Equilibrio necessarioL’autonomia strategica europea e il multilateralismo globale

In un pianeta profondamene instabile e con un ordine internazionale in transizione bisogna mettere al centro le sfide del mondo di oggi senza perseguire il tragico obiettivo di sostituire a una somma di nazionalismi statuali l’isolazionismo continentale del nazionalismo europeo

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Fra gli obiettivi mostruosi del Terzo Reich vi era quello di trasformare l’Europa in una fortezza (Festung Europa) a dominazione nazi-fascista, un obiettivo che era stato denunciato con la forza drammatica della ragione da Stefan Zweig nel suo diario “Un mondo di ieri”  pubblicato alla vigilia del suo suicidio in Brasile il 23 febbraio 1942 come testimonianza personale di chi aveva creduto all’idea di un mondo cosmopolita. «Se però con la nostra testimonianza – aveva scritto Zweig – tramanderemo alla generazione futura anche soltanto una scheggia di verità, non avremo lavorato invano».

Mentre riparte il dibattito sulla autonomia strategica dell’Unione europea, noi riteniamo che valga la pena di rileggere, insieme al Manifesto di  Ventotene del 1941, il Diario di Stefan Zweig perché non è un caso che questi due testi siano stati concepiti nello stesso periodo di tempo drammaticamente marcato dall’occupazione nazista di quasi tutto il continente europeo e che l’austriaco Zweig e i confinati di Ventotene abbiano pensato a distanza di migliaia di chilometri a un nuovo ordine internazionale partendo dal continente europeo.

Negli ultimi venti anni, prima con la “Strategia europea in materia di sicurezza” proposta da Javier Solana Madariaga nel 2003 e poi con la “Strategia Globale dell’Unione europea” proposta da Federica Mogherini nel 2016, si è erroneamente pensato che l’autonomia strategica europea dovesse essere concepita e realizzata partendo principalmente dai temi della sicurezza esterna e della difesa militare secondo una visione (e non una strategia) legata all’obiettivo di rendere l’Unione europea progressivamente indipendente dall’egemonia del (super-) potente alleato americano dopo la fine del mondo bipolare e si è anche coniata l’espressione della Europa che protegge.

In un pianeta profondamene instabile e con un ordine internazionale in transizione, appare evidente – come è stato sottolineato nelle recenti comunicazioni della Commissione europea e dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri e della politica di sicurezza Josep Borrell i Fontelles su un “Partenariato rinnovato con i paesi vicini del Sud” del 9 febbraio 2021 e sul “Rafforzamento del contributo dell’Unione europea a un multilateralismo fondato su regole comuni” del 17 febbraio 2021 – che l’autonomia strategica europea non possa più essere fondata sulla miope e illusoria visione dell’indipendenza o della equal partnership transatlantica in materia di sicurezza esterna e di difesa ma debba seguire la via più difficile ma necessaria di un multilateralismo globale che metta al centro le sfide del mondo di oggi senza perseguire il tragico obiettivo di sostituire a una somma di nazionalismi statuali l’isolazionismo continentale del nazionalismo europeo (Europeans first).

La prima sfida è quella della lotta alla pandemia provocata oggi dal COVID-19 ma dal secondo dopoguerra in poi dal virus influenzale A (H2N2) di origine aviaria del 1957, dall’influenza di Hong Kong (H3N2) del 1968, dall’AIDS del 1981 e dalle epidemie di SARS degli inizi di questo secolo che hanno provocato milioni di morti in tutto il mondo.

Per debellare l’attuale pandemia è necessario uno sforzo globale nella lotta alla malattia, nella ricerca e nella produzione e nella somministrazione dei vaccini che devono essere accompagnate – come ha chiesto a nome del Parlamento europeo il Presidente David Sassoli – dalla liberalizzazione dei brevetti e da massici e immediati aiuti ai paesi con basso reddito come ha proposto la Commissione europea con il piano Covax. 

L’idea – che sarebbe stata sostenuta da Mario Draghi al Consiglio europeo del 25 e 26 febbraio scorso (ma il condizionale è d’obbligo perché non ci sono state dichiarazioni ufficiali del presidente del Consiglio italiano) – secondo cui sarebbe necessario vaccinare gli europei e rinviare ad un altro momento la solidarietà con i paesi poveri è sbagliata per ragioni sanitarie prima che umanitarie perché la pandemia non conosce confini. 

