Sindacati in piazzaIl segretario della Cisl frena Landini e dice che non è il momento di scioperare

Oggi Cgli, Cisl e Uil protestano davanti a MOntecitorio per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Dopo l’accordo raggiunto ieri con Draghi sulle semplificazioni, resta il nodo del blocco dei licenziamenti. Ma «non servono tensioni, bisogna eliminare contrapposizioni, perché bisogna sostenere la ripartenza», spiega Luigi Sbarra

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Soddisfatti per lo stop agli appalti al massimo ribasso, ma delusi per lo sblocco dei licenziamenti. Oggi Cgil, Cisl e Uil tornano in piazza Montecitorio a protestare per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma se il segretario della Cgil Maurizio Landini minaccia lo sciopero generale, il leader della Cisl Luigi Sbarra in un’intervista alla Stampa dice che «non servono tensioni, bisogna eliminare contrapposizioni, perché bisogna sostenere la ripartenza».

Nella riunione di ieri con il premier Mario Draghi, è stato raggiunto un compromesso sul decreto semplificazioni, ma quella data del 30 giugno, quando si aprirà ai licenziamenti nelle grande imprese dopo il vano tentativo di mini-proroga del ministro Orlando, viene temuta dai sindacati come uno tsunami occupazionale. Le sigle continuano a chiedere una proroga generalizzata almeno fino a fine ottobre, gli industriali si oppongono parlando di un congelamento dell’economia.

«Il testo approvato nel Consiglio dei ministri è un pasticcio frutto della mancanza di dialogo e di concertazione», dice Sbarra. «Ha bisogno di profondi cambiamenti e di miglioramenti. Secondo noi la misura è debole, largamente insufficiente e sicuramente non riesce ad arginare il rischio della perdita di centinaia e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Bankitalia parla di 577mila posti a rischio, ma gli stessi ambienti di governo confermano queste stime, e non a caso anche i partiti che sostengono il governo nei giorni scorsi in Parlamento hanno presentato emendamenti per chiedere una proroga, alcuni anche sino a fine anno. C’è la consapevolezza che la fine del blocco possa rappresentare uno tsunami occupazionale, una bomba sociale. Dopo aver già perso un milione di posti è un lusso che non ci possiamo permettere».