Caso nazionaleLa Lombardia è il manifesto dell’incapacità leghista e Draghi dovrà porvi rimedio in qualche modo

La Regione più in difficoltà sembra destinata a diventare terreno di scontro tra il Partito democratico e la Lega. I dem chiedono un intervento tempestivo, a fronte di errori, ritardi e disguidi organizzativi. Finora il governo non si è mosso per non spezzare l’equilibrio nella maggioranza, ma non potrà ignorare a lungo i malumori interni

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I ripetuti moniti di Mario Draghi in teoria avrebbero dovuto sortire l’effetto benefico di riportare le Regioni alla disciplina. Invece no. Le Regioni restano polemiche, chi più chi meno, contro Roma.

Lunedì ci sarà un incontro con il governo che si spera chiuda ogni polemica sulla organizzazione e i criteri della vaccinazione. D’altronde l’accusa lanciata da Draghi in Parlamento alle Regioni che trascurano «i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale» è stata troppo dura per non sortire effetti.

Ma come nelle matrioske c’è un problema nel problema. Si chiama Lombardia. Un caso nazionale, perché stiamo parlando di quella che è (era?) la locomotiva del Paese.

Su questo finora Draghi non si è mosso. Paura di creare un conflitto interno fra Partito democratico (e Movimento cinque stelle) e Lega-Forza Italia? Probabile. Ma se le cose non dovessero cambiare, a questo scontro interno all’esecutivo prima o poi si arriverà, perché ormai il problema è nazionale.

Non è un caso se nella prima riunione della segreteria dell’éra Letta – più sensibile della precedente segreteria romanocentrica – il Partito democratico ha discusso proprio di questo problema. Letta non chiede il commissariamento, almeno per il momento, ma di certo il partito non intende osservare passivamente il disastro lombardo targato Fontana-Moratti-Bertolaso, anche su spinta del Partito democratico di Milano che ha promosso una petizione popolare per chiedere il commissariamento della Regione Lombardia – già sottoscritta da 25mila persone in pochi giorni.

Spiega Silvia Roggiani, segretaria dell’area milanese del partito: «La Lombardia ha bisogno di aiuto, e non basta pensare che sia sufficiente far dimettere qualche dirigente per risolvere le cose. È un anno che denunciamo ritardi e continui errori, e a nulla sono serviti i cambi di poltrone decisi da Fontana. Questa giunta deve prendere atto del suo fallimento e smetterla di nascondersi dietro proclami e scaricabarili. Insieme alle cittadine e ai cittadini chiediamo che il Governo mandi in Lombardia un Commissario capace di gestire le vaccinazioni e di mettere fine a questo incubo».

Draghi non potrà ignorare il malumore del Partito democratico. Da parte sua, il nuovo segretario ha ben presente tre cose. Primo, che la pessima prova dei governanti lombardi – oltre ovviamente a causare disastri sul piano umano e sociale – rallenta la campagna nazionale di vaccinazioni; secondo, che il Partito democratico deve guardare con tempismo e continuità al Nord e ai suoi problemi se vuole recuperare un minimo di competitività politica e elettorale; terzo, che la distinzione, anche conflittuale, con la Lega non va oscurata, quando in questione ci sono battaglie così importanti.

Ecco perché il Nazareno vorrebbe qualcosa di più da un governo che conta ben nove ministri lombardi al suo interno. Difficile che di fronte ai ritardi, gli errori, i disguidi organizzativi basti esortare Fontana e Letizia Moratti ad attenersi alle regole nazionali sulla vaccinazione. La colossale figuraccia sul “licenziamento” di Aria cui la giunta lombarda aveva affidato l’organizzazione della campagna vaccinale è solo l’ultimo, penoso episodio dell’operato del suo Fontana-Moratti.

Da mesi i dem milanesi chiedono le dimissioni del governatore (e ottenute quelle di Gallera) ma la situazione non è certo cambiata. Bertolaso si infastidisce quando i giornalisti lo criticano (penoso il suo abbandono durante una civilissima intervista di Skytg24) ma il suo operato non pare esattamente difendibile. Di qui lo strappo dei dem di Milano: presidente, commissari la Lombardia prima che sia troppo tardi. Enrico Letta ascolta. Mario Draghi e i nove ministri lombardi che faranno?

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