Quesiti linguisticiAcqua “gasata” o “gassata”? Risponde la Crusca

Entrambe le locuzioni sono costantemente usate nel corso del Novecento, ma quelle più diffuse nello scritto risultano essere quelle con “s” intensa, il cui utilizzo cresce negli anni Duemila

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Alcuni lettori ci chiedono quale sia la forma corretta tra i due aggettivi gasato e gassato, soprattutto quando riferiti all’acqua o altre bibite. La domanda si estende alle forme verbali gassare e gasare e anche a degasare e degassare.

Risposta
Nella lingua italiana, laddove ci si trovi di fronte a un composto o a un suffissato formati con parole terminanti per consonante, di norma quest’ultima si presenta raddoppiata, soprattutto nel caso in cui la consonante sia una occlusiva sorda (cioè una p, una t o una c “dura”) o se la parola è monosillabica (cfr. Grossmann-Rainer 2004, p. 208). Ciò vale anche in presenza dell’epitesi (cioè dell’aggiunta) di una vocale per evitare la finale consonantica (cfr. Rohlfs 1966, p. 467). Questa tendenza, anticamente assai estesa, risulta oggi meno generalizzata, ma resta comunque attiva, soprattutto nell’ambito del parlato popolare toscano e romano: si pensi a parole come busse ‘autobus’ o tramme ‘tram’, o anche allo stesso gasse ‘gas’ (alla base dei termini segnalati dai lettori), che presentano raddoppiata la consonante finale prima dell’aggiunta della  e epitetica.

Non essendo, comunque, il raddoppiamento della consonante finale prima di un suffisso una regola obbligatoria e stringente, tutte le coppie aggettivali e verbali portate all’attenzione dai lettori risultano corrette. La lessicografia italiana contemporanea riporta infatti sia gli aggettivi gassato/gasato che i verbi gassare/gasare e degassare/degasare (cfr. DELI, GRADIT, Zingarelli 2021).

La forma verbale più antica, derivata da gas con l’aggiunta della desinenza  are, sembra essere gassare, che presenta la fricativa dentale sorda intensa: il GRADIT la data infatti al 1949, anno in cui appare nelle Lettere sulla psicoanalisi di Umberto Saba, con il significato di ‘uccidere con gas velenosi’, oggi secondario rispetto a quello di ‘rendere effervescente (un liquido) sciogliendovi del gas’. Il verbo gasare è datato nel GRADIT al 1956 ed è indicato come una variante di gassare che ha subito probabilmente l’influsso del francese gazer. Da rilevare che mentre la ss intensa è necessariamente sorda (/gas’sare/), la pronuncia di gasare indicata nel dizionario prevede la sonora (/ga’zare/). Passando agli aggettivi, gassato è datato dal GRADIT al 1942 (ma nel senso di ‘colpito da gas venefici’, come precisa il DELI, che data invece al 1959 la locuzione acqua gassata), mentre la variante gasato non è datata né nel GRADIT, né nel DELI, né nello Zingarelli 2021. Quanto a degassare ‘eliminare i gas contenuti in un liquido, in un solido, in un recipiente’, anche in questo caso il GRADIT indica come data di ingresso il 1956, mentre non offre nessuna indicazione sulla variante degasare.

Grazie al corpus di Google libri le datazioni di molti termini possono però essere anticipate. La forma verbale gassare in riferimento alle bevande appare già nel 1895: “ha inventato un apparecchio per gassare le acque ed il vino” (E. O., A. M., Piccole notizie, in “Giornale vinicolo italiano”, 41, 13/10/1895, p. 490); la variante gasare risale invece al 1899: “perfezionamenti nei mezzi od apparecchi per gasare acqua ed altri liquidi in bottiglie” (Privative industriali, in “L’industria rivista tecnica ed economica illustrata”, XIII, 36, 3/9/1899, p. 575). Anche le forme aggettivali, ricercate all’interno della locuzione acqua gassata/gasata, risultano essere più antiche. La locuzione acqua gassata appare già nel 1901: “ogni bottiglia che si riempie poi con acqua gassata a 8 atmosfere” (Icilio Guareschi, Nuova enciclopedia di chimica scientifica, tecnologica e industriale, Torino, Utet, 1901, p. 441); la variante gasata scempia sembra più tarda, apparendo nel 1932: “macchina per il riempimento di bottiglie con acqua gasata” (“Bollettino della proprietà intellettuale”, 1932, p. 570).

Le varianti fonetiche in esame non differiscono tra loro solo per la datazione, ma si distinguono anche sul piano semantico. La forma gassare, secondo il GRADIT, può infatti assumere tre significati: il primo è quello di ‘rendere effervescente sciogliendovi del gas: g. l’acqua’; il secondo è quello di ‘uccidere con gas velenosi’; il terzo, infine, è quello di ‘trattare i filati con una fiamma per eliminare la peluria’, in cui ha come variante gazare, formata su gaz, variante oggi desueta di gas (su cui torneremo alla fine). La variante gasare ha in più un ulteriore significato figurato, quello cioè di ‘esaltare’, che si riscontra anche nella forma riflessiva gasarsi, che sembra invece precluso a gassare. Anche per ciò che riguarda le forme aggettivali, la situazione è analoga: il significato di ‘esaltato’ può essere assunto solo dalla forma con la scempia gasato. Tra degasare e degassare, invece, non si registrano differenze di significato.

Grazie all’utilizzo dello strumento Google Ngram Viewer, è possibile osservare la frequenza nell’uso scritto delle varianti in esame. Si analizzerà in questa sede la frequenza delle locuzioni acqua gasata/acqua gassata e bibita gasata/bibita gassata che permettono di evitare il problema della polisemia delle varianti gassare/gasare e gassato/gasato, limitando così la ricerca all’ambito semantico delle bevande.

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