Sotto scaccoL’Unione europea non affronta Erdogan e ignora i diritti violati in Turchia

Sulla distensione dei rapporti tra Ankara e Bruxelles pesano le mosse interne del presidente turco che ha chiesto la messa al bando del partito filo-curdo Hdp e ritirato il Paese dalla Convenzione di Istanbul. I rappresentanti europei però preferiscono non affrontare l’argomento e proseguire con una linea di dialogo per paura di ripercussione sui migranti bloccati al confine

Lapresse

Le relazioni con la vicina Turchia saranno ancora una volta al centro prossimo Consiglio europeo, previsto per il 25-26 marzo. I leader dei Paesi Ue sono infatti chiamati a discutere della situazione nel Mediterraneo orientale e ad esaminare il rapporto redatto dall’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, sulla base delle conclusioni del Consiglio europeo di dicembre. In quell’occasione era stata infatti rimandata a marzo la presa di posizione dell’Ue nei confronti della Turchia, in attesa di vedere non solo quali sarebbero state le future mosse di Ankara, ma soprattutto in vista dei risultati delle presidenziali americane. Proprio l’elezione del democratico Joe Biden è uno dei fattori determinanti della politica estera comunitaria nel Mediterraneo, come dimostra la recente videoconferenza tra Ursula von der Leyen, Charles Michel e Recep Tayyip Erdogan.

I presidenti di Consiglio e Commissione hanno infatti sottolineato «l’importanza di una de-escalation continua e di un ulteriore rafforzamento della fiducia per permettere un’agenda Ue-Turchia più positiva», tendendo ancora una volta la mano ad Ankara ed evitando nuove sanzioni. Come anticipato da Reuters, infatti, l’Ue ha accantonato il progetto di prendere ulteriori provvedimenti contro la Turkish Petroleum Corporation, l’azienda petrolifera dello Stato turco, coinvolta nelle esplorazioni nel Mediterraneo orientale. 

A pesare su questa scelta sono stati principalmente due fattori, primo fra tutti le indicazioni arrivate dagli Stati Uniti. Il presidente Biden ha infatti chiesto all’Ue una maggiore distensione dei rapporti con la Turchia in virtù della comune appartenenza alla Nato e del suo desiderio di riportare Ankara nel quadro delle relazioni transatlantiche. La richiesta americana arriva tra l’altro in un momento di relativa tranquillità nel Mediterraneo: la Turchia ha interrotto da alcuni mesi le esplorazioni nelle acque contese con la Grecia e l’adesione di Ankara all’EastMed Gas Forum sembra sempre più probabile dopo l’apertura di Israele. Se così fosse, il Paese anatolico parteciperebbe alla gestione delle risorse del Mediterraneo e sarebbe più incentivato a collaborare con l’Ue.

In ambito prettamente europeo, invece, ha ancora una volta influito la posizione tedesca: la cancelliera Angela Merkel è stata fin dall’inizio una sostenitrice della via diplomatica, contrapponendosi a quegli Stati che chiedevano invece un intervento più duro da parte dell’Europa. La preoccupazione maggiore della Germania è che Erdogan possa usare la carta dei migranti bloccati in Turchia come arma di ricatto nei confronti dell’Europa, aprendo i confini turchi e creando così una nuova crisi migratoria in Grecia. Una prospettiva simile danneggerebbe l’Europa intera, ma sarebbe ancora più dannosa per il partito della cancelliera a così pochi mesi dalle elezioni in Germania, le prime senza Angela Merkel a capo della Cdu. 

D’altronde lo stesso Borrell lunedì, a seguito della riunione dei ministri degli Esteri Ue, ha ribadito l’importanza dell’accordo sui migranti e sottolineato come l’Unione abbia intenzione di rinnovare l’intesa con Ankara. «È nostro comune interesse prevenire l’immigrazione irregolare, evitare perdite di vita e aiutare la Turchia», ha affermato l’Alto rappresentante. 

Un problema di valori
Ma sulla distensione dei rapporti con la Turchia pesano le mosse interne del presidente Erdogan, che aumentano la distanza tra Ankara e Ue sul piano dei valori e della democrazia. In pochi giorni, il presidente turco ha infatti lanciato due importanti attacchi contro i diritti nel Paese anatolico, chiedendo la messa al bando del partito filo-curdo Hdp e ritirando la Turchia dalla Convenzione di Istanbul. 

Il primo tema era già noto al momento dell’incontro virtuale tra Erdogan, von der Leyen e Michel ma i rappresentanti europei hanno preferito non affrontare l’argomento, anche se in precedenza Borrell aveva espresso «forte preoccupazione» per i provvedimenti adottati contro l’Hdp. «In qualità di Paese candidato all’Ue e membro del Consiglio d’Europa, la Turchia deve urgentemente rispettare i suoi obblighi democratici fondamentali. La chiusura del secondo più grande partito di opposizione violerebbe i diritti di milioni di elettori in Turchia», ha affermato l’Alto rappresentante. «Ciò si aggiunge alle preoccupazioni dell’Ue per il regresso dei diritti fondamentali in Turchia che mina la credibilità dell’impegno dichiarato delle autorità turche per le riforme».

Ancora più grave è stata poi la decisione di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, una mossa che «rischia di compromettere la protezione e i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze in Turchia» e che «invia anche un messaggio pericoloso in tutto il mondo. Non possiamo quindi non esortare la Turchia a revocare la sua decisione». 

Nonostante le rimostranze espresse da Borrell, l’Ue non sembra intenzionata a basare le sue relazioni con la Turchia sul rispetto della democrazia o dei diritti nel Paese anatolico. In questo momento, continuare il braccio di ferro con la Turchia non è un’opzione per l’Europa, troppo debole e divisa internamente per poter tener testa ad Ankara. Erdogan, ancora una volta, ha saputo approfittare della situazione per continuare indisturbato con la repressione interna, ottenendo anche una distensione dei rapporti con il Vecchio continente. E strappando persino la mezza promessa di una visita dei vertici dell’Ue in Turchia nei prossimi mesi. 

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