Fungo tossicoLa salute dei polinesiani compromessa dagli esperimenti nucleari della Francia

Una nuova indagine, condotta dall’ong Disclose, l’organizzazione ambientale Interprt e il programma Science & Global Security dell’Università di Princeton, ha fatto luce sulle conseguenze degli esperimenti del governo francese nel Pacifico del Sud tra il 1966 e il 1996. Le radiazioni avrebbero colpito oltre 100mila persone e causato più di 10mila casi di tumore

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I test nucleari condotti da Parigi nella Polinesia francese tra gli anni Sessanta e Novanta avrebbero sottoposto a radiazioni migliaia di civili e favorito l’insorgere di devastanti tumori. Un danno che per Parigi significherebbe una spesa in indennizzi di almeno 700 milioni di euro. È questo che emerge dall’inchiesta Toxique, esito della collaborazione tra l’ong di giornalismo investigativo Disclose, l’organizzazione ambientale Interprt e il programma Science & Global Security dell’Università di Princeton, dopo due anni di indagini sulle conseguenze degli esperimenti sulla popolazione e sull’ambiente nel Pacifico del Sud.

L’inchiesta biennale, grazie a documenti militari declassificati, testimonianze inedite, perizie scientifiche e ricostruzioni in 3D, dimostrerebbe la vera entità delle radiazioni durante la stagione dei test nucleari (193), tra le isole di Moruroa e Fangataufa ma anche in prossimità di Tahiti, iniziata il 2 luglio 1966 e durata trent’anni.

Toxique suggerirebbe in particolare che l’impatto dei test di Aldébaran, Encelade e Centaure, rispettivamente del 1966, 1971 e 1974, è stato molto più grande di quanto ufficialmente riconosciuto.

«Lo Stato – ha dichiarato al Guardian il caporedattore di Disclose Geoffrey Livolsi – ha cercato di seppellire il patrimonio tossico di questi test. Il nostro è il primo tentativo scientifico veramente indipendente di misurare l’entità dei danni e di riconoscere le migliaia di vittime dell’esperimento nucleare francese nel Pacifico».

 

Nel 2006 il Commissariato francese per l’energia atomica (Cea) aveva tranquillizzato sui bassi livelli di radiazioni a cui era stata sottoposta la popolazione e nel 2010 Parigi aveva creato il Civen, una commissione incaricata di indennizzare le vittime civili e militari della campagna nucleare.

Secondo Disclose, però, calcoli sbagliati e omissioni avrebbero sottostimato l’impatto nocivo degli esperimenti, escludendo così da un possibile risarcimento migliaia cittadini, operai e militari. Poi nel 2013, quando il ministero della Difesa francese ha deciso di desecretare i documenti sul tema, diversi studiosi hanno iniziato a setacciare le carte disponibili.

Secondo i dati emersi dalla nuova ricerca, la sola bomba Centaure – l’ultima ad essere esplosa nell’atmosfera prima che i test francesi si spostassero sottoterra – avrebbe portato livelli di contaminazione maggiori del 40% rispetto a quelli dichiarati, investendo migliaia di persone in più rispetto alle dichiarazioni ufficiali, che parlavano di una nube atomica alta di 9mila metri di altezza che si sarebbe dispersa verso nord. Tuttavia, sembrerebbe che l’altitudine raggiunta dal fungo tossico sia stata invece di 5.200 metri e che le radiazioni si siano spostate verso Papeete. In questo modo, gli abitanti polinesiani sarebbero stati esposti per giorni alle radiazioni e in una quantità tre volte superiore rispetto a quanto calcolato dalla Cea.

Secondo l’Agenzia Anadolu, in altre aree come le isole Gambier la popolazione locale avrebbe manifestato la comparsa di tumori alla tiroide, alla gola e ai polmoni, leucemie. Le stesse malattie che avrebbero colpito 2mila dei 6mila militari che, tra il 1966 e il 1974, risiedevano negli atolli di Moruroa e Fangataufa.

Da Toxique è emerso anche un rapporto riservato, inviato da Parigi al governo polinesiano, nel febbraio dello scorso anno riferiva del dilagare di tumori della tiroide nelle isole Gambier, zone direttamente colpite dalle ricadute del primo test nucleare francese, Aldéraban, nel luglio1966. Secondo il rapporto, riconoscimento ufficiale della Francia dell’impatto sulla salute dei test, questo lascia pochi dubbi sulla relazione tra le radiazioni ionizzanti e l’insorgenza di tumori.

In base alle interviste agli abitanti polinesiani, molti dei quali erano bambini al momento dei test, i tumori e i danni riscontrati a ossa e muscoli, legati all’avvelenamento da stronzio e cesio, sono stati diagnosticati in tutte le isole.

«Per le vittime – si legge nel dossier – il ricorso al Civen è diventato equivalente a un muro inviolabile. Nei dieci anni trascorsi dalla sua creazione, solo 454 persone (di cui solo 63 abitanti locali) hanno ricevuto un’offerta di risarcimento per i tumori causati dall’esposizione alla radioattività, mentre più dell’80% dei casi sottoposti sono stati rigettati. I richiedenti respinti non hanno alcuna possibilità di sapere il perché di questa decisione: la commissione, infatti, non fornisce alcuna giustificazione per le sue decisioni, che non sono rese pubbliche».

Così, molte famiglie hanno rinunciato a cercare di rivendicare ciò che spetterebbe loro di diritto perché non dispongono delle informazioni mediche necessarie per presentare un reclamo, né dei mezzi per stabilire con precisione il livello di radiazioni a cui sono state esposte.