AntisemitismoLe proteste contro la Corte francese che ha esonerato l’assassino di Sarah Halimi

La donna di religione ebraica fu gettata dalla finestra nel 2017 da un vicino di casa. Per la Corte di Cassazione francese il processo non può essere istituito perché il colpevole, nonostante abbia ammesso il delitto, quando lo ha commesso era sotto l’effetto di cannabis. Tra le varie manifestazioni, oggi alle ore 15 a Milano davanti all’Ambasciata francese ci sarà una iniziativa organizzata dalla Nuova Udai

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Ieri decine di migliaia di persone sono scese in piazza in Francia per chiedere giustizia per Sarah Halimi, la donna, di religione ebraica, che nel 2017 fu gettata dalla finestra da un vicino di casa, Kobili Traoré, dopo che questi l’aveva più volte colpita con pugni e calci, urlando più volte «Allah Akbar» ed esclamando, dopo averla uccisa, di aver eliminato «il diavolo».

Non c’è stata l’istruzione del procedimento da parte della Corte di Cassazione francese, nonostante lo stesso omicida abbia ammesso la colpa. Il delitto, a sfondo antisemita, secondo le ricostruzioni è stato infatti commesso da Traoré quando era in preda a un delirio psicotico, il che per la giustizia francese non lo rende penalmente responsabile. Traoré da allora è ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Traoré era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, che secondo gli esperti hanno contribuito a causare il delirio. Per l’omicidio di Halimi era stata riconosciuta la circostanza aggravante dell’antisemitismo, ma nel dicembre del 2019 la Corte di Appello di Parigi aveva dichiarato l’uomo penalmente irresponsabile per i fatti commessi a causa della sua «abolizione totale di discernimento». Il 14 aprile 2021, la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di appello.

Questo ha causato le proteste di molte associazioni ebraiche e poi una manifestazione molto partecipata a Parigi.

«Senza giustizia non c’è Repubblica», si leggeva sul principale striscione del corteo, arrivato al Trocadero. «La protesta è cresciuta – ha detto William Attal, fratello della vittima – e la speranza è tornata». In molti hanno chiesto di cambiare la legge esistente, che considera irresponsabile chi agisce in modo criminale sotto l’effetto di droghe.

L’articolo 122-1 del codice penale francese dice che non è penalmente perseguibile la persona che soffre, al momento dei fatti, di un disturbo psichico o neuropsichico che annulla la sua capacità di discernimento o il controllo dei suoi atti.

In una lunghissima intervista al settimanale Marianne, Paul Bensussan, uno dei tre periti che hanno valutato il profilo psicologico dell’assassino ha spiegato le motivazioni della loro relazione, su cui il giudice si è basato nella sua decisione di non processare Traoré: «Abbiamo concluso che si trattasse di un momento di follia, qui segnalato dall’insorgere improvviso di un delirio satanico di persecuzione e possessione. Descritto da Magnan nel 1866, questa condizione si verifica tipicamente in un paziente libero da qualsiasi disturbo psichiatrico, tanto che si parla di “fulmine a ciel sereno”», ed è spesso un associato a futura schizofrenia. Si tratta di uno dei casi più consensuali di irresponsabilità criminale».

Paul Bensussan spiega anche perché il comportamento successivo di Traoré, che aveva mentito alla polizia cercando di convincerla che Sarah Halimi si fosse suicidata, non è indicativo della sua sanità mentale: «Non dobbiamo confondere un malato di mente con un soggetto che non ha più cervello! Daniel Zagury, per rispondere a questa domanda, utilizza nella sua relazione una formula efficace: “Il matto non beve Coca-Cola dall’orecchio”. Il crimine del soggetto psicotico, contrassegnato dal sigillo della follia, è spesso caratterizzato dall’assenza di un motivo razionale, di premeditazione, dall’istantaneità dell’attacco, dalla sua ferocia, dalle molestie inutili alla vittima, dalla molteplicità dei colpi. Ma anche da una totale indifferenza e assenza di rimorsi».

Per Benussan, infine, tutto ciò non nega che «Esista un antisemitismo arabo-musulmano e non c’è motivo di credere che Traoré, in mezzo al suo delirio, possa rimanervi impermeabile». Tuttavia questo non basta, per il diritto penale, per condannarlo.

Sull’articolo del codice penale in questione anche lo stesso ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, ha annunciato che a fine maggio presenterà un progetto di legge mirato a «colmare un vuoto giuridico». Mentre in un’intervista a Le Monde, François Molins, procuratore generale presso la Corte di Cassazione, ha spiegato che la sentenza è stata presa «nel rispetto dello stato di diritto» e che «l’emozione suscitata da questa decisione rivela senza dubbio che la legge non è adeguata». Un appello per modificare la legge è stato lanciato anche dal presidente Emmanuel Macron, che ne ha parlato in un intervista al Figaro: «Decidere di prendere stupefacenti e poi “diventare matto” non dovrebbe, a mio avviso, rimuovere la tua responsabilità penale. A questo proposito, vorrei che il Guardasigilli presentasse quanto prima una modifica alla legge. Nessuna falsa impunità».

Nel frattempo altre manifestazioni si sono registrate anche in Israele, a Tel Aviv, e in America, a Miami e Los Angeles. Anche in Italia: a Roma il 25 aprile in contemporanea con le manifestazioni internazionali e oggi, 26 aprile, alle ore 15 a Milano davanti al consolato francese, dove ci sarà una iniziativa organizzata dalla Nuova Udai.