«I percorsi di apprendimento continuo per rendersi occupabili nel mercato del lavoro non sono più derogabili». Lo ha spiegato Manlio Ciralli, Group Svp Marketing Adecco e Founder Phyd, nel corso dell’evento “Ambizione Italia #Digital Restart” di Microsoft. «Bisogna passare dal paradigma dell’occupazione a quello dell’occupabilità».
Per compiere questo cambio di passo, nel 2019 il Gruppo Adecco – proprio nell’ambito del progetto di ecosistema “Ambizione Italia” – ha lanciato e sviluppato la piattaforma Phyd per misurare l’indice di occupabilità dei lavoratori grazie all’intelligenza artificiale di Microsoft. E dopo la piattaforma, lo scorso settembre è stato anche inaugurato a Milano un nuovo spazio “phygital”, fisico e digitale, dove tra le diverse opportunità è possibile fare una valutazione delle proprie competenze e intraprendere percorsi di formazione personalizzati.
«Si tratta di una piattaforma aperta a chiunque», spiega Ciralli, «che restituisce una percentuale su quanto si è aderenti o meno rispetto a una professione, e delinea i percorsi formativi necessari ad accrescere le competenze che servono a migliorare il proprio livello di occupabilità».
A partire da fine febbraio, Phyd ha introdotto anche un ulteriore strumento di allenamento: la nuova sezione Coaching – disponibile sulla piattaforma digitale – che dà la possibilità a tutti i “phyders”, ossia gli iscritti, di sviluppare al meglio il proprio potenziale grazie all’aiuto di esperti del settore. I coach forniscono a studenti e professionisti consigli per comprendere quale strada intraprendere per dare il via (o anche solo una svolta) alla propria carriera, accompagnandoli in un percorso di miglioramento e crescita sia a livello personale che professionale.
Phyd è una «palestra delle competenze» per essere competitivi in un mercato del lavoro che è sempre più fatto di «sliding doors», dice Ciralli. «Se non ci adeguiamo rischiamo la polarizzazione sociale per la mancanza di competenze in linea con lo sviluppo tecnologico in atto e con le richieste del mercato».
Ma è anche uno strumento per rispondere allo skill mismatch, che è uno dei principali problemi del sistema della formazione italiana. «Oltre alle professioni tecnologiche e digitali», ricorda Ciralli, «non dimentichiamoci che osserviamo carenze per 10mila posti di lavoro vacanti a settimana nel mondo manifatturiero, che non siamo in grado di coprire con i tradizionali sistemi formativi».
Se la tecnologia è dappertutto, anche in fabbrica, bisogna adeguare insomma le competenze e i percorsi per svilupparle. «In Europa, entro il 2025 l’automazione e la robotica genereranno 9,5 milioni di nuovi posti di lavoro», dice Ciralli. Ma con l’invecchiamento della popolazione si creano sempre più possibilità anche «nel welfare, servizi alle persone e nell’ambito medicale». Senza dimenticare le «posizioni green».
A patto però che l’apprendimento sia continuo. «L’obsolescenza delle competenze ormai ha un arco di 5-7 anni al massimo», ribadisce il manager. «Chi sta nel mercato del lavoro oggi deve inserirsi in percorsi di apprendimento costante». Non a caso, «quello a cui oggi guardano le aziende è proprio l’attitudine dei candidati alla apertura costante verso conoscenze aggiuntive».