Crisi misticaL’impatto della pandemia sulle mete del turismo religioso in Europa

L’attività economica a Lourdes è diminuita del 75%, a Santiago de Compostela il calo è stato dell’85% rispetto all’anno precedente. Per far fronte ai problemi di cassa l’organizzazione che gestisce Fatima ha aperto un canale YouTube da quasi 200 mila iscritti dove trasmette 24 ore su 24 la vita nel santuario

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Una vera e propria crisi mistica e anche qualcosa di più. L’epidemia di coronavirus ha profondamente modificato i luoghi religiosi meta ogni anno di pellegrinaggio da parte di milioni di persone in tutta Europa. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), circa 330 milioni di persone fanno ogni anno tour a sfondo spirituale e visitano i principali centri di pellegrinaggio del mondo. La necessità di dover rispettare determinate regole igienico-sanitarie ha obbligato a ripensare gli spazi di preghiera e le possibili attività per i pellegrini, obbligandoli a vedere chiese e santuari in modo profondamente diverso da come le hanno sempre viste.

Per il 2021 i principali luoghi di culto dovranno continuare a officiare messe online e a rinviare gli incontri più importanti, vista l’impossibilità di avere turisti. Un problema che si ripercuote anche sulle attività vicine costrette a vivere una stagione difficile come dimostrano le storie di tutti i principali centri, da Fatima in Portogallo al santuario della Madonna di Czestochowa in Polonia, producendo disoccupazione e difficoltà economiche. 

Lourdes (Francia)
«Nel 2020 l’attività è diminuita del 75% e le nostre perdite operative ammonteranno a 4 milioni di euro, su un budget di 30 milioni», racconta a Le Monde David Torchiala, responsabile della comunicazione del santuario della Madonna di Lourdes, una realtà capace di occupare fino a 250 dipendenti, di cui 140 stagionali. L’anno turistico in questa cittadina di appena 14 mila abitanti nella regione degli Alti-Pirenei è stato a dir poco catastrofico. «Siamo al 25% del nostro fatturato rispetto allo scorso anno. Questo ci obbliga a reinventarci, riconquistare i clienti francesi, insistere sull’individuo e non sui gruppi», commenta Pascal Martin, manager dell’hotel-ristorante Beauséjour. Il settore alberghiero e della ristorazione vale 350 milioni di euro l’anno grazie soprattutto al turismo, che sostiene per l’80% l’economia cittadina.

La crisi di Lourdes però non può riguardare soltanto i suoi abitanti, visto che resta sempre una delle città francesi più visitate. Infatti, a metà agosto sono scesi in Occitania il ministro dell’Economia Bruno le Maire e quello delle PMI Alain Griset per annunciare un pacchetto di misure di sostegno come l’estensione del fondo di solidarietà ai negozi di souvenir e quattro mesi di esenzione dai contributi sociali a cui si è aggiunto un contributo della regione di 20 milioni di euro a inizio anno.

Un aiuto necessario, a cui va aggiunto quello proveniente dalle donazioni private. «Sono le donazioni che ci salveranno, stanno veramente arrivando da tutto il mondo. Ci aiuteranno a continuare la nostra attività anche in questo periodo difficile», ha dichiarato monsignor Olivier Ribadeau Dumas. Un periodo che il santuario ha cercato di sfruttare aprendo un suo canale YouTube per tutte le messe e le celebrazioni, arrivato già oltre gli 800 mila iscritti. Il picco maggiore è stato raggiunto lo scorso 16 luglio, quando per la prima volta è stato organizzato un pellegrinaggio virtuale internazionale nella storia di Lourdes.

I pellegrini che vi hanno partecipato hanno potuto assistere a una trasmissione online con la preghiera alla Grotta di Massabielle, la Santa Messa e la tradizionale processione con le candele. Una virtualità che comunque non ha annullato l’arrivo fisico dei pellegrini: grazie agli sportelli presenti all’inizio del santuario si stima che in tutto il 2020 siano stati circa 800 mila i visitatori giunti a Lourdes, un numero comunque ben inferiore ai 5 milioni del 2019. Il santuario è stato reso completamente disponibile a tutti i visitatori a eccezione delle terme per ragioni igienico sanitarie. Tuttavia, un’esperienza spirituale di un bagno è possibile: in compagnia di un impiegato del santuario un pellegrino può bere l’acqua di Lourdes e lavarsi la faccia. 

Santiago di Compostela (Spagna)
Una via antica lunga 800 chilometri che si dispiega tra Francia, Spagna e Portogallo. Santiago di Compostela, luogo di sepoltura di San Giacomo il Maggiore, è una delle mete più frequentate dai pellegrini che ogni anno percorrono l’omonimo cammino, seguendo la via percorsa sin dal Medioevo. Nel solo 2019 sono arrivati nella città spagnola oltre 347 mila visitatori, un numero record che poteva essere maggiore nel 2020 se non fosse giunta la pandemia. Come evidenziano i dati tratti dal sito Oficina del Pelegrino, gennaio e febbraio aveva registrato un numero di visitatori leggermente superiore a quello del 2018 e del 2019 ma è stato a marzo che il numero si è azzerato con la chiusura decisa prima dal governo regionale della Galizia e poi da quello nazionale.

Nonostante tutto il 2020 si è concluso con oltre 53 mila visitatori, in calo dell’85% rispetto all’anno precedente. Una crisi che ha coinvolto non solo la città di Santiago di Compostela ma anche tutte le tappe intermedie. Infatti, secondo i resoconti dei pellegrini e dei dipendenti delle aziende e delle organizzazioni turistiche di Camino Frances e Camino Primitivo, dopo il 1 ° luglio 2020 quasi tutte le chiese e le cappelle lungo il percorso sono state chiuse (ad eccezione delle cattedrali di Oviedo, Lugo, Santiago de Compostela e della Chiesa di San Pietro a Melide). 

