Inside BruxellesLa caotica organizzazione del Belgio per vaccinare i funzionari Ue

Il governo federale di Bruxelles finora non si è dimostrato un campione nella somministrazione dei vaccini. Gran parte dei 21 mila rappresentanti, tra cui Ursula von der Leyen, sono ancora ignari di quando riceveranno le dosi, formalmente belghe ma a uso esclusivo delle istituzioni comunitarie

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Il giorno prescelto è il 22 marzo. Sembra questa la data in cui inizierà la vaccinazione di tutti i parlamentari e funzionari europei. «A condizione di ricevere i vaccini secondo i piani, i centri di vaccinazione delle istituzioni dell’UE apriranno per quella data», ha dichiarato un funzionario dell’ufficio di Alain Maron, il ministro della regione di Bruxelles responsabile del lancio della vaccinazione, al sito Politico. In questi mesi le istituzioni europee, insieme alle autorità sanitarie belghe, hanno predisposto un piano per vaccinare i 21 mila funzionari presenti nella capitale seguendo l’iter previsto dalla campagna vaccinale nazionale.

Il governo federale di Bruxelles finora però non si è dimostrato un campione nella somministrazione dei vaccini, visto che soltanto 755 mila persone, pari al 6,5% della popolazione, hanno ricevuto la prima puntura mentre oltre 378 mila, corrispondenti al 3% dei residenti, ha ricevuto anche la seconda (dati di Ourworldindata.org, aggiornati al 12 marzo 2021).

La strada scelta dalle istituzioni europee è simile a quella di altre organizzazioni internazionali, come la NATO, e prevede di adibire interi edifici o una parte di essi come struttura per la vaccinazione. Uno di questi sarà l’edificio Breydel, ex quartier generale temporaneo della Commissione europea tra il 1991 e il 2004. «Grazie alla vaccinazione annuale di diversi membri del nostro personale, disponiamo delle attrezzature necessarie per effettuare noi stessi la somministrazione delle dosi. Il costo della vaccinazione dei nostri 21 mila funzionari lo copriremo noi», ha dichiarato il direttore generale delle risorse umane della Commissione europea, la svedese Gertrud Ingestad.

«Tratteremo i vaccini per i funzionari dell’Unione come quelli che consegniamo ad un grande ospedale, dove lasciamo la quota prevista e le persone vengono vaccinate sul posto. Organizzandosi da soli, non dovranno usufruire delle strutture previste per il resto dei brussellesi», ha confermato Inge Neven, capo del presidio sanitario di Bruxelles, ai microfoni di BX1.

Oltre a parlamentari e funzionari nelle strutture dell’Unione, che saranno formalmente belghe ma saranno ad uso esclusivo del personale europeo, verranno vaccinati anche i membri del Servizio europeo per l’azione esterna e del Comitato economico e sociale europeo. Per tutti coloro che sono registrati come residenti in Belgio le dosi verranno prelevate dalla quota del Paese. Un discorso diverso riguarda invece le famiglie, che non avranno corsie preferenziali ma dovranno attenersi al piano nazionale belga. La campagna vaccinale europea seguirà un iter molto simile a quella dei Paesi membri e i primi ad avere la puntura saranno probabilmente i 2 mila funzionari dei 21 mila presenti a Bruxelles, il 10% circa del totale, che rientrano nella categoria di persone vulnerabili, cioè persone obese o con malattie o problemi acclarati. 

Inoltre, al fine di sostenere le autorità sanitarie della regione di Bruxelles nella loro campagna di vaccinazione, il Parlamento europeo ha offerto il suo sostegno per costituire un centro di vaccinazione pubblico nei suoi locali, attrezzato e pronto per essere utilizzato ma gestito dai sanitari belgi. Per la vaccinazione del personale nelle sedi francesi e lussemburghesi sono attualmente in corso contatti con le autorità locali per garantire che il personale europeo abbia accesso alle rispettive campagne vaccinali nazionali.

La vaccinazione di membri e funzionari delle istituzioni europee è una questione importante: mentre molti capi di Stato e di governo in giro per l’Europa hanno già ricevuto il vaccino, le principali figure di spicco europee sono ancora ignare di quando verranno vaccinate. La dimostrazione è la risposta imbarazzata della presidente della Commissione Ursula von der Leyen che, nel pieno delle critiche per la questione vaccini, non aveva per niente idea di quando sarebbe toccato a lei. Eppure, proprio Von der Leyen è la dimostrazione dell’importanza delle dosi per i politici europei visto che più volte è stata costretta all’autoisolamento perché venuta a contatto con un positivo.

