Casino di cartaPerché Sky Rojo vuole essere la traduzione spagnola di Quentin Tarantino

La nuova serie Netflix esplora il dramma della prostituzione (ma anche della dipendenza, dello sfruttamento e della tratta) con ritmi indiavolati e scene pulp. Gli episodi sono brevi e compatti, la costruzione è azzeccata. Anche se, nonostante le atmosfere, rimane in superficie

Frame (da Netflix)

La formula impiegata per descriverlo è “latin pulp”. È “Sky Rojo”, ultimo lavoro di Álex Pina e Esther Martínez, gli inventori della “Casa di carta”, che scodellano per Netflix (ormai la Spagna è un hub di progetti importanti) un prodotto forse meno raffinato ma non per questo di minor valore.

È pulp perché mostra le avventure di tre prostitute che, dopo avere preso a mazzate il pappone si danno alla fuga e vengono inseguite dai suoi scagnozzi per tutta Tenerife. È pulp perché c’è sesso, sangue, tanta violenza esuberante e quasi cartonesca, i colori variopinti del bordello Las Novias Club (o soltanto “El Club”), il gusto per gli incroci surreali (i due scagnozzi che discutono della madre disabile mentre seppelliscono una prostituta che hanno soffocato).

Ed è “latino”, come è ovvio. La protagonista Coral (Verónica Sánchez) è spagnola, le sue due compagne di fuga sono Wendy (Lali Esposito), argentina, e Gina (Yani Prado), cubana. Per gli autori si tratta di una rappresentazione della composizione delle prostitute in Spagna, oltre a un trittico di problemi sociali (dipendenza da droga, traffico di esseri umani, fuga da persecutori). Per i più maligni è un modo per intercettare tutto il pubblico ispanofono, compreso il Sudamerica.

Come fa notare il Guardian, non si sentirà mai la parola «sex worker». Meglio così: nonostante il tono leggero di fondo (è una commedia), “Sky Rojo” affronta la realtà della prostituzione senza espedienti anodini né trattati. Racconta squallori e miserie di cortigiane moderne, ricorda la complessità del legame tra sfruttate e sfruttatore (Romeo, il capo del bordello, è Asier Etxeandia, i suoi due uomini sono Miguel Ángel Silvestre, che lavora nsieme al fratello minore Enric Auquer) accenna a passati difficili, traumi e problemi. Non risparmia nulla, il dramma c’è e – volendo – c’è anche una ricercata definizione psicologica.

Ogni prostituta del Club, viene spiegato, dal momento in cui entra a far parte del gruppo viene riplasmata per esprimere un particolare modello del desiderio maschile. Romeo è il cattivo per definizione, violento e crudele, anche lui cartonesco, ma è in grado di cogliere un’essenza vera per ciascuna.

Coral allora è la donna raffinata, «quella che un uomo vuole dopo aver visto un film francese», Wendy è «il gatto selvaggio che tutti vogliono domare» mentre Gina «è la fanciulla romantica che vive di sogni». Per ciascuna di loro questo tratto/stereotipo sexy si rivelerà vero anche nel prosieguo della fuga, difficile da smontare nell’intrecciarsi frenetico degli episodi.

E questo forse è il tratto più evidente di “Sky Rojo”, la rapidità. Sono un formato compatto, otto episodi di circa 25 minuti. Totale: quasi tre ore.

«È quello che vogliono gli spettatori, fiction più veloci e di consumo intenso. Bisogna essere brutali per catturare l’attenzione ogni minuto», ha spiegato Esther Martinez. Questo spiega il corso irregolare degli episodi insieme alla regolarità dei cliffhanger alla fine di ogni puntata, con in mezzo i rari momenti di lentezza.

Poteva essere un Frankenstein di buone intenzioni, documentario e spaccato della prostituzione, hanno detto gli autori. «Ma abbiamo preferito una forma diversa. Si può parlare di cose serie anche così». Cioè chiamando in causa Quentin Tarantino, mettendo in piedi una storia di sorellanza, e intrecciando segreti e ricordi in paesaggi bruciati e deserti.