Solo un terzo dei ristoranti e dei bar funzionava lungo il percorso mentre la maggior parte dei ristoranti nelle città erano aperti. Il 2021 doveva e poteva essere l’anno del rilancio, vista l’inaugurazione lo scorso 31 dicembre dell’Anno Santo di Compostela, indetto da Papa Francesco, ma il ritorno del virus (che negli ultimi 14 giorni ha registrato in Galizia una crescita dei casi di 2420 unità) ha costretto le autorità religiose ad estendere l’apertura a tutto il 2022 per dare la possibilità a tutti di poter compiere il cammino. Anche per questo lo speciale pellegrinaggio giovanile europeo (PEJ) è stato rinviato di un anno, programmandolo per agosto 2022. 

Fatima (Portogallo)
Una storia simile a quella di Santiago la si ritrova anche 400 chilometri più a sud, a Fatima. In questo piccolo comune di quasi 12 mila abitanti nel cuore del Portogallo l’anno è scandito da due momenti cruciali: il 13 maggio e il 13 ottobre, giorni in cui si ricordano la prima e l’ultima visione mariana dei tre pastorelli, Lucia, Jacinta e Francisco. Le processioni al santuario sono solitamente seguite da centinaia di migliaia di fedeli provenienti da ogni parte del mondo.

Il 2020 però è stato diverso rispetto agli anni passati, così come lo sarà anche il 2021. Lo evidenzia la cerimonia del 13 ottobre, a cui hanno assistito appena 4.500 persone, debitamente distanziate secondo un rigido protocollo: un numero di gran lunga inferiore alle 100 mila presenze registrate nel 2019. «Il santuario esiste per i pellegrini ma quest’anno senza presenze ci ha prosciugato le casse: le donazioni da cui dipende Fatima si sono quasi azzerate», ha detto il suo portavoce Carmo Rodeira a Reuters. Un calo che ha reso deserti i ristoranti della città e diminuito del 90% le entrate per gli hotel.

Per far fronte a questo calo dei turisti l’organizzazione che gestisce Fatima ha aperto un canale YouTube da quasi 200 mila iscritti dove trasmette 24 ore su 24 la vita nel santuario, oltre alle normali celebrazioni. Un modo come un altro per cercare di mantenere il contatto con i fedeli, nella speranza di poterli nuovamente ospitare il prossimo maggio.

Medjugorje (Bosnia ed Erzegovina)
Il calo delle presenze turistiche ha colpito anche Medjugorje, paese della Bosnia Erzegovina di poco più di 2 mila anime. A quasi 40 anni da quell’agosto del 1981 in cui la Madonna apparve per la prima volta il calo delle presenze turistiche si è fatto enormemente sentire non solo sulla cittadina ma su tutta la regione dell’Erzegovina. I dati infatti riportano per il 2020 un calo delle visite dell’80%: a mancare sono soprattutto gli stranieri che sostengono per la quasi totalità il settore turistico, in particolare italiani e polacchi.

La crisi pandemica ha portato molti commercianti sull’orlo del lastrico come testimonia l’ultimo grande evento, organizzato lo scorso giugno, che ha visto la presenza di circa un centinaio di fedeli quando in realtà si radunano fino a 100 mila persone. Così molte attività presenti a Medjugorje sono state costrette a chiudere: alcuni proprietari di negozi e ristoranti hanno già lasciato i loro locali, non potendosi più permettere l’affitto o altre spese. «Lo Stato centrale non ci aiuta», ha denunciato un commerciante a Balkan Insight. Secondo Zeljko Vasilj, capo dell’ufficio turistico locale, «2.000-2.500 residenti di Medjugorje rischiano di perdere le proprie entrate a causa del crollo dei turisti, così come in molte altre città della Bosnia». 

Czestochowa (POLONIA)
Gli stessi dati sono di casa anche nella cattolica Polonia, terra di pellegrinaggi. Un calo delle presenze turistiche è stato infatti riscontrato a Wadowice, dove c’è il santuario di san Giovanni Paolo II, che registra una caduta dell’80% delle presenze turistiche; a Cracovia, dove c’è il santuario della Divina Misericordia, ma soprattutto a Jasna Gora, santuario mariano dove si trova la Madonna nera di Czestochowa, il sito polacco più visitato nel 2019 con oltre 4 milioni di visitatori. In questa città di oltre 500 mila abitanti della regione della Slesia, dove attualmente si registra il maggior numero di casi in tutta la Polonia (2597 nuovi contagi solo nell’ultima settimana), il calo di presenze turistiche nel 2020 è stato evidente, visto che sono arrivati appena un milione di pellegrini.

Infatti, rispetto agli altri santuari, a Czestochowa Jasna Gora non ha mai chiuso le sue porte, anche quando i pellegrini sono arrivati in misura in gran lunga inferiore rispetto agli scorsi anni. A crollare è stato soprattutto il numero dei pellegrini a piedi, sceso del 90% e costretti a organizzarsi a gruppi di 50 persone, secondo le nuove regole sanitarie. Inoltre molti pellegrinaggi erano soggetti a limiti di età ed è stato permesso partire solo a coloro di età compresa tra i 14 e i 65 anni. L’intenzione degli organizzatori dei pellegrinaggi e quella di mantenere la sicurezza cercando di far rispettare poche e semplici regole a tutti: mantenere le distanze, indossare maschere, misurare la temperatura all’inizio del viaggio e disinfettare spesso le mani.