Vita esattaL’utopia di insegnare alla gente a pensare meglio

Julia Galef è tra le più importanti esponenti del Razionalismo, una corrente di pensiero che insegna a vivere secondo logica che ha attratto gran parte della comunità scientifica e imprenditoriale della Silicon Valley. Il suo pensiero è però l’espressione di un sogno forse irrealizzabile

Fotografia di Michael Dziedzic, da Unsplash

Come smettere di sbagliare. O meglio: come evitare di farsi condizionare da pregiudizi ed errori di ragionamento. Ma visto che è quasi impossibile, anche come imparare (parola fondamentale) a rivedere le proprie idee e convinzioni alla luce delle nuove informazioni.

Sono le lezioni che intende dare al lettore l’ultimo libro di Julia Galef, “The Scout Mindset: Why Some People See Things Clearly And Others Don’t”, opera di self-help, certo, ma soprattutto di divulgazione. L’obiettivo è di diffondere il più possibile, come spiega in questa intervista al New York Magazine, le idee del movimento razionalista, considerato da più parti l’ideologia dominante della Silicon Valley.

Lei stessa ne è una delle voci più note: conduce un podcast, Rationally Speaking, ha fondato nel 2012 a San Francisco il Center For Applied Rationality, che si propone(va) di applicare alla vita di tutti i giorni i principi di una vita razionale (l’utopia della vita esatta, avrebbe detto Robert Musil) e dopo una lunga serie di workshop, conferenze, test e corsi, ha deciso di uscire dall’organizzazione e dedicarsi alla scrittura del libro. Sono serviti cinque anni, spiega, perché ogni affermazione doveva essere verificata e razionale.

Il movimento razionalista, una sorta di comunità nata su internet all’inizio degli anni ’10, si propone di riformare il modo di pensare, e perciò di agire, degli esseri umani, rianalizzando la realtà attraverso i principi ferrei della logica e dei teoremi di Bayes. I blog di riferimento sono almeno due: LessWrong e Slate Star Codex, quest’ultimo chiuso verso la fine del 2020 a causa di una serie di polemiche sulla libertà di espressione e poi riaperto su Substack con il nome di Astral Codex Ten.

Fin dalle origini, il pensiero dei razionalisti è segnato dal timore nei confronti dell’Intelligenza Artificiale, che una volta perfezionata si sarebbe rivolta contro l’umanità.

Una convinzione condivisa con il ricercatore Eliezer Yudkowsky, che darà grande spinta sia al loro movimento che a progetti per creare – non è ironico – nuovi modelli di Intelligenza Artificiale. Lui, come i razionalisti, era convinto di essere tra i pochi consapevoli dei rischi della nuova tecnologia e, di conseguenza, capaci di limitarne la pericolosità.

Attorno al razionalismo confluisce, in buona sostanza, gran parte della comunità scientifica e imprenditoriale della Silicon Valley. Si sviluppano nuovi filoni: alcuni di destra, come i neoreazionari”, altri più libertari, composti da persone che scelgono di vivere in case comuni e praticare il poliamore. Come ha dichiarato al New York Times il professor Scott Aaronson, dell’Università del Texas «sono di fatto degli hippie. Soltanto, rispetto a quelli originali, parlano di più dei teoremi di Bayes».

Anche lui ha vissuto in una di queste case, e anche Julia Galef. Lei però si è avvicinata di più a un ramo del razionalismo dedicato «al bene comune», per esempio con studi e ricerche per ridurre il prezzo della sanità e limitare la diffusione delle malattie.

È la corrente degli effective altruist, altruisti efficaci. Una filantropia 2.0 che evita il gergo astruso dei razionalisti duri e puri, si sottrae all’inespresso senso di superiorità di chi sente di pensare meglio degli altri e si presenta al mondo in modo più gradevole. Nonostante nel suo libro cerchi di insegnare come si vive (meglio), non ha il tono di chi dà la lezioncina.

Del resto, come spiega nella prefazione, lei stessa è soggetta a errori logici. Le capita di incaponirsi sulle sue idee e di rifiutare il punto di vista degli altri. È una persona normale, insomma. Il senso del suo volume, in sostanza, è che tutti sappiano che una vita logica – o almeno che aspiri a essere tale – è possibile. Soprattutto, che questa «non è in contrasto con la felicità».

È fallace la convinzione secondo la quale, per essere sereni, occorra una dose di auto-inganno. Così come è sbagliata la mentalità da «soldato», da cui siamo tutti più o meno condizionati, rispetto a quella «dell’esploratore», cioè lo “Scout” del titolo.

Il primo cerca di vincere sempre (è la mentalità evoluzionistica) e superare gli ostacoli, anche a costo di distorcere i propri pensieri. Il secondo invece esplora e costruisce man mano una mappa della realtà corrispondente al vero.

È la mentalità migliore per risolvere i problemi del nuovo mondo, ma è anche quella che non sappiamo mettere in pratica. Per questo propone spiegazioni ed esercizi, distillati di teorie e piccoli corsi di probabilità e logica.

L’utopia è che tutti imparino a pensare in modo chiaro, o più chiaro di prima. Ma per Julia Galef sarebbe già abbastanza soltanto il fatto che, alla fine, l’ipotesi di cambiare idea non suoni più come una sconfitta. Ma sia – come è logico – qualcosa di cui essere orgogliosi.

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