Appunti per il ProfGalli della Loggia e la fantasiosa tesi di Giorgia Meloni leader di una destra moderna 

La presidente di Fratelli d’Italia è una brillante demagoga che dietro un’abile ambiguità cela una visione reazionaria e illiberale di un partito che oscilla tra estremismo tradizionale e nuovo populismo radicale

Hummingbird

Le illusioni in politica possono essere pericolose, in particolar modo quando sono ostinate e impermeabili ai fatti. Sovente nascono da una speranza, che un atteggiamento pragmatico e intellettualmente rigoroso dovrebbe però saper controbilanciare con i dati della realtà, specie quando questi si presentano con sistematica, ripetuta abbondanza. Talvolta quella speranza è il materiale sul quale si costruiscono bias, pregiudizi, schemi mentali che filtrano ciò che piace del mondo reale e rimuovono ciò che non piace; o che distorcono i messaggi che provengono da quel mondo per adeguarli alle proprie aspettative. Accade anche che i filtri producano una tale distorsione da generare pure invenzioni. Come è il caso della fantasiosa ipotesi di Giorgia Meloni leader di una destra moderna. 

L’ipotesi circola già da tempo, spesso figlia di quei meccanismi superficiali e pavloviani del nostro discorso pubblico, dove sempre si deve andare alla ricerca di figurine, di novità, di nuove scoperte e trovate controintuitive, perché darsi l’apparenza del controintuitivo fa sempre chic. Anche se in realtà l’idea non contraddice l’intuizione perché possiede la forza di un rovesciamento dei punti di vista in grado di illuminare nuove realtà, ma semplicemente è una stupidaggine spropositata che contraddice fatti e logica, comunque li si voglia illuminare. 

Ed eccoci, così, all’ultima, in ordine di apparizione, rappresentazione di Meloni potenziale leader conservatrice: quella dell’autorevole storico ed editorialista del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia. Il quale ci tiene subito a precisare che il partito di Giorgia Meloni non può essere considerato neo-fascista, tuttalpiù mostra di essere allergico alle «smargiassate dell’antifascismo di professione». Non so se denunciare comportamenti che con una certa frequenza emergono di membri del partito della Meloni che si dilettano con saluti romani, canti di Faccetta nera, cene celebrative della Marcia su Roma, siano smargiassate antifasciste, però Galli della Loggia dovrebbe chiedersi perché questo partito che porta nel suo simbolo la nota fiamma tricolore è abitato da non pochi personaggi del genere e non si decide a sbarazzarsene in modo netto e sistematico. 

Sempre il famoso editorialista ritiene, riguardo a Fratelli d’Italia e alla sua leader, che non vi siano dubbi sul rispetto delle regole della Costituzione. Al massimo non ne condividono «l’afflato progressista», ha scritto, come d’altro canto Giovanni Malagodi o Gaetano Salvemini. Nientemeno. Ma forse né l’uno né l’altro avrebbero esaltato leader e regimi che palesemente si definiscono illiberali, che soffocano la libertà di espressione, controllano il sistema giudiziario a fini politici, distorcono il mercato per nutrire oligarchie clientelari al loro servizio, umiliano e perseguitano minoranze.

Eppure Giorgia Meloni non ha mancato più volte di difendere i suoi amici liberticidi ungheresi e polacchi, supposte vittime di élite europee che vorrebbero imporre il loro pensiero unico. Non ha esitato a presentare lo Stato di diritto come un’idea soggettiva per giustificare i leader populisti che a lei tanto piacciono. Giorgia Meloni non si riconosce nei valori liberale della nostra Costituzione, perché se così fosse avrebbe orrore di ciò che accade in tante parti dell’Est Europa. 

Ma Giorgia Meloni è anche colei che ha definito «usuraio» George Soros, resuscitando uno dei più classici stereotipi antisemiti. E se lo ha fatto inconsciamente, ciò ci dice molto dell’humus culturale dal quale previene. Giorgia Meloni non perde occasione, nei suoi interventi pubblici, ogni volta che parla delle difficoltà di tanti italiani, per contrapporre questi agli immigrati clandestini, con il Covid diventati anche potenziali untori, alimentando un costante odio per l’altro, costruendo – analogamente a Salvini – il suo consenso sui nemici: le élite che aprono agli immigrati e gli immigrati stessi. Per non parlare del ricorso alle tesi complottiste che nutrono il rinascente sub-pensiero illiberale e autoritario che scava nelle nostre democrazie, come quella della sostituzione etnica.

Questa dovrebbe essere la leader di una destra moderna, Prof. Galli della Loggia? Forse il problema è proprio insito nell’attributo “moderna”. Forse quella destra che il professore vorrebbe, e descritta nel suo editoriale, nostalgica di una «solidarietà organica» contrapposta all’individualismo contemporaneo, concentrata sulla dimensione statuale – proprio ora che più che mai ci rendiamo conto che senza Europa non possiamo nulla – , custode della tradizione e della religione potrebbe tutto sommato concepire un indebolimento della componente liberale in nome di una reazione alle degenerazioni della modernità?

Vogliamo pensare che non sia così. Ma allora non indichiamo populisti della destra radicale come potenziali campioni di una civile, liberale e democratica destra conservatrice. Non facciamo di una brillante demagoga, che dietro un’abile ambiguità cela una visione reazionaria e illiberale, di un partito che oscilla tra estremismo tradizionale e nuovo populismo radicale strumenti per combattere ciò che non ci piace a sinistra. Ci hanno già provato e non è andata molto bene.