Il Paese sconvoltoViaggio nell’Italia trasformata dalla crisi climatica

Il riscaldamento climatico sta cambiando già il paesaggio, la terra, i fiumi, il mare, i distretti economici, spiega l’ingegnere ambientale Roberto Mezzalama nel suo nuovo libro raccontando le storie di agricoltori, pescatori, guide alpine, maestri di sci, albergatori, guardie forestali: che vivono in prima persona l’accelerazione del climate change

Pixabay

Cari amici, l’umanità sta dichiarando guerra alla natura. Questo è un suicidio. La natura reagisce sempre, e lo sta già facendo con crescente forza e furia. La biodiversità sta crollando.

Un milione di specie è a rischio di estinzione. Gli ecosistemi stanno scomparendo davanti ai nostri occhi. I deserti si stanno diffondendo. Le zone umide si stanno perdendo. Ogni anno perdiamo 10 milioni di ettari di foreste.

Gli oceani sono sovrasfruttati e soffocati dai rifiuti di plastica. L’anidride carbonica che assorbono sta acidificando i mari. Le barriere coralline sono sbiancate e stanno morendo. L’inquinamento atmosferico e idrico sta uccidendo 9 milioni di persone ogni anno, piú di sei volte l’attuale bilancio della pandemia. E con le persone e il bestiame che invadono ulteriormente gli habitat degli animali e frammentano gli spazi selvaggi, potremmo vedere piú virus e altri agenti patogeni passare dagli animali all’uomo.

Non dimentichiamo che il 75% delle malattie infettive umane nuove ed emergenti sono zoonotiche. Oggi, due nuovi autorevoli rapporti dell’Organizzazione meteorologica mondiale e del Programma Ambiente delle Nazioni unite spiegano quanto siamo vicini alla catastrofe climatica. Il 2020 è sulla buona strada per essere uno dei tre anni piú caldi mai registrati a livello globale, anche con l’effetto rinfrescante di La Niña.

L’ultimo decennio è stato il piú caldo della storia umana, il calore dell’oceano è a livelli record. Quest’anno, oltre l’80% degli oceani del mondo ha subito ondate di calore marino. Nell’Artico, il 2020 ha visto un calore eccezionale, con temperature di oltre 3 gradi Celsius sopra la media – e piú di 5 gradi nella Siberia settentrionale.

Il ghiaccio marino artico a ottobre è stato il piú basso mai registrato e ora il ricongelamento è stato il piú lento mai registrato. Il ghiaccio della Groenlandia ha continuato il suo declino a lungo termine, perdendo una media di 278 miliardi di tonnellate all’anno. Il permafrost si sta sciogliendo e quindi rilascia metano, un potente gas a effetto serra.

[…]

Nel frattempo, le politiche climatiche devono ancora raccogliere la sfida. Le emissioni sono ora piú alte del 62% rispetto a quando iniziarono i negoziati internazionali sul clima nel 1990. Ogni decimo di grado di riscaldamento è importante.

Oggi ci troviamo a 1,2 gradi di riscaldamento e stiamo già assistendo a condizioni climatiche estreme e volatilità senza precedenti in ogni regione e in ogni continente. Ci stiamo dirigendo verso un fragoroso aumento della temperatura da 3 a 5 gradi Celsius in questo secolo. La scienza è chiarissima: per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali, il mondo ha bisogno di ridurre la produzione di combustibili fossili di circa il 6% ogni anno da qui al 2030.

Invece, il mondo sta andando nella direzione opposta, pianificando un aumento annuo del 2%. Le conseguenze dell’assalto al nostro pianeta stanno ostacolando i nostri sforzi per eliminare la povertà e mettono a repentaglio la sicurezza alimentare.

[…]

Cari amici, sia chiaro: le attività umane sono alla base della nostra discesa verso il caos.

Ma questo significa che l’azione umana può aiutare a risolverlo. Fare pace con la natura è il compito determinante del secolo. Deve essere la massima, la massima priorità per tutti, ovunque.

Questo è un estratto del discorso sullo «Stato del Pianeta» pronunciato dal segretario generale delle Nazioni unite il 2 dicembre 2020 alla Columbia University.

[…]

Dove sono i nostri leader? Ma che effetto ha avuto questo grido d’allarme nel nostro Paese? A guardare le reazioni delle massime cariche istituzionali, nessuno.

[…]

La notizia del discorso di Guterres è stata per la verità ripresa da molti media italiani, ma in tanti casi è finita nella riserva indiana delle pagine «ambientali», in alcuni casi nella sezione «esteri» («la Repubblica») o ancora in una «intervista esclusiva» («Corriere»).

Nessuno tra gli intellettuali e commentatori italiani di qualsiasi estrazione, chiamati in genere a esprimersi sulle cose ritenute importanti, ha scritto un rigo, nemmeno, come succedeva regolarmente in passato su «Libero» o «il Giornale», per dire che sono tutte balle.

Tra i commenti piú seri e informati si trova solo quello del quotidiano cattolico «Avvenire», forse non a caso, viste le posizioni assunte da papa Francesco con le encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti.

Scrittori, filosofi, scienziati, attori, giuristi, esponenti politici, nessuno degli italiani «che contano» ha ritenuto di far sentire la sua voce a commento delle parole del piú alto esponente della diplomazia internazionale, almeno non in modo che potesse essere notato dal sistema dell’informazione e quindi dal grande pubblico. Mentre il piú vago accenno alle riforme istituzionali o alle tasse scatena prese di posizione a raffica, la crisi climatica non suscita un livello di attenzione nemmeno lontanamente paragonabile alla sua importanza nelle élite del nostro Paese.

[…]

Io vi lascio con uno slogan che ho letto tanti anni fa, non ricordo dove: «Chi ha capito e non fa niente, non ha capito niente».

 

Roberto Mezzalama, Il clima che cambia l’Italia, Einaudi, 2021, pagine 240, euro 17,50