Seconda chanceLa disordinata campagna vaccinale del Lussemburgo

Nella piccola nazione europea sono state rilevate ben 18 varianti del virus, ma un abitante su due non si è presentato per la prima dose. Il piano di immunizzazione è caotico e la popolazione rimane restia nei confronti del vaccino. In più si sono registrati alcuni casi di furbetti che hanno saltato la fila

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La campagna vaccinale in Lussemburgo procede a rilento: secondo Luxembourg Times un abitante del Paese su due non si è presentato per la prima puntura del vaccino. Così le autorità sanitarie del Granducato hanno deciso di concedere loro un’altra chance, provando a richiamare coloro che avevano disertato il primo appuntamento.

Un tentativo di incrementare il numero di vaccinati ed evitare l’insorgere di una terza ondata: secondo le statistiche del sito Ourworldindata.org appena il 5,76% della popolazione, che conta oltre 613 mila abitanti, ha ricevuto la prima puntura mentre soltanto l’1,6%, pari a 9982 persone, ha ricevuto anche la seconda. Dati che pongono il Granducato nelle ultime posizioni, con risultati migliori solo di Paesi Bassi, Lettonia e Bulgaria, dove addirittura hanno iniziato a vaccinare tralasciando il piano previsto perché non si erano presentate abbastanza persone all’appuntamento programmato.

La ragione di questa media da retrocessione non va tanto ricercata nell’assenza dei vaccini, che in Lussemburgo come nel resto d’Europa stanno giungendo a rilento, ma in un certo carattere un po’ restio della popolazione e in alcune anomalie presenti all’interno del piano vaccinale. Quel che è certo è che il virus anche nel Granducato fa parecchia paura: in un’intervista al quotidiano Luxemburger Markus Ollert, direttore del dipartimento di ricerca di Infezione e Immunità presso l’Istituto per la Salute del Lussemburgo, ha dichiarato «che il virus ci sta scappando. Questo è il motivo per cui ci sono così tante varianti. Per questo bisognerebbe vaccinare più velocemente».

In Lussemburgo, infatti, sono state rilevate ben 18 varianti del virus, tra cui quella inglese e quella sudafricana, nei circa 200 nuovi casi rilevati in media negli ultimi 7 giorni. Numeri forse piccoli, ma che vanno rapportati alla grandezza del Lussemburgo. Infatti, dall’inizio della pandemia le vittime sono state 637: praticamente un abitante su mille non ce l’ha fatta. Vista la crescita di nuovi infetti e il timore di un’espansione delle nuove varianti del virus, il Granducato ha esteso le restrizioni fino al 14 marzo: in Lussemburgo ci sarà il coprifuoco dalle 23 alle 6 del mattino, bar e ristoranti saranno chiusi e le scuole procederanno a settimane alterne con la didattica a distanza. 

La campagna di vaccinazione finora non è stata un gran successo. Eppure, procede a ritmi certamente migliori rispetto a inizio febbraio, quando addirittura soltanto una persona su 3 si presentava per la vaccinazione. Mentre anziani e personale sanitario, tra i primi a ricevere il vaccino, registravano tassi di partecipazione intorno all’85%, lo stesso non si poteva dire per transfrontalieri (che possono ricevere la puntura anche in Lussemburgo) e persone ritenute vulnerabili, che invece avevano disertato il loro appuntamento con la puntura.

Un fallimento che ha costretto il governo a intervenire visto che i numeri del Granducato per la seconda dose mostravano un evidente ritardo rispetto agli altri Paesi che invece non si registravano per la prima puntura, dove le medie lussemburghesi erano in linea con quelle di Francia (3,96%), Germania (4,2%) e Belgio (3,6%). Si spiega così la decisione dell’Alto consiglio lussemburghese per le malattie infettive (CSMI), che ha chiesto ai medici di distanziare le due punture del vaccino Astrazeneca, portandole da 4 a 10 settimane. Una scelta che rientra nella precisa strategia di vaccinare quante più persone possibile, seguendo l’esempio del Regno Unito e procedendo in linea con quanto dichiarato dall’università di Oxford, che aveva sottolineato come una prima dose del vaccino Astrazeneca arrivi a coprire fino al 76% per un periodo di tre mesi.

Grazie a questo accorgimento il governo lussemburghese ha potuto rivedere al rialzo le stime nel suo piano vaccinale: infatti conta di somministrare la doppia dose del vaccino a quasi 70 mila persone, pari all’11% della popolazione, entro fine marzo. Sarà perciò necessaria una decisa accelerata: il piano infatti conta adesso di vaccinare le 5 mila persone rientranti nella categoria degli over 75 e delle persone ritenute genericamente vulnerabili, che possono ricevere la puntura presso le case di cura o nei quattro centri presenti nel Granducato. Nonostante abbia accelerato nella terza e quarta settimana di febbraio, il Paese presenta alcuni evidenti anomalie nella sua tabella di marcia, come la vaccinazione solo dal lunedì al venerdì (una consuetudine presa anche per comunicare i dati sui nuovi positivi, puntualmente azzerati nei fine settimana) e l’ampia discrezione lasciata agli ospedali, che possono muoversi piuttosto liberamente rispetto al piano vaccinale.

Forse non è un caso che in Lussemburgo si siano registrati parecchi casi di “furbetti” che hanno saltato la fila e si sono fatti iniettare prima il vaccino. A destare più clamore sono stati tre membri del Consiglio di amministrazione dell’ospedale Robert Schuman, tra cui il direttore dell’ospedale Jean-Louis Schiltz, che avrebbero ricevuto il vaccino prima del tempo.

Un vero e proprio caso nazionale scoppiato però soltanto a febbraio, che ha costretto l’ospedale a doversi difendere. «Le linee guida nazionali erano poco chiare. L’ordine iniziale era quello di proteggere l’ospedale e per questo all’inizio della campagna di vaccinazione abbiamo stilato un elenco di 3.200 persone che necessitavano di essere protette. Tra questi c’era il personale, ma anche i dipendenti di aziende partner e fornitori», ha detto Marc Glesener, portavoce del gruppo ospedaliero. Altre segnalazioni di casi simili sarebbero giunte da altri due ospedali, dove alcuni familiari del personale e dipendenti ormai in pensione sarebbero stati vaccinati prima del tempo, e anche dal Centre Hospitalier du Nord di Ettelbrück, che ha segnalato al governo sei casi discutibili di vaccinazione.

Episodi che hanno posto la ministra della Salute Paulette Lenert nel mirino delle critiche, anche da parte della stessa maggioranza di governo. Secondo il leader del Partito socialista lussemburghese Georges Engel, che fa parte della coalizione di maggioranza guidata dal primo ministro Xavier Bettel, «la ministra avrebbe cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, anche se forse lo ha fatto in buona fede». Per risolvere questi casi Engel avrebbe proposto al governo di seguire il modello tedesco, «dove chi salta la fila viene multato di 25 mila euro. È un esempio un po’ forte ma il Lussemburgo potrebbe fare lo stesso: dobbiamo vaccinarci tutti, perciò, non ha senso farlo prima degli altri».