Il foglio del comeIl Next Generation Italia di Azione per far ripartire il Paese

Il partito di Carlo Calenda propone un piano con misure concrete a favore delle tre categorie che più hanno sofferto negli ultimi 30 anni: giovani, donne e bambini. L’obiettivo è fornire al governo Draghi idee e analisi per riformare il futuro della nostra società

Un piano con tante idee e iniziative, suddiviso in tre macro aree di fondamentale interesse. Giovani, donne e bambini sono le categorie dei primi tre capitoli del Foglio del Come proposto da Azione, il partito di Carlo Calenda.

La proposta parte da chi ha sofferto di più negli ultimi trent’anni, nelle categorie sociali dove il divario con l’Europa si è ampliato raggiungendo ormai livelli di allarme. Con un obiettivo preciso: «Ridurre le distanze tra Roma e Parigi, Berlino, Londra. Superare le arretratezze e le disuguaglianze che appesantiscono l’Italia. Gettare le fondamenta per costruire il Paese della “Prossima generazione”. È arrivato il Governo Draghi ed è un’ottima notizia, ma la politica non può smettere di fare il proprio dovere: pensare e proporre», si legge nel paper.

Azione propone quindi il suo Next Generation Italia per indagare le ragioni di questo arretramento e proporre soluzioni, proposte concrete e dettagliate con stima dei costi soprattutto per la governance futura.

Si inizia dai bambini. Le prime fasi della vita sono le più importanti per garantire salute, opportunità e felicità, e da queste considerazioni Azione richiede l’intervento dello Stato nelle politiche per la prima infanzia, a garanzia materiale di una partenza equa per tutti. Le proposte si incentrano su tre macro-obiettivi: aumentare le strutture per la prima infanzia; migliorare la qualità dei servizi; stimolare la domanda.

Questi obiettivi sono interconnessi, perché ciascuno in assenza dell’altro non può portare agli effetti desiderati, e richiedono una forte presenza dello Stato, in quanto principale garante della qualità e erogatore di servizi.

In Italia c’è grande bisogno di servizi per la prima infanzia: su 100 bambini italiani, gli asili nido offrono solo 25 posti rispetto ai 33 in media nei Paesi dell’Unione Europea e i 51 della Francia. Questi numeri nascondono anche profonde disuguaglianze territoriali. In Valle d’Aosta i posti sono 45. In Calabria 10.

L’Italia è inoltre uno dei pochi paesi europei dove la prima infanzia è normata poco e male: esistono molteplici standard di insegnamento, diverse qualifiche dei docenti e storture che limitano profondamente la qualità del servizio offerto. E questo perché la prima infanzia, purtroppo, non è stata priorità politica, spiega il documento.

Azione propone quindi un forte investimento pubblico per raggiungere e superare i target europei, grazia a un mix di intervento pubblico e privato. «Per prima cosa è necessario definire dei Livelli Minimi della Prestazione (LEP) per la prima infanzia. Questa proposta è fondamentale perché tutti i bambini abbiano il diritto di accedere alle strutture per la prima infanzia e quindi a percorsi educativi», si legge ancora.

Si dovranno quindi raddoppiare i posti negli asili nido allineando la copertura della domanda potenziale dei servizi per la prima infanzia con gli standard europei, raggiungendo quota 33% in tutte le regioni d’Italia. Una volta raggiunto il target europeo, lo Stato si impegnerà ad aumentare la copertura di ulteriori 15 punti percentuali in ogni regione.

Come? Portando la copertura minima in carico allo Stato al 16% in tutte le Regioni, attraverso la realizzazione o la conversione di fondi sfitti e inutilizzati in circa 2.500 nuovi asili nido equivalenti a circa 59 mila posti complessivi (considerando 24 bambini per asilo nido). Raggiungere l’obiettivo costerebbe un massimo di 943 milioni di euro in costi di realizzazione e 517 milioni di euro a regime in nuovi costi di gestione. Le nuove strutture verrebbero aperte principalmente in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania, le regioni più carenti.

Bisogna poi raggiungere il 33% incentivando i privati attraverso la realizzazione o conversione di strutture private in 2.450 nuovi asili nido che corrispondono a circa 58,8 mila posti. Azione propone di farlo fornendo a ogni privato un finanziamento a fondo perduto di 2.500 euro a bambino di incentivo per la conversione e adeguamento di strutture private. Allo stesso tempo, il partito centrista vuole rafforzare il sistema di monitoraggio, valutazione e coordinamento dell’offerta formativa per garantire la qualità negli istituti privati (vedi proposte 1.2.). Questo incentivo costerebbe allo Stato 147 milioni di euro.

Step successivo: aumentare ulteriormente l’offerta di 15 punti percentuali in ogni regione con 20% di investimento pubblico e 80% privato. In totale si passerebbe dalla copertura attuale del 26% al 49% entro quattro anni, con 1,6 miliardi in capo allo Stato per la realizzazione di circa 4.200 asili e un aumento di 0,9 miliardi di euro annui dei costi di gestione, per un totale di 2,5 miliardi di euro a regime.

Un’altra proposta per i bambini riguarda direttamente anche gli adulti. Il documento ipotizza asili obbligatori nelle grandi aziende e nel pubblico. «Per incentivare ulteriormente l’offerta privata di servizi socioeducativi per l’infanzia – si legge nel testo-, proponiamo di imporre a tutte le aziende con un fatturato di oltre 200 milioni di euro di creare asili nido aziendali convenzionati».

