Digital e greenPerché fare bene la spesa è una questione di etichette

Nel talk organizzato da GS1 Italy, in occasione della Milano Digital Week, si parla del nuovo modo di fare acquisti, delle nuove tendenze nei consumi, e dell’attenzione per la sostenibilità da parte di consumatori e aziende. Tra gli ospiti: Alessandro Perego, Marco Cuppini e Marco Bianchi

Fare bene la spesa è una questione di etichetta. È questo il titolo e il tema centrale del talk organizzato da GS1 Italy nell’ambito della Milano Digital Week. L’incontro sarà un’occasione per scoprire come è cambiato il modo di fare la spesa, le nuove tendenze nei consumi, l’attenzione per la sostenibilità di consumatori e aziende e tutti gli strumenti per “far viaggiare” le informazioni di prodotto.

Dai trend di acquisto alle etichette intelligenti, dalla logistica green alla comparazione online dei prodotti, GS1 Italy ripercorre il percorso di alimenti e preferenze dei consumatori. Un viaggio che, partendo dal modo in cui i consumatori decidono cosa comprare, arriva fino all’identificazione e alla tracciabilità di ogni prodotto: elementi fondamentali per garantirne la sicurezza, per calcolarne l’impatto ambientale e per assicurare la “circolarità” del prodotto finito o delle sue componenti.

Ma come è cambiato il modo di fare la spesa degli italiani dopo periodo di emergenza sanitaria? «È indiscutibile che nel mondo dell’e-commerce ci sia stata un’esplosione nell’ultimo anno» esordisce Alessandro Perego, professore ordinario di logistica e supply chain management al Politecnico di Milano, tra gli ospiti delle presentazione. «È aumentato il consumo online di prodotti alimentari in generale, con un mercato che ha sfiorato circa i 3 miliardi di euro. L’e-commerce alimentare è un fenomeno evidente ma ancora embrionale», continua Perego.

Perché? «Dietro a quello che compriamo c’è una filiera molto articolata che si deve ancora riformare per poter sfruttare al meglio questo canale – dice il docente. Le aziende si sono dovute preparare, sopratutto quelle più travolte dal fenomeno: ovvero le aziende tradizionali».

Da punto di vista dei consumatori, invece, si punta sì sull’e-commerce ma sempre con un occhio di attenzione per l’experience. E qui subentrano le nuove sfide. «Se vogliamo raggiungere una maggiore penetrazione dell’online, anche l’offerta online si deve rileggere. E oltre a diventare più conveniente dal punto di vista di tempi e spesa, anche l’esperienza deve diventare interessante», continua Perego.

Una trasformazione che interessa anche la qualità del prodotto. Quanto effettivamente il cittadino italiano legge l’etichetta di un alimento e quanto ne capisce il significato? «Il consumatore, usando uno slogan sta dicendo: “non diteci cosa dobbiamo mangiare, ma diteci cosa mangiamo”», spiega Marco Cuppini, direttore Centro Studi e Comunicazione di GS1 Italy. «Per scegliere bisogna però essere informati. E l’informazione è comunque cresciuta, per vari motivi: da un parte il legislatore sta entrando sempre più nel merito, rendendo obbligatori alcune informazioni che prima non c’erano; e dall’altra parte c’è invece la grande attenzione dimostrata dalle aziende, che hanno capito che l’etichetta è un vero media per raccontare il prodotto e parlare con il consumatore», continua Cuppini.

Il comportamento degli italiani passa anche e sopratutto dall’alimentazione, intesa come educazione alimentare. E in questo periodo di pandemia i costumi e le abitui sono visibilmente cambiate. Ma come? «All’inizio della pandemia c’è stato un tipo di spesa ossessiva-compulsiva: nel momento del panico non si è fatta attenzione a quello che abbiamo acquistato», dice Marco Bianchi, divulgatore e food mentor. «Poi, grazie all’informazione e alla comunicazione, nel nostro carrello della spesa abbiamo cominciato a mettere alimenti caratteristici di una dieta più equilibrata», continua Bianchi. Come è avvenuta questa transizione? «Le aziende hanno adottando delle campagne social con dei contenuti di spessore e con informazioni scientifiche sulla natura dei prodotti», dice il divulgatore.

A supporto del settore, in particolare negli studi qualitativi del prodotto, c’è anche la scienza. Le innovazioni tecnologiche che possono aiutarci a combattere lo spreco alimentare o per fare prevenzione, per esempio, possono «partire dal packaging, che è oggetto di molte sperimentazione anche d parte delle start-up», spiega Perego. «C’è una parte di packaging che lavora per la conservazione dei prodotti, mentre un’altra “parlante” che serve per fornire informazioni al consumatore. Sono aspetti fondamentali, per sapere cosa si compra», continua il professore. C’è poi il packaging digitale, che può essere collegato con altri strumenti digitali: «Questo può servire per una spesa intelligenti o per fare una verifica di quello che effettivamente si sta comprando», dice Perego.

Quanto alla sostenibilità, per aziende e consumatori i consigli sono molti: «La filiera è molto attenta alla sostenibilità, non solo ecologica ma anche sociale. Mentre il comportamento dei consumatori è ancora sotto esame, perché non è semplice individuare le abitudine più comuni da parte delle aziende stesse», chiosa Perego. I temi della sostenibilità, nondimeno, sono presenti anche sulle etichette dei prodotti: «In particolare è presente il tema dello smaltimento dei rifiuti, il che ci racconta una sensibilità crescente sia nei consumatori finali sia nelle aziende», conclude Bianchi.