Bruxelles e i territoriPotenziare il Comitato europeo delle regioni per fermare le spinte regional-autonomiste

I prossimi due anni saranno decisivi per il futuro dell’Unione europea. Per questo trasformare il Comitato in una seconda Camera in parallelo al Parlamento (oppure assegnargli potere vincolante nel processo legislativo) avvicinerebbe ancora di più i cittadini alle istituzioni

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I prossimi 24 mesi saranno determinanti per il futuro dell’Unione, singoli Stati membri e cittadini, con nuove sfide, appuntaneti, scadenze, nuovi inizi e cambiamenti a livello internazionale. L’associazione Erasmo ha scelto di concentrare la propria attenzione su questo arco temporale, per analizzare gli eventi in programma con le partnership di Linkiesta, Spinelli Group, Re-Generation, Fondazione Antonio Megalizzi, Cultura Italiae, Comunita di Connessioni, Italiacamp, GaragErasmus e A2A.

Ci ricordiamo cos’era l’Europa un minuto prima che arrivasse lo tsunami della pandemia? Messa sotto attacco da sovranismi ed estremismi, col serbatoio della credibilità quasi a secco, reduce e sfiancata da una tragica stagione del terrore, barcollante e disunita di fronte al fenomeno epocale delle migrazioni, l’Unione europea appariva come un fragile castello di carte, incapace di reggere anche una sola, ulteriore bufera o escalation demolitrice di qualsiasi natura. Economica, politica, sociale. Nessuno poteva prevedere che il colpo di grazia avrebbe assunto le sembianze di una pandemia. Di un’emergenza sanitaria che, come in un vaso di Pandora, avrebbe esibito in rapida successione tutti i colpi da k.o. da tempo temuti.

Eppure, benché in ginocchio, per paradosso l’Europa non è andata al tappeto. Talmente forte è stato infatti l’impatto del Covid-19, da produrre una deflagrazione al contrario. Con un ridimensionamento, se non un annichilimento, di quelle pulsioni e tensioni disgregatrici che avevano segnato il pre-pandemia

La sfida che, fin dall’alba del 2020, ha fatto irruzione sullo scenario internazionale è stata subito talmente ardua da non lasciare più spazio e respiro a logiche di piccolo cabotaggio protezionistico. Il contagio inarrestabile ha rapidamente, fisicamente, abbattuto le barriere. Dimostrando la fragilità dei castelli nazionalistici e antieuropeisti che via via si erano formati negli anni. Riportando sulla strada di una indispensabile unità tra Paesi. NextGenerationEu appare in questo senso come il simbolo più alto di questo processo.

Il pacchetto da 750 miliardi di euro, inserito nella nuova programmazione, per il rilancio post-pandemia, non solo richiama tutti a uno sforzo comune per utilizzare al meglio queste risorse. C’è molto di più in gioco.

L’iniziativa del “BIENNIO EUROPEO” promossa da Erasmo con partner di rilievo quali Italiacamp, Spinelli Group, (Re)generation youth, GaragErasmus, Comunità di Connessioni, Cultura Italiae e Fondazione Megalizzi, è utile per richiamare il valore che ha questo biennio, il suo impatto e la prospettiva di futuro che genera. Avere contezza e assegnare (nuovo) ruolo alla dimensione comunitaria in questi 24 mesi è importante non solo per il livello europeo ma anche per quello territoriale. Usiamo questo biennio per dare valore a tre aspetti: la ritrovata centralità dell’Unione europea; l’attenzione ai temi che aprono al futuro; un più forte rapporto tra centro e periferia.

Il chiederci e il prospettare come sarà l’Europa un minuto dopo la fine della pandemia, ci costringe a declinare NextGenerationEu in un Next Generation Europa. Ovvero ci deve portare a un lavoro di nuova edificazione della struttura istituzionale dell’Unione. Le crepe che hanno prodotto diseguaglianze e distacco, disaggregazione e distanza tra il vertice decisionale che trova casa a Bruxelles e i cittadini europei sul territorio, devono essere cementificate.

Il prossimo biennio contiene in questo senso una missione prioritaria: ridisegnare l’architettura dell’Europa per coinvolgere in modo diretto i popoli che ne fanno parte. Green New Deal, sanità, transizione digitale, occupazione, istruzione, integrazione, sono terreni dai quali scaturirà la vita quotidiana dei prossimi anni e, soprattutto, delle prossime generazioni di cittadini. Impossibile immaginarne la semina e la crescita senza quella linfa che solo il protagonismo dei territori può regalare. Coinvolgerli in profondità nelle decisioni cruciali che ci attendono non appare solo doveroso bensì fruttuoso. Perché solo così si inoculerà il “vaccino” in grado di arrestare l’ondata quasi virale dei populismi e delle piccole patrie. 

Per fare questo non è necessario partire da zero. Ad esempio, esiste già una realtà chiamata Comitato europeo delle Regioni, organo consultivo dell’Ue composto da rappresentanti eletti a livello locale e regionale provenienti da tutti i 27 Stati membri. Ebbene, si agisca concretamente per compiere un salto di qualità. Le ipotesi in campo ci sono: trasformare il Comitato in una seconda Camera in parallelo al Parlamento oppure assegnare a esso potere vincolante nel processo legislativo.

Si studi l’architettura più adeguata, in modo da allargare la “casa”.

In tal modo, al pari della pandemia, si produrrà un capovolgimento in grado di ridimensionare e rendere ingiustificabili quelle spinte regional-autonomiste presenti sui territori. Sconfiggere e lasciarci alle spalle la pandemia è una sfida da vincere assieme. Ma non possiamo consentire che, una volta superato il grande tsunami, tutto torni a un day before fatto di divisioni e distanze. Usiamo bene questi 24 mesi e gli appuntamenti come il “BIENNIO EUROPEO”: ne vale degli anni futuri.

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