Cantiere vuotoCome evitare la scarsa partecipazione alla Conferenza sul Futuro dell’Europa

Finora nella piattaforma digitale sono stati creati meno di tredicimila profili individuali e pubblicizzati meno di seicento eventi. Inoltre l’accesso delle associazioni è ancora problematico. Il multilinguismo non è ancora assicurato in modo automatico, e i cittadini non-UE che vivono negli Stati membri (il 5% della popolazione totale) non possono entrare nel sito

LaPresse

Come omaggio alla Francia e al suo presidente Emmanuel Macron che ha lanciato l’idea della Conferenza il 4 marzo 2019, con la sua lettera ai cittadini europei, è stato deciso che la maggior parte dei lavori sul futuro dell’Europa si svolgeranno nell’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo nel Palazzo dedicato a Louise Weiss, inaugurato nel 1999 per ospitare l’Assemblea della nuova Unione ampliata ai paesi dell’Europa centrale.

La scelta di Strasburgo è del resto significativa perché in base al Trattato di Lisbona è la sede ufficiale del Parlamento europeo, l’unica istituzione che rappresenta l’insieme delle cittadine e dei cittadini europei.

Come sa chi sta seguendo l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa la principale innovazione rispetto alle precedenti esperienze (cinque conferenze intergovernative dall’Atto Unico al Trattato di Lisbona e due Convenzioni sulla Carta dei diritti fondamentali e sul Trattato-costituzionale) dovrebbe risiedere nell’apertura del cantiere europeo ai non addetti ai lavori e cioè alle cittadine e ai cittadini con un’attenzione particolare ai giovani nel quadro della democrazia partecipativa.

Nel passare dagli auspici ai fatti affidando questo passaggio a un ristretto comitato di rappresentanti delle istituzioni (Executive Board), la preparazione della Conferenza ha finora subito alcuni tentativi di modifiche sostanziali e altri tentativi rischiano di aver luogo in un complesso o complicato esercizio di democrazia partecipativa dove l’orientamento di alcuni governi sembra quello di trasformare il confronto fra la società civile ancora inadeguatamente organizzata e le istituzioni in una vasta consultazione lasciando poi alle stesse istituzioni il compito di trarre le conseguenze del confronto.

È stata innanzitutto creata dalle tre istituzioni europee ma gestita dalla Commissione una piattaforma online per offrire alle cittadine e ai cittadini uno strumento di circolazione d’idee, commenti, eventi e condivisioni ma, per ora, sono stati creati meno di tredicimila profili individuali (l’accesso delle associazioni è ancora molto problematico anche se il Movimento europeo in Italia è stata la prima organizzazione a creare un suo profilo il 19 aprile seguito dal Movimento Federalista Europeo il 22 aprile) se si considera che in media il 78% delle famiglie europee ha accesso a internet e che sono stati per ora sono stati creati meno di seicento eventi in tutta l’Unione europea.

Il multilinguismo non è ancora assicurato totalmente e automaticamente, l’accesso alla piattaforma non è per ora consentito ai cittadini non-UE che vivono nell’Unione europea escludendo dunque il 5% della popolazione europea residente così come al dibattito sul futuro dell’Europa (e non dell’Unione europea) sono stati per ora esclusi i paesi dei Balcani candidati all’adesione cosa che non avvenne nella Convenzione sul trattato-costituzionale.

Per assicurare un’ampia partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla piattaforma – che la Commissione considera come il cuore della Conferenza – è necessaria e urgente una campagna di comunicazione, informazione e sensibilizzazione perché la mobilitazione delle opinioni pubbliche sarà uno dei criteri per misurare il successo del dibattito sul futuro dell’Europa e per aprire dopo la Conferenza una fase di riforma dell’Unione europea che il Movimento Europeo ritiene debba essere costituente con al centro il ruolo del Parlamento europeo.

