Musei a cielo apertoPer far rinascere i borghi italiani servono tecnologia e tradizione

Prima della pandemia, i villaggi arroccati d’Italia erano meta delle fughe nei week end dalle metropoli, adesso sono ripopolati dagli smart worker. Per mantenere questa nuova quotidianità bisogna arginare il digital divide che isola questi luoghi, fornendo un’adeguata copertura wireless

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“C’era una volta il borgo…” un luogo fatto di cose semplici, umano, sostenibile. Bellissimo per riscoprire le tradizioni di un tempo durante una gita fuori porta, per un week end in fuga dalla metropoli e dallo stress quotidiano o per ritrovare i sapori e il calore delle nostre famiglie, dei nostri nonni, delle nostre radici.

Poi, con la pandemia, il borgo è diventato per molti un rifugio, una boccata d’ossigeno, un posto dove vivere la quotidianità in modo un po’ più libero, pur sempre in sicurezza.

Così le seconde case dei tanti borghi d’Italia (sono quasi 6.000) si sono ripopolate, non solo per brevi periodi, riportando molti a quelle tradizioni e a quelle radici che sembravano quasi dimenticate. Anche se in tanti avevano scelto la vita nella grande città per mancanza di opportunità, anche lavorative, e per non restare completamente isolati dall’Italia produttiva, alcuni hanno scelto così di ritornare.

Ma dal periodo pre-Covid19 a oggi, la parola chiave per non spegnere questi meravigliosi musei a cielo aperto non è cambiata e continua a essere connettività. In passato l’esodo dai piccoli centri è stato in gran parte determinato proprio dal loro isolamento, dalla mancanza di infrastrutture adeguate che li collegassero con le maggiori città italiane e del globo e li rendessero una sorta di appendice felice dal caos cittadino, un luogo sì dove poter tornare, ma al massimo dopo una giornata di lavoro o per il fine settimana. Una carenza pagata a caro prezzo, che ha lasciato nel dimenticatoio per troppo tempo un importante patrimonio artistico e culturale italiano, rivalutato solo negli ultimi anni con iniziative a favore del turismo nei borghi e con progetti come il borgo più bello d’Italia della Associazione nazionale comuni italiani.

Oggi, con il cambio di abitudini personali e professionali dettate dal Covid, abbiamo una grande opportunità, quella di far rivivere i borghi d’Italia che costituiscono una delle nostre più grandi ricchezze. Ma la chance di farli rifiorire è legata sempre alla stessa parola chiave: connettività.

Magari oggi non serve necessariamente il collegamento ferroviario o stradale, ma sicuramente occorre un’adeguata copertura wireless, che possa far in modo che quel piccolo pezzo di territorio italiano non sia vittima del digital divide e che permetta, a chi in quel borgo vive, lavora, studia o semplicemente lo visita per turismo, di essere connesso con il resto del mondo.

Il Governo Draghi ha definito la digitalizzazione come una necessità per far ripartire il sistema paese senza escludere nessun territorio. Con le risorse del Next Generation EU, tramite il Recovery plan, questa opportunità può davvero diventare realtà e possiamo puntare ad avere una nuova Italia, più competitiva e innovativa, intervenendo sulle strutture che permetterebbero non solo la connessione tra i territori, ma anche di rilanciarne le attività produttive creando, direttamente in loco, nuovi posti di lavoro. Un’opportunità rafforzata dal 5G, che permetterà di ripensare, innovare e portare a nuova vita moltissimi settori anche in posti fino a oggi isolati, valorizzando il made in Italy, garantendo lo smart working, assicurando la didattica a distanza e ripensando il modo di vivere il patrimonio artistico-culturale.

Un’opportunità che riporterà al centro le persone, la vita sostenibile e rivaluterà le tradizioni italiane con il valore aggiunto di poterle divulgare e far conoscere con più facilità. Lì dove fino a prima della pandemia si lottava per non sparire vendendo le case a un euro e creando incentivi fiscali per richiamare gli abitanti, oggi ci può essere un altro tipo di richiamo che passa per il borgo connesso, dove innovazione e tradizione si danno la mano e tengono insieme quel senso di Nazione fatto di tanti piccoli, ma meravigliosi, luoghi da recuperare e far rinascere.

Michelangelo Suigo – Direttore Relazioni esterne e comunicazione Inwit