Grilli & co.La farina che vuole raccontare un mondo migliore

Alia Insect Farm è il progetto futurista con cui Carlotta Totaro vuole provare a lasciare un’eredità positiva ai suoi figli, mettendo sulle nostre tavole quella che lei chiama «un’opzione in più»

In un video realizzato per Vanity Fair Nicole Kidman assaggia con gusto grilli, coleotteri e insetti vari. Tenendo tra le bacchette esemplari vivi o cotti, l’attrice australiana getta indietro la testa e si gode l’esperienza. Carlotta Totaro, fondatrice di Alia Insect Farm, ha postato questo video sul suo profilo Linkedin proprio per suscitare un dibattito. E a noi viene da chiederci: e se la sovraesposizione mediatica fosse la strada per farci piacere le cavallette a tavola?

«Non ho la risposta a questo argomento. Fino a che la normativa non sdoganerà l’utilizzo degli insetti come cibo per l’uomo, nessun influencer si prenderà il rischio di mostrare o assaggiare un alimento fatto con questa materia prima. Quelli sportivi potrebbero aiutare più di altri, per sponsorizzare l’alto apporto proteico di questi cibi». Carlotta Totaro ha alle spalle un passato professionale polimorfico, che l’ha portata a lavorare in una multinazionale innovativa il cui centro di ricerca era basato in Olanda, uno dei paesi Europei in cui oggi è già possibile vendere e consumare gli insetti (insieme a Belgio, Danimarca e in alcuni Land tedeschi). Qui ha scoperto le incredibili potenzialità proteiche degli insetti edibili e le è venuta un’idea che, dopo dieci anni, sta per diventare realtà.

I due pilastri di Alia Insect Farm

ALIA è una start up innovativa agricola, nata nel 2020. La sua base è in Italia, a Milano, mentre l’unità produttiva sorgerà a Truccazzano, all’interno del Food Agri Park di Blu Martesana. Alia Insect Farm è parte dell’Innovation Hub di Como Next, dove ha aperto un’unità locale. Non sono ancora operativi (lo saranno entro il 2021, Covid permettendo), ma Carlotta e il suo team lavorano da due anni a questo progetto: dare vita alla prima Next Generation Farm Italiana per la produzione di Novel Food a base di insetti commestibili.

«I pilastri del nostro progetto sono due: l’aspetto nutrizionale e la sostenibilità». In 100 grammi di grillo, 60 grammi sono proteine: anche se ogni insetto ha caratteristiche specifiche anche a livello nutrizionale, questo dato mostra una validissima alternativa alla carne da allevamento intensivo. In più, gli insetti commestibili sono una fonte naturale di grassi insaturi, minerali e vitamine. Ad esempio il grillo contiene ferro e vitamina B12. «Sono alimenti naturali che, al contrario della “finta carne”, non sintetizzo in laboratorio, ma sono già presenti in natura».

Allevare insetti è sostenibile, ed è la seconda ragione che ha spinto Carlotta a impegnarsi in Alia Insect Farm. «A parità di altri alimenti di origine animale, per produrre un chilo di proteine da insetto, a parità di benefici nutrizionali, impiegheremo meno acqua; meno spazio grazie alle vertical farm, lasciando spazio alla coltivazione agricola; meno Co2 rispetto agli allevamenti intensivi. Per formare un chilo di biomassa gli insetti convertono circa due chili di mangime. Per lo stesso quantitativo di biomassa la mucca ha bisogno di circa dieci chili di cibo per animali».

Il nome Alia in latino significa qualcosa di diverso, proprio come le proteine da insetto e il loro modo di essere allevati: «possono rappresentare un’opzione in più sulla nostra tavola». In più nella parola Alia ci sono i nomi dei due figli di Carlotta: A- di Andrea e -lia di Cecilia. «Questo progetto è per loro e per chi verrà dopo di noi, per fare qualcosa di diverso e lasciare alle nostre spalle un mondo migliore, più sostenibile».

Primo obiettivo, l’EFSA

Secondo le norme dell’Unione Europea gli insetti possono essere destinati al consumo alimentare solo previa autorizzazione del’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, e successiva emanazione del Regolamento Europeo da parte della Commissione Europea. Al momento gli esperti stanno vagliando una ventina di dossier per autorizzare la vendita di alcune specie di insetto commestibile. Il primo dossier, presentato da un’azienda francese oltre due anni fa, ha ricevuto il parere positivo dell’organizzazione. Nei prossimi mesi si attende il parere finale della Commissione Europea, e il conseguente atto normativo.

La sicurezza

Poi c’è il tema sicurezza, che deve essere garantita in ogni fase del processo, sia che si parli di alimenti che di mangimi per animali. Dopo lo scandalo della mucca pazza non possiamo più dare niente per scontato. L’industria mangimistica guarda con interesse agli insetti, che potrebbero essere funzionali alla pescicultura, dove si potrebbero sostituire le farine di pesci attualmente utilizzate e che in natura i pesci di allevamento non incontrerebbero mai. «Se nel mangime per pesci sostituissimo la farina di pesce con farina di larve, non danneggio l’ecosistema marino, non priviamo il mare di esemplari che arricchiscono la biodiversità marina e potrebbero essere utilizzati anche per l’alimentazione umana».

Oltre all’allevamento di grilli, Carlotta sta pensando al futuro della sua polvere di grillo. L’obiettivo è quello di lanciare anche una serie di prodotti alimentari a base di insetti già pronti per l’uso: si parte dalla farina per creare pasta, barrette o crackers. Perché non cavallette già cotte da riscaldare al microonde? «Veniamo da una cultura non abituata a questo tipo di alimenti. Io stessa mi sono chiesta: Mangerei un grillo? Mangio i gamberetti e mi piacciono, perché non riesco a mangiare i loro alter ego terrestri? Perché oltre all’aspetto culturale conta molto anche quello visivo, e le zampette mi inibiscono sia negli insetti sia nei crostacei».

Come abbattere questo tabù

Per risolvere il problema, Alia Insect Farm ha deciso di polverizzare la materia prima per farci mangiare qualcosa a noi più familiare, come cracker e pasta. La farina di insetti diventerà così un ingrediente funzionale per fortificare i piatti e creare ad esempio pani iperproteici. Nel futuro potrebbero partire anche collaborazioni con chef per spostare gli insetti nel regno della cucina gourmet. Secondo Carlotta non siamo ancora pronti per i grilli interi. «Forse per noi italiani è ancora presto per accettarli così tal quali, anche se fritti e cosparsi di paprika non sono davvero niente male». In attesa che l’entomofagia diventi un vero food trend, meglio restare sulle tagliatelle, di grillo (e non).

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