Non è previsto e non è stato un coinvolgimento diretto nella Conferenza dei poteri locali e regionali al di là del Comitato delle Regioni affinché all’ipotesi della democrazia partecipativa si affianchi la democrazia di prossimità e non è stato concepito il coinvolgimento diretto del mondo accademico e dei centri di ricerca come era invece avvenuto al tempo della Convenzione sulla costituzione europea o della rete delle fondazioni culturali in Europa – Molte delle quali fanno parte di European Foundations Centre – o delle organizzazioni che partecipano a Europa creativa.

La dimensione culturale non era stata compresa del resto fra i temi indicati nella “dichiarazione comune” del 10 marzo ma è stata aggiunta – insieme alla salute – dalla Commissione sulla piattaforma online.

Varrebbe anche la pena di riflettere sulle modalità di un coinvolgimento diretto dei partiti europei, il cui ruolo è previsto nel Trattato di Lisbona e la cui partecipazione dovrebbe andare al di là dei parlamentari europei e nazionali poiché ai partiti europei è attribuita la missione di “formare la coscienza europea dei cittadini” (art. 10 TFUE).

Il dialogo transnazionale in cui saranno coinvolti i cittadini, selezionati per sorteggio da una società incaricata dalla Commissione europea, sarà limitato a quattro panel tematici su temi non ancora scelti fra le dieci priorità indicate sulla piattaforma con il coinvolgimento totale di ottocento persone di cui un decimo sarà invitato a entrare nel cantiere di Strasburgo insieme a una cittadina o a un cittadino per paese per un totale di 108 pari al numero dei parlamentari europei e dei parlamentari nazionali.

Se ci si basa sulle esperienze di democrazia partecipativa vissute più di recente ma con alterne fortune in Belgio, Irlanda e Islanda in processi di scrittura collettiva di riforme costituzionali vediamo una differenza sostanziale non soltanto dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo che avvalora il timore di chi ritiene che il coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini sarà di fatto limitato a una vasta consultazione (citizen’s dialogue o citizen’s consultation) ben lontana dall’idea di un ampio dibattito pubblico.

Poiché i temi dei panel non sono ancora stati scelti, le cittadine e i cittadini non sono stati sorteggiati e gli ottanta predestinati a entrare nel cantiere europeo saranno selezionati solo a conclusione dei panel, l’emiciclo di Strasburgo si aprirà ai “non addetti ai lavori” in autunno e la prima sessione plenaria del 19 giugno potrebbe essere aperta solo alle istituzioni nella misura in cui i parlamenti nazionali e i governi avranno scelto i loro rappresentanti.

Per quanto riguarda i giovani, che avrebbero dovuto essere i protagonisti del loro futuro, l’idea iniziale dei tre co-presidenti del comitato esecutivo era quella di far entrare nel cantiere solo un giovane e cioè il presidente del Forum europeo della gioventù.

Quest’idea inaccettabile è stata parzialmente corretta dal Comitato esecutivo che ha chiesto di introdurre nel sorteggio degli ottanta predestinati al cantiere un terzo di giovani al di sotto di 25 anni portando la percentuale dei giovani nella Conferenza dallo 0,23% al 6,23% e comunque meno della metà della percentuale di giovani europei fra i 15 e i 25 anni (12,7%) sul totale della popolazione europea.

In questo quadro si pone la questione del coinvolgimento delle scuole e delle università (docenti e discenti) anche attraverso iniziative europee come il programma del Parlamento europeo rivolto al mondo educativo (Scuola Ambasciatrice del Parlamento Europeo – EPAS) o le reti che partecipano al programma Erasmus Plus e il coinvolgimento degli studenti universitari in mobilità transfrontaliera attraverso Erasmus Student Network (A EPAS si aggiungono le iniziative Euroscola, European Youth Event, Insieme-per-eu, la Casa della storia europea, il Parlamentarium e il Premio europeo Carlo Magno della Gioventù).