Per migliorare l’offerta formativa, invece, Azione propone di istituire linee guida pedagogiche per la prima infanzia a livello centrale. «Senza imporre un programma specifico e lasciando alle strutture libertà di metodo e di sperimentazione, saranno individuate le competenze chiave che devono essere trasmesse ai bambini». Bisogna poi potenziare il monitoraggio e l’ispezione degli asili nido, pubblici e privati (seguendo il modello di altri paesi, come il Lussemburgo). E potenziare i luoghi di coordinamento pedagogico per strutture sia pubbliche sia private.

La proposta prevede l’apertura di 13.600 nuovi asili nido. Così tanti nido richiedono circa 47.000 nuovi insegnanti da assumere in quattro anni. Il Foglio del come propone quindi di ampliare la tipologia di lauree abilitate all’insegnamento al nido, togliere quindi l’esclusività della laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione ed allargare i percorsi di formazione validi per la qualificazione degli asili nido.

Si dovrà poi equiparare le ore di insegnamento privato nelle graduatorie, incentivare tirocini e apprendistati di educatori al nido in modo da aumentare l’offerta di personale di pari passo con il necessario aumento di strutture e incentivare la partecipazione maschile negli asili nido attraverso l’implementazione di campagne d’informazione rivolte a giovani e studenti per far scoprire loro i mestieri della prima infanzia.

Infine c’è da stimolare la domanda. Oltre alle forti carenze nell’offerta di servizi per la prima infanzia, sia in termini di strutture sia in termini di personale, anche la domanda rimane ben al di sotto del suo potenziale. Nel 2018, le 348.200 famiglie che hanno dichiarato di aver avuto spese per gli asili nido, pubblici o privati, hanno sostenuto una spesa di quasi 624 milioni di euro. E sono proprio gli elevati costi che contribuiscono al contenimento della domanda.

Le proposte di Azione prevedono il nido gratuito per la maggioranza degli italiani, rimodulando il bonus nido basando l’importo del bonus su costi medi regionali, modificando gli scaglioni ISEE e facendo sì che le famiglie non debbano anticipare la retta e poi chiederne il rimborso. Infine, sempre sul Bonus Nido, per Azione dovrebbe essere al 110% nelle aree più svantaggiare. Per le aree interne e laddove non si raggiunga la piena occupazione dei posti nido, l’idea è di maggiorare l’importo massimo del bonus del 10% per incentivare ulteriormente le famiglie a usufruire dei servizi per l’infanzia.

Passando ai giovani, le premesse del documento non fanno certo sorridere. «In Italia, due milioni di giovani tra i 16 e i 29 anni non studiano e non lavorano (Neet), mentre la maggioranza di quelli che lavorano rimangono ai margini di un mercato del lavoro che li sottopaga e li precarizza», spiega il paper. Si tratta di una vera e propria emergenza nazionale.

Il fenomeno dei Neet secondo Azione va contrastato attraverso una terapia d’urto di 24 miliardi di euro, e lungo due direttrici: far ripartire coloro che sono Neet già oggi attraverso un investimento straordinario nella loro autonomia economica e nella loro formazione; evitare che i giovani di domani diventino Neet garantendo loro un’educazione di qualità e formativa per il lavoro.

Come? Con un sostegno all’autonomia educativa: 200 euro al mese a tutti i giovani. E poi ancora: una nuova formazione breve, ancorati ai bisogni produttivi, far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro giovanile con una piattaforma efficace, armonizzare la normativa sui tirocini a livello nazionale e incentivare le assunzioni per uscire dalla crisi.

Per prevenire i Neet di domani, invece, le proposte sono: riordino dei cicli – scuola primaria e secondaria, riforma della formazione professionale secondaria e terziaria, estensione del calendario scolastico, potenziare il supporto scolastico, combattere la dispersione e valorizzare i docenti.

Infine, ma non per ultime, ci sono le donne. Per eliminare la disparità di genere, servono azioni più profonde che incidano lungo tutto l’arco di vita di una donna, correggendo le disuguaglianze strutturali e garantendo loro una scelta autonoma e libera. Per farlo secondo Azione servono:

  • Congedi di genitorialità che equiparino uomo e donna, senza i quali le aziende preferiranno sempre assumere uomini, a parità di competenze.
  • Fiscalità differenziata tra donna e uomo, per rimuovere alla radice il vantaggio all’interno delle famiglie di far lavorare l’uomo anziché la donna.
  • Trasparenza obbligatoria nelle retribuzioni e negli organici, per conoscere dove si annidano le disuguaglianze e combatterle.
  • Percorsi di eradicazione degli stereotipi di genere nelle scuole, nelle
    università e nelle aziende.
  • Un fortissimo potenziamento della rete antiviolenza e delle case rifugio che agisca non solo da organismo reattivo, ma preventivo, attraverso un aumento delle sue strutture, del suo personale e della conoscenza con campagne di informazione coordinate.
  • Introduzione di corsi di educazione sessuale, che includano anche nozioni relative alla parità di genere, in tutte le scuole pubbliche del territorio italiano.

Poche donne nel mercato del lavoro e poche donne ai vertici. Disuguaglianze di genere che nascono nelle famiglie, maturano durante l’infanzia, si consolidano a scuola, si perpetuano all’università e si cementano nel mercato del lavoro dove il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è pari al 56,5% in Italia, ultimo in Europa. Per questi motivi Azione propone di rimettere al centro dell’attenzione dello Stato le prime fasi della vita educativa dei bambini, le generazioni future e le donne.