Un discorso simile a quello della NATO, i cui funzionari sono spesso tenuti a lavorare in stanze sicure, dove può essere impossibile migliorare la ventilazione e difficile aderire ai protocolli di allontanamento sociale. Anche loro hanno confermato a Politico di «essere pronti a vaccinare i nostri 6 mila funzionari presso le nostre strutture, ma aspettiamo indicazioni da Bruxelles». Il processo di vaccinazione europeo avrà però anche degli esclusi eccellenti. Infatti, mentre tutti i funzionari britannici in giro per il mondo vengono vaccinati grazie alla rete capillare di distribuzione delle dosi da parte di Londra, lo stesso non si può dire per quelli ancora presenti a Bruxelles. «Gli inglesi ne hanno discusso con il nostro governo e abbiamo deciso che i residenti belgi, compreso il loro personale reclutato qui, dovrebbero essere coperti dal vaccino nazionale belga», ha confermato Elke Pattyn, portavoce del ministro degli esteri belga. Una risposta che ha lasciato sgomenti molti, che speravano di poter ricevere in maniera più tempestiva la propria dose attraverso l’UE o il Regno Unito e non dover invece aspettare il proprio turno nel piano belga.

La ragione è piuttosto chiara: la vaccinazione in Belgio è al momento piuttosto confusa. Lo dimostra la necessità delle istituzioni di rimettere mano al sistema di vaccinazione in caso di dosi non utilizzate. Hanno infatti scatenato l’indignazione generale le storie di alcune maestre d’asilo e di addirittura 100 persone che hanno ricevuto la puntura dopo aver risposto a un post su Facebook. Il nuovo sistema garantirà invece una rapida registrazione a tutte le persone e una chiamata per fasce d’età in caso di dosi rimanenti.

«Si tratta di un sistema interfederale, il che significa che sarà utilizzato da tutte le regioni del Belgio, non solo nelle Fiandre», ha dichiarato Joris Moonens dell’Agenzia fiamminga per la salute e la cura al “The Brussels Times”. Un altro problema riscontrato è stato che molti inviti mandati via mail o SMS non sono stati ricevuti dalle persone, lasciando parecchie dosi di vaccino non somministrate e costringendo le autorità a dover ricorrere alle lettere. Secondo i dati dell’AFMPS, l’agenzia federale responsabile dei medicinali e dei prodotti sanitari, quasi il 30% dei vaccini consegnati, che sarebbero un milione e 461 mila dosi, non sarebbe stato somministrato. Un dato che si spiega in parte anche con la prudenza delle autorità, che preferiscono mantenere una quota di dosi come riserva in modo tale da poter effettuare il richiamo a coloro che hanno già ricevuto la prima puntura.

nfatti, AstraZeneca, che aveva promesso 37 mila dosi per la regione di Bruxelles nelle prossime settimane, ha tagliato le stime e ha previsto di mandarne soltanto 12 mila, che in Belgio arriveranno regolarmente nonostante nel resto degli altri Paesi europei le vaccinazioni siano state bloccate. Il governo federale di Bruxelles continua, infatti, a seguire il consiglio dell’EMA, l’Agenzia europea del Farmaco, che sostiene che «i benefici del vaccino superano i rischi» e cambierà il proprio piano soltanto se dovessero arrivare indicazioni diverse dall’indagine attualmente in corso. «Sarebbe irresponsabile sospendere le vaccinazioni con il vaccino AstraZeneca in questo momento», ha dichiarato il ministro della sanità pubblica, Frank Vandenbroucke. Infatti, secondo la task force che segue la campagna vaccinale i casi di trombosi nelle persone a cui è stato somministrato il vaccino AstraZeneca sono inferiori rispetto alla popolazione generale. Per questo il programma vaccinale è già passato alla fase 1b, nonostante il flusso irregolare di vaccini che ha obbligato le autorità belghe a ridurre gli orari dei centri vaccinali.

«Finora ci troviamo bene con i 21 giorni di distanza ma deve ancora essere fatta un’analisi giuridica, inoltre in alcune situazioni epidemiologiche non è possibile attendere così tanto. Per noi, molto concretamente, ci permette di risparmiare 2 settimane, quindi più o meno 20.000 dosi che possono essere iniettate un po’ più velocemente», spiega Neven. Intanto però il virus corre nel Paese. Secondo l’istituto di sanità pubblica Sciensano, dal 4 al 10 marzo ci sono stati 2613 casi in media al giorno: si tratta di un aumento dell’11% rispetto alla settimana scorsa. Anche il tasso d’incidenza è in crescita: si contano in media 302,5 casi per 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni. Per questo per le autorità belghe occorre assolutamente velocizzare il piano di vaccinazione.

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