Il Movimento europeo ritiene che sia nello stesso tempo un errore ed un segnale negativo organizzare la prima sessione plenaria della Conferenza il 19 giugno senza la partecipazione diretta delle cittadine e dei cittadini e non avendo ancora dato una risposta alla richiesta delle reti europee della società civile (in particolare Civil Society Convention) e delle organizzazioni europeiste (UEF, MEI e JEF) di essere associate alla Conferenza ed è convinto che il cantiere debba essere immediatamente aperto alla democrazia partecipativa con una prima selezione fra le cittadine e i cittadini che hanno creato un loro profilo sulla piattaforma online.

Il Movimento europeo propone inoltre di ampliare la composizione della Conferenza ad alcune organizzazioni europee dei poteri locali e regionali come il CCRE, Eurocities, la rete delle città europee della cultura e una delegazione del Patto dei Sindaci per il clima e l’energia.

Il Movimento europeo attira inoltre l’attenzione sulle seguenti modalità che appaiono indispensabili per allargare il coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini insieme alla società civile europea in via di organizzazione e rafforzare la democrazia partecipativa:

  • garantire la pubblicità e la ritrasmissione di tutti i lavori, dai panel alle sessioni plenarie fino alle riunioni del Comitato esecutivo
  • mettere a disposizione del dibattito sul futuro dell’Europa i servizi pubblici radiotelevisivi attraverso spazi speciali o all’interno di trasmissioni sui lavori dei parlamenti e coinvolgere la rete delle radio universitarie EUROPHONICA
  • introdurre nella “Carta dei cittadini” e nelle modalità di funzionamento della Conferenza una fase di monitoraggio sui risultati raggiunti e sul seguito che ad essi sarà dato dalle istituzioni da parte delle cittadine e dei cittadini insieme ai partner sociali e alle reti della società civile a partire dai panel, sulla piattaforma online ed in una valutazione nell’ambito della componente della Conferenza consacrata ai “non addetti ai lavori”.

Contemporaneamente all’apertura immediata del cantiere alla democrazia partecipativa e di prossimità il 19 giugno, il Movimento europeo invita tutti i suoi membri collettivi e chi ha aderito alla “piattaforma italiana” nata il 6 settembre 2019 in cooperazione con il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL):

  • a creare un loro profilo su futureu.europa.eu così come il Movimento europeo ha già fatto il 19 aprile e il Movimento federalista Europeo ha fatto il 22 aprile,
  • a caricare sulla piattaforma i loro eventi e le idee che dagli eventi sono emerse,
  • ad assicurarne la diffusione in inglese fino a quando il multilinguismo automatico non sarà totalmente garantito,
  • a condividere e/o sottoscrivere le idee di ciascun membro collettivo,
  • a introdurre nuovi temi su priorità non previste nella “dichiarazione comune” del 10 marzo inserendoli nella sezione “altre idee” a partire dalla riforma dei trattati, dalla capacità fiscale dell’UE, dalla governance democratica dell’UEM e dall’autonomia strategica dell’UE nel mondo,
  • a moltiplicare gli eventi locali e a promuovere dibattiti transnazionali,
  • a creare gruppi di riflessione e di proposta,
  • a comunicare attraverso gli strumenti social (web, newsletters, Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, WhatsApp, Signal ecc.) l’esistenza della piattaforma online e le modalità per accedere.

Il Movimento europeo intende coinvolgere altri attori della società italiana che appartengono ai corpi intermedi in una dimensione europea , le organizzazioni che operano nell’economia sociale e i promotori italiani delle iniziative dei cittadini europei (ICE) in collaborazione con EUMANS .

Per mantenere e arricchire la partecipazione a livello italiano e dopo la giornata del 30 aprile – dedicata alle nostre priorità, alla democrazia partecipativa, al ruolo e agli interessi dell’Italia, al cantiere delle riforme – il Movimento europeo ha deciso di promuovere una seconda giornata di riflessione sul futuro dell’Europa il 18 giugno alla vigilia della prima sessione plenaria della Conferenza del 19 giugno.

*Pier Virgilio Dastoli è il presidente del Movimento Europeo – Italia