The Blonde ThatcherProlegomeni sonciniani alle verità fondamentali di Chiara Ferragni sui mariti

Il punto non è avere un compagno che le amiche (zitelle) ti invidino. Il punto è averne uno che non ti ostacoli, quale che sia il tuo desiderio: governare il paese, o prendere dei cuoricini su foto biotte su Instagram

Ferragni

Quasi nessuna delle mie amiche ha un marito decente. E, quando dico «quasi», è perché ognuna si senta l’eccezione, e non mi tolga il saluto, offesa dal mio aver detto in pubblico ciò che sospiro sempre in privato: ma come fai a stare con quell’inutile pezzo di carne?

Quasi nessuna ha un marito intelligente, spiritoso, o anche solo manzo da poster. Uno che ti faccia capire perché alla tua amica sia venuta voglia di mettersi un estraneo in casa. Quasi tutte si sono sposate per la principale ragione per cui le donne si sposano non avendo più bisogno di sposarsi per esistere: per non essere la zitella ai pranzi di famiglia.

Essere la zitella è tabù quasi più di ingrassare (quasi), e le donne che conosco – donne emancipate, con carriere fiorenti e parrucchieri costosi, con senso dell’umore e piglio indipendente – farebbero di tutto per non essere quella che «nessuno se l’è pigliata, poverina».

Farebbero di tutto, anche tenersi un inutile pezzo di carne, il cui principale merito è quello che un direttore di Radio 2, quand’ero giovane, attribuiva ai miei interventi tra un disco e l’altro: «Non dà fastidio».

Ogni volta che leggo la storia di qualche donna picchiata che ci mette vent’anni a denunciare, che non se ne va di casa, che sapeva benissimo con chi si stava mettendo ma ci si è messa lo stesso, ogni volta penso che – più ancora di tutto quel che ci raccontiamo: l’inaffidabilità della giustizia nel proteggerti, la difficoltà di mantenerti, il problema dei figli piccoli – valga quel meccanismo lì: almeno ho un marito. Ogni volta penso che è solo per un caso che le mie amiche sono incappate in degli inutili pezzi di carne invece che in dei violenti (o forse la principale forma d’intelligenza femminile è, tra i mariti qualsiasi che potresti procurarti, scegliere quello meno dannoso).

Tutta questa premessa verrà insultata da un po’ tutte – dalle mie amiche e dalle donne menate, dalle femministe dei cancelletti e dalle organizzatrici di rifugi per donne in fuga da situazioni violente – giacché una cosa che il postmoderno riduce a «fascista!» è ipotizzare che la nostra vita vada come abbiamo deciso che vada. Che, certo, lui non ti deve menare, ma forse pure tu potresti evitare di metterti con uno che ti mena. Stai dicendo che se l’è cercata, puntesclamativo. Difendi la mascolinità tossica e la violenza del patriarcato, ripuntesclamativo. Ritenere le donne esseri adulti e quindi responsabili delle proprie azioni è considerato inaccettabile dalle ideologie contemporanee. Povere noi.

Tutta questa premessa serviva a parlare di Chiara Ferragni, che l’altroieri ha fatto la cosa più coraggiosa e impopolare che abbia visto fare a una donna da che esiste Instagram – no, non fotografarsi coi brufoli.

Chiara Ferragni si è fatta una foto nuda allo specchio. Non si vede niente di sconveniente (Instagram censura gli elementi di nudità quali i capezzoli): ha una mano a coprire le tette, e il taglio inferiore della foto mostra solo la pancia a fine gravidanza.

Ha raccontato che si era addormentata sul divano guardando la tele, si è svegliata alle due di notte, è andata a struccarsi e a mettersi l’olio sulla pancia, ha pensato che il corpo di una donna incinta è una cosa bellissima e si è fatta una foto. Fin qui tutto bene: body positivity e tutte quelle menate cui il pubblico femminile abbocca come un sol tonno.

Senonché la mattina dopo vede la foto sul telefono e decide di pubblicarla su Instagram. Ed è allora che arriva, in varie forme e reiterazioni, il commento che ti aspetti dal pubblico femminile: ma tuo marito cosa dice che pubblichi foto biotte? O, ancora più causa d’indignazione ferragniana: ma tuo marito ti permette di pubblicare foto nuda?

E quindi Chiara Ferragni decide di educarci. Di dirci ciò che non vogliamo sentirci dire. Di mettere a rischio la propria innocua universalità. Chiara Ferragni prende il telefono e ci monologa dentro, in due lingue, il suo stupore perché, nel 2021, le donne ritengono di dover chiedere il permesso al marito per fare un po’ quel che credono – fotografarsi nude, scalare l’Himalaya, iscriversi a un corso di tango.

Chiara Ferragni dice, senza dirlo mai: procuratevi un uomo decente, non un uomo purchessia. Chiara Ferragni chiede, senza chiederlo mai: ma come vi viene in mente, nel 2021 e con tutte le possibilità aperte, di mettervi con uno che ritenga di dovervi concedere dei permessi? Come vi viene in mente di ritenere di dover chiedere dei permessi? Le vostre nonne cos’hanno lottato per avere diritto di voto a fare? Le vostre madri cosa sono andate a lavorare a fare? Com’è possibile che viviate nel secolo in cui una donna può tutto e vi comportiate come le massaie di cent’anni fa cui non restava che aspettare il ritorno a casa del marito e venire ricompensate dal suo buonumore se la cena era di suo gradimento? Cosa mi seguite a fare, se non avete ancora imparato ad avere un’indipendenza, un reddito, una personalità?

Era da quando la Thatcher disse che quale solidarietà sociale, la società non esiste, che non sentivo una donna fare un discorso così irricevibile, dire una verità che siamo così determinate a non ascoltare.

Oltretutto, proprio come la Thatcher, la Ferragni ci costringe a considerare il corollario: pensavamo quelle due avessero i mariti più inetti del mondo, e invece dopo averle sentite teorizzare ci rendiamo conto che se li sono scelti con cura. Che il punto non è avere un marito che le amiche (zitelle) ti invidino. Il punto è avere un marito che non ti ostacoli, quale che sia il tuo desiderio: governare il paese, o prendere dei cuoricini su Instagram.

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