale, senza dimenticare l’impegno europeo a favore dello stato di diritto e della democrazia. Il documento prevede anche una rinnovata collaborazione nell’affrontare il fenomeno migratorio, nel promuovere la pace e la sicurezza nel Mediterraneo, così come nel sostenere uno sviluppo economico che offra maggiori opportunità a tutti, con particolare attenzione ai giovani e alle donne.

Nel tentativo di raggiungere tali obiettivi, l’Unione ha previsto un budget di 7 miliardi per il periodo 2021-2027 provenienti dal programma Ndici (Vicinato, Sviluppo, e Cooperazione internazionale) che nei prossimi dieci anni potrebbe salire fino a 30 milioni grazie ad ulteriori investimenti privati e pubblici.

I punti deboli dell’Agenda
«L’Agenda per il Mediterraneo è un documento che mette insieme le priorità dell’Unione per dare coerenza alla sua visione per il Sud, ma bisognerà analizzare le azioni specifiche che saranno messe in campo da Commissione e Seae per valutarne i risultati», spiega a Linkiesta Silvia Colombo, responsabile di ricerca del programma Mediterraneo e Medio Oriente presso lo Iai.

«Il documento – prosegue Silvia Colombo – nasce anche dalla volontà di dare concretezza all’ambizione geopolitica della Commissione di Ursula von der Leyen a partire dalla dimensione del Vicinato strategico e da quei Paesi con cui l’Unione europea ha relazioni più strette, ma che pongono problemi di sicurezza e di politica estera stringenti come quello delle migrazioni o dei conflitti».

L’Agenda infatti, come specifica Colombo, va letta all’interno di un sistema di relazioni internazionali più ampio, che va oltre la sola area mediterranea dato che, con l’elezione negli Stati Uniti di Joe Biden, le relazioni transatlantiche hanno ritrovato la loro centralità.

Il documento presenta però diversi punti deboli, primo fra tutti l’ampiezza dei temi trattati. «È condivisibile nei suoi aspetti, ma la vastità del testo comporterà dei problemi al momento della sua implementazione, anche a causa delle divergenze che spesso caratterizzano Commissione e Servizio per l’azione esterna».

Altri due fattori che potrebbero incidere negativamente sui risultati dell’Agenda sono il budget – solo 7 miliardi – e la mancanza di una politica estera comune a livello europeo. «Ci saranno alcuni dossier più sensibili – come la gestione dei conflitti o azioni più prettamente legati a questioni di politica estera o di sicurezza – la cui implementazione potrebbe essere compromessa da alcuni Stati membri, dato che questi ultimi hanno voce in capitolo su determinate tematiche. In generale, la nuova Agenda è un tentativo di dare un segno di presenza e di volontà d’azione in un ambiente strategico per l’Unione europea, ma non propone una visione particolarmente originale né facilmente realizzabile». Anzi, spiega Colombo, il documento rischia di indebolire un’agenda già esistente.

Deboli sono anche i passi avanti fatti dall’Agenda nella promozione dei diritti umani e della democrazia nel Mediterraneo. «Nel documento si riaffermano dei principi cardine dell’Unione europea messi in secondo piano dalle recenti Politiche di vicinato, in cui l’enfasi era più sulla sicurezza che sulla democrazia, ma non possiamo aspettarci grandi cambiamenti».

L’Unione europea, spiega Colombo, aspira certamente a promuovere determinati valori anche sul piano esterno, oltre che interno, ma deve fare i conti con gli interessi dei singoli Stati membri e con il rischio che i Paesi terzi percepiscano la sua azione come un’interferenza nelle proprie dinamiche interne.

Per superare entrambi gli ostacoli, l’Unione europea dovrebbe mantenere aperti dei canali di comunicazione anche con quei Paesi che non rispettano i principi difesi dall’Unione europea e rafforzarne la società civile, senza però allarmare i regimi. Questi ultimi, infatti, potrebbero rivolgersi alla Cina, che non ha alcun interesse nel rispetto dei diritti fondamentali o dei principi democratici. «Solo così l’Unione europea può sperare di raggiungere nel lungo periodo alcuni dei suoi obiettivi», conclude Colombo, «a patto che anche gli Stati membri diano il loro contributo».

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