Lo Stato c’èLe proteste non hanno funzionato, né quelle dei negozianti né quelle dei governatori

Gli assalti si sono spenti in un nulla di fatto. La piazza non ha prodotto granché, e i tentati ammutinamenti di De Luca e Fontana hanno fatto registrare una evidente marcia indietro. Intanto la campagna vaccinale sembra aver trovato un po’ di slancio, ma con mezza Italia in affanno sui vaccini non si può dire che sia tutto a posto

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Gli assalti non hanno funzionato. Né l’assalto al Parlamento da parte dei negozianti e ristoratori di “Io apro”, né quello sotto forma di disobbedienza del solito Vincenzo De Luca, governatore campano spesso “fuori linea”.

Il che non significa che sia tutto a posto, intendiamoci, perché c’è mezza Italia in affanno con i vaccini (si sta parlando di quasi tutto il Sud) e persino una polemica un po’ surreale sui vantaggi per le isole Covid free che hanno fatto alzare la voce al governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini che non ammette favoritismi a questa o quella zona del Paese.

Ieri mattina De Luca si era ammutinato davanti alla direttiva di venerdì del commissario Figliuolo, quella in cui si dava tassativamente indicazione di privilegiare la popolazione anziana senza se e senza ma.

De Luca, dopo la tradizionale scena madre davanti alle telecamere («Non rispetteremo il criterio delle fasce d’età»), ha subìto prima il richiamo dello stesso generale Figliuolo – «Non sono ammesse deroghe» ai criteri della direttiva di venerdì – e poi l’intervento della ministra per le Regioni Maria Stella Germini sul vicepresidente della Campania, una moral suasion che evidentemente è servita ad ammorbidire il Conducator campano che nel pomeriggio ha vistosamente cambiato registro.

L’incidente non è del tutto chiuso ma Gelmini confida in una rapida chiusura dell’ennesimo caso De Luca, protagonista ancora una volta di una polemica che non fa che distrarre il governo dal suo sforzo per fare passi avanti nella campagna di vaccinazione.

Anche Attilio Fontana, l’uomo che più di tutti dovrebbe scusarsi per gli errori della sua Lombardia, ha pensato bene di prendere le distanze dalla direttiva Figliuolo: per protagonismo? Per buttare la palla in tribuna? Ma è possibile che i problemi vengano sempre dalle stesse Regioni e che non si trovi un modo stringente per evitare ab ovo questi conflitti? Meno male che Figliuolo c’è, verrebbe da dire, a riportare in po’ d’ordine: quello che, fra l’altro, clamorosamente mancava al governo Conte.

Sul fronte della protesta di piazza, i temuti disordini per la manifestazione non autorizzata di “Io apro” non ci sono stati, malgrado un lungo pomeriggio romano carico di nuvole e di tensione. Ovviamente c’erano quelli di CasaPound che hanno alimentato il nervosismo ma la piazza era troppo poco partecipata – 500 persone, un flop – per fare il solletico a uno schieramento delle forze dell’ordine piuttosto importante.

Come avevamo previsto, Giorgia Meloni ha sposato la causa dei protestatari, muniti anche di bombe carta, una misera presa di posizione a fronte, come detto, di un flop: le è andata male. Salvini ne è rimasto fuori ripetendo la solita confusa litania sulle riaperture mentre Enrico Letta ha quasi intimato: «Basta con il toto-date».

Intanto la vaccinazione ha preso un po’ di slancio e anche se l’obiettivo di 500mila al giorno per fine aprile appare molto difficile da raggiungere, negli ambienti del commissario Figliuolo c’è fiducia di tendere a quella cifra in considerazione dell’arrivo nelle prossime ore di milioni di nuove fiale.

Resta tutto maledettamente difficile in questa corsa contro il tempo che pare avere sempre le ali ai piedi e sfuggire allo Stato come la tartaruga ad Achille, mentre gli italiani cercano di arraffare brandelli di libertà nell’Italia arancione e con i ragazzi a scuola. Tutto è ancora complicatissimo, eppure, nonostante tutto, ieri lo Stato si è visto.