Seguendo le proposte di Ursula Von der Leyen e del Presidente francese Emmanuel Macron, il Consiglio europeo ha opportunamente ribadito «our solidarity with third countries» e sottolineato «our determination to step up our global response to the pandemic» aggiungendo che l’Unione europea mantiene il suo impegno «to improving acceess to vaccines for priority groups in our neighbourhood and beyond based on common principles and to supporting a global approach through the Covax Facility…to distribute vaccines to 92 low- and middle – income countries».

Meno opportunamente il Consiglio europeo ha ignorato le comunicazioni della Commissione europea e dell’Alto Rappresentante del 9 e del 17 febbraio concentrando la discussione sulle questioni della sicurezza e della difesa e rinviando alla riunione del 25-26 marzo il dibattito sul Mediterraneo.

L’autonomia strategica dell’Unione europea, con l’obiettivo di un multipolarismo globale, deve porre al centro le nuove sfide planetarie che riguardano certamente le questioni della sicurezza (l’Europa che protegge) oggi legate al terrorismo internazionale, alla criminalità organizzata, all’elusione fiscale e alla corruzione ma che riguardano soprattutto la dimensione della sicurezza ambientale e dunque la lotta al cambiamento climatico insieme all’indispensabile indipendenza esterna dalle energie fossili, gli effetti dirompenti sui sistemi democratici delle nuove tecnologie della società digitale, la cybersecurity e last but not least  la competitività europea nella dimensione dell’intelligenza artificiale.

L’autonomia strategica dell’Unione europea riguarda la dimensione esterna dell’Unione economica e monetaria in tutte le sedi internazionali dove si discutono le questioni legate al governo della finanza essendo necessario e urgente riaprire il dibattito sulla riforma del sistema di cooperazione rimasta in sospeso dopo la crisi del 2007-2008 e porre sul tavolo il tema del ruolo internazionale dell’Euro.

L’autonomia strategica dell’Unione europea riguarda il governo della sfida planetaria dei flussi migratori sapendo che la politica di accoglienza appartiene agli Stati o, nel nostro caso, alle organizzazioni regionali a dimensione sovranazionale ma che la lotta alle cause delle migrazioni (la fame, le guerre, i disastri ambientali, il land grabbing, la violenza dei regimi autoritari, i conflitti religiosi) appartiene alla responsabilità delle organizzazioni internazionali a cominciare dalle Nazioni Unite che devono far rispettare le convenzioni internazionali come quelle di Ginevra e Amburgo.

Tutto ciò pone – come ci hanno ricordato la Commissione europea e l’Alto Rappresentante – la questione della riforma delle organizzazioni globali internazionali come l’Organizzazione delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’Organizzazione Mondiale della Sanità dove l’Unione europea deve porre come priorità assoluta il rispetto dello stato di diritto che è un valore imprescindibile al suo interno e nelle relazioni con i paesi terzi e che comprende le cinque componenti della dimensione democratica: rappresentativa, partecipativa, economica, paritaria e di prossimità.

Sapendo che l’insieme delle questioni legate a un approccio geopolitico della nostra autonomia strategica richiede un impegno a medio e lungo termine e che il fallimento delle visioni di Solana e Mogherini nel 2003 e nel 2016 è stato provocato non solo dalla loro miopia ma anche dall’inefficienza del metodo confederale fondato sul metodo dell’unanimità e sul ruolo marginale del Parlamento europeo, ci ha colpito negativamente il fatto che la Commissione europea e l’Alto Rappresentante non abbiano legato ora in modo esplicito e inequivocabile le numerose azioni proposte al dibattito sulla riforma dell’Unione europea che si dovrà aprire con la Conferenza sul futuro dell’Europa e che si siano limitati a chiedere al Consiglio e al Parlamento europeo di far proprio l’approccio contenuto nelle due comunicazioni e di lavorare insieme per la sua attuazione e per la revisione delle azioni proposte.

Per parte nostra, sapendo che il Parlamento europeo ha posto in questi termini il tema dell’autonomia strategica dell’Unione europea in vista della Conferenza sul futuro dell’Europa nelle sue risoluzioni del gennaio e del giugno 2020, chiediamo al governo italiano di sostenere queste priorità in occasione del Consiglio europeo del 25-26 marzo e di proporre una comune strategia europea nei vertici internazionali del 2021 (Vertice ambientale convocato da Joe Biden il 22 aprile a cui seguirà un Summit Mondiale sulle democrazie, Vertice sulla salute a Roma il 21 maggio, Vertice G20 a Roma il 30-31 ottobre, COP26 a Glasgow dal 1° al 12 novembre).

*Pier Virgilio Dastoli è il presidente del Movimento Europeo – Italia

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