Partirà tra 5 mesiLa Super League salverà il calcio, dice Florentino Perez

Il numero uno del Real Madrid e presidente della nuova competizione è stato intervistato durante la trasmissione spagnola “Chiringuito de Jugones”. Ha spiegato che bisogna evolversi e adattarsi ai tempi, e che le società più importanti sono in perdita. Il segretario generale Laghrari ha rivelato le tempistiche per la partenza

LaPresse/Daniele Badolato

«Il calcio deve evolversi come la vita». È il messaggio lanciato ieri sera da Florentino Perez, numero uno del Real Madrid e presidente della nuova Super League. Parlando alla trasmissione spagnola “Chiringuito de Jugones”, Perez ha detto che l’idea di creare una nuova competizione nasce da un’evidenza chiarissima: «Il calcio deve adattarsi ai tempi in cui viviamo, stava già perdendo interesse a livello di pubblico. I giovani non hanno più interesse per il calcio: il 40% dei giovani non lo segue perché ci sono troppe partite di bassa qualità».

Il presidente del Real Madrid ha parlato per un centinaio di minuti a partire da mezzanotte intervistato dal giornalista Josep Pedrerol, ha detto di voler salvare un calcio che altrimenti morirebbe. «Siamo in un momento di enorme difficoltà, il calcio per colpa della pandemia ha perso 5 miliardi di euro. Bisogna far qualcosa, bisogna cambiare, così come si fece negli anni ‘50 Santiago Bernabeu quando creò la Coppa d’Europa e ha cambiato la storia del calcio. Sono tre anni che lavoriamo a questo progetto, la pandemia ci ha costretti ad accelerare i tempi».

La soluzione è, più concretamente, trovare nuovi introiti, che al momento possono arrivare solo dai diritti tv. E qui c’è un altro elemento di rottura. L’attuale Champions League non è attrattiva, secondo i club fondatori della Super League.

«La Champions diventa attrattiva solo da marzo, la gente non vuole vedere partite contro squadre modeste. Ci sono 4 miliardi di potenziali tifosi che vogliono veder giocare i grandi club. Se questi grandi club vanno bene e incassano possono poi condividere quanto incassato con i club modesti, perché noi ragioniamo in termini di valori e di solidarietà. Hanno detto che è un progetto da ricchi per ricchi che renderà i poveri più poveri e non è vero».

La critica però è anche alla gestione della Uefa stessa, alla mancata trasparenza. «Chi gestisce in regime di monopolio come la Uefa dev’essere trasparente, e la Uefa non lo è. Com’è possibile che io sappia quanto guadagna Lebron James e non quanto guadagna il presidente della Uefa? Nel Real Madrid i dirigenti si sono tagliati lo stipendio, e anche nella mia impresa. Non penso che l’abbiano fatto alla Uefa».

E ovviamente una critica diretta al numero uno della Uefa, Aleksander Ceferin, Florentino Perez non l’ha risparmiata: «Non si può insultare un nostro collega (riferimento ad Andrea Agnelli, ndr). Il presidente della Uefa ha usato termini pessimi per rivolgersi al presidente di un club storico come la Juventus. La Uefa dev’essere diversa, non può comportarsi così, non vogliamo un presidente che insulta un presidente di un grande club. Ha parlato in maniera viscerale e ora bisognerà chiarire».

Allora il modello di riferimento è quello dell’Eurolega di basket, nata all’inizio del nuovo millennio dopo una scissione simile a quella che sta attraversando il calcio europeo. «Bisogna puntare sulla competitività del prodotto – dice Florentino Perez – una cosa che piace costa di più e genera maggiori introiti. Io non sono mosso da interessi personali, sono il presidente di un club in mano ai soci. Mi muovo per l’interesse del calcio, che voglio salvare. Hanno detto che la nostra è una Liga chiusa e non è così, ci sono 5 posti liberi per chi li merita. Ancora non abbiamo stabilito i criteri di qualificazione, ma lo faremo. È una piramide: noi generiamo entrate e le redistribuiamo più in basso. E poi se noi abbiamo più soldi possiamo comprare i giocatori degli altri, così i club che vendono incasseranno».

Alla nuova Super League dovrebbero poi aggiungersi anche altre squadre: oltre ai 12 club fondatori sono attesi altri tre che dovrebbero far parte dello zoccolo duro, e i cinque rimanenti arriverebbero alla nuova competizione per meriti sportivi.

Ma al momento ci sono assenze importanti, come il Paris Saint-Germain: «Pensavamo che il Psg potesse venire, però al momento non è così. Come i club tedeschi: hanno detto loro che vogliamo farla finita con i campionati locali e non è così. La meritocrazia non può esserci per 50 squadre, però ci sono club come Roma, Napoli e molti altri che hanno diritto di partecipare e studieremo la formula perché possano qualificarsi. Ma chi genera denaro sono i 15 membri fondatori, quelli sono quelli che creano il miglior spettacolo del mondo», ha detto il presidente della Super League.

Altre dichiarazioni da parte dei vertici della nuova competizioni stanno arrivando nelle ultime ore. Ieri sera il segretario generale della Super League Anas Laghrari è stato intervistato dal quotidiano francese Le Parisien e ha rivelato le tempistiche per la partenza della nuova competizione: «La Super League può partire anche tra cinque mesi. Siamo pronti a sederci e parlare con la Uefa. Le loro minacce di esclusioni non sono comunque legali», ha detto, aggiungendo poi che se tutto dovesse andare per il verso giusto la Super League inizierebbe già a settembre.

Laghrari si è mantenuto in linea con le dichiarazioni di Florentino Perez, ha definito «difficilmente comprensibile» il nuovo format della Champions League e ribadito il rischio di perdere fan e spettatori.

Poi è entrato nel merito del discorso economico: «Vogliamo creare un business stabile grazie alla fan base delle 12 squadre. Il calcio non fa guadagnare soldi, c’è frustrazione per un sistema instabile basato sui risultati dei club in Champions che possono creare delle differenze di centinaia di milioni rispetto alle previsioni dei piani triennali dei manager. La competizione garantirà circa 300 milioni ai club fondatori, ma ci sarà anche un fondo per il resto dei club esclusi di 400 milioni: è enorme se si pensa che l’Uefa distribuisce 130 milioni a 54 federazioni».

Intanto il presidente della Uefa Aleksander Ceferin ha lanciato un nuovo appello ai club fondatori, proponendogli di tornare indietro. «Vorrei rivolgermi ai presidenti di alcuni club, inglesi principalmente: signori, avete fatto un grande errore, tutti fanno errori, però è il tempo di cambiare idea. I tifosi lo meritano. Se non per l’amore del calcio, per il rispetto di chi si dissangua per poter andare allo stadio a tifare la propria squadra e volere che il sogno si mantenga vivo. Fatelo per il popolo inglese, fatelo per il calcio».