Il verdetto dell’Ema su AstraZenecaOra bisognerà essere chiari nella comunicazione sui vaccini, dice la commissaria Ue alla Salute

Stella Kyriakides spiega al Corriere che se l’esito sarà che il farmaco è sicuro «dobbiamo affrontare la questione della fiducia dei cittadini e possiamo farlo in modo efficace se gli esperti nazionali e l’Agenzia del farmaco avranno una voce comune»

(AP Photo/Sakchai Lalit, File)

«La fiducia risiede nel credere nella scienza. Dobbiamo mandare il messaggio corretto e combattere ogni esitazione nei confronti dei vaccini». Lo dice al Corriere la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides, in attesa della decisione dell’Ema sul vaccino AstraZeneca. L’Agenzia europea per i medicinali oggi formulerà il suo parere dopo le segnalazioni di alcuni casi tromboembolici insorti in seguito alla somministrazione del siero, che hanno portato una quindicina di Stati Ue, tra cui l’Italia, a sospendere in via precauzionale il vaccino.

L’Ema, spiega la commissaria, ha fatto le sue indagini. E «alcuni Stati membri hanno deciso in via precauzionale di sospendere l’uso del vaccino AstraZeneca». Ora «dobbiamo aspettare la valutazione scientifica finale e poi dovremo essere molto chiari nella comunicazione. Se l’esito sarà che il vaccino è sicuro e si può usare dobbiamo affrontare la questione della fiducia dei cittadini e possiamo farlo in modo efficace se gli esperti nazionali e l’Ema avranno una voce comune».

Ma, spiega Kyriakides, «penso sia stato corretto optare per l’autorizzazione condizionata dell’immissione in commercio dei vaccini che passa dall’Ema, ci ha permesso di rilevare tutti gli incidenti. I cittadini stanno seguendo questo processo da vicino, sanno che non abbiamo preso scorciatoie sulla sicurezza. Solo la trasparenza può ricostruire la fiducia nei vaccini».

Ieri la Commissione Ue ha anche presentato una Comunicazione «per una riapertura sicura e sostenibile» in cui si fa riferimento a «una base scientifica più chiara» per la revoca delle misure di contenimento. «La Comunicazione», dice la commissaria, «vuole fornire un quadro di coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri. Vogliamo un approccio comune perché è più efficace, non perché abbiamo registrato un’assenza di basi scientifiche. Siamo consapevoli che ci sono indicatori epidemiologici diversi tra i Paesi. Vogliamo un approccio che sia prevedibile dai cittadini e dalle imprese».

E sempre ieri si è ipotizzata l’adozione di un certificato verde digitale. «Ci sono ancora molte cose che non sappiamo sul Covid. La durata dell’immunità è ancora sotto indagine. La scienza si evolve continuamente: il certificato verde digitale sarà semplice e flessibile per poterlo aggiornare. Potrà confermare che il possessore è stato vaccinato, o dire se ha un test negativo valido o se è guarito dal Covid», dice.

Quanto alla stretta annunciata sull’export di vaccini verso la Gran Bretagna, spiega: «Reciprocità e proporzionalità: questo è il modo in cui procediamo. Abbiamo bisogno di assicurare che i vaccini previsti nei nostri contratti siano consegnati».

Certo, aggiunge, «all’inizio del primo trimestre ci sono state delle difficoltà, è stata creata la task force guidata dal commissario Thierry Breton per aumentare la capacità produttiva. Abbiamo avuto sempre un approccio cauto sui numeri ma ora abbiamo una fotografia chiara su come le case farmaceutiche stanno accelerando». E precisa: «La salute è competenza nazionale ma i cittadini si aspettano di più dall’Ue nell’ambito della salute da quando è scoppiata la pandemia. All’interno dei trattati stiamo facendo il più possibile».