Vaccini aggratisL’equivoco tutto italiano dei #BrevettiLiberi

Nella miopia della politica nostrana, l’annuncio di Biden è stato trasformato nella rivincita democratica contro la dittatura di Big Pharma. Nulla di più falso: si tratta di una revisione temporanea in casi eccezionali e non, come si spera quaggiù, nella fine di un sistema percepito, chissà perché, come ingiusto

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Ma ti pareva che qui da noi l’annuncio di Biden sui brevetti vaccinali non finisse nel gonfalone de sinistra agitato in faccia all’avidità di Big Pharma?

Puntualissimo il segretario del Pd, Enrico Letta, questa specie di Prodi denaturato in versione Erasmus, ma più velleitario: t’arriva la news che in America vogliono combattere il virus ricalibrando la portata delle esclusive brevettuali e tu come te ne esci? Via col tweet su #Brevettiliberi (ma de che?), che per Enrico nostro significa “Civiltà” (mizzega), e poi giù con la poetica da comizio nel collegio di Santa Greta che saluta i trionfi del solidarismo strapaesano contro «muri, cloro e candeggina».

Naturalmente Letta non è l’unico ad aver reagito così, anzi l’idea che qui si tratti della rivincita democratica contro la dittatura brevettuale che calpesta i diritti del mondo affamato di vaccini è purtroppo diffusa.

Ma sarebbe bastato leggere l’annuncio statunitense senza la lente balorda del facilismo italianone per capire che non si discute, almeno là, della legittimità del sistema brevettuale, del quale è semmai rivendicata l’importanza proprio nei settori produttivi e tecnologici più delicati. Mentre qui la faccenda è percepita appunto così, come il caso dell’umanità finalmente avviata alla salute totale nella vittoria contro l’orrenda logica del profitto che la mette a rischio.

Sarebbe il caso di capire che, se pure fosse opportuno (e non è detto che sia così), limitare la portata dell’esclusiva brevettuale in una situazione eccezionale non significa contestarne il fondamento.

Sembra che senza quei brevetti avremmo avuto tanti bei vaccini a poco costo per tutti: e invece non ne avremmo avuto proprio nessuno. E se le invenzioni si fanno nei Paesi dove c’è più cultura e consistenza brevettuale è esattamente perché lì si investe di più, e lo si fa perché la prospettiva dell’esclusiva brevettuale fa da pungolo all’investimento.

Quel che si trascura è che il vaccino, come qualunque prodotto inventivo, non è un pezzo di natura preesistente su cui l’avida multinazionale pianta l’odiosa bandiera del brevetto: il vaccino, come qualunque prodotto inventivo, è il risultato di un’attività. Un’attività che si intraprende per cavarne un guadagno, e senza l’obiettivo del guadagno non c’è il prodotto che salta fuori aggratis per tutti: non c’è nessun prodotto per nessuno.

Se dunque è possibile ipotizzare politiche di revisione particolare del regime delle esclusive brevettuali, per il momentaneo governo di situazioni d’eccezione, tutt’altro è credere che i brevetti siano la causa antisociale che mantiene in stato di bisogno i popoli aggrediti dal virus.

#Brevettiliberi è una pura stupidaggine: perché suppone l’idea falsa che l’invenzione sia un bene in sé disponibile che il brevetto sottrae alla comunità, mentre invece è ciò che glielo assicura. Se c’è gente che muore di fame non è perché esistono brevetti su come produrre più grano o irrigare più efficacemente i campi: ed è lo sviluppo tecnologico presidiato dai sistemi brevettuali ad aver portato cibo dove prima ce n’era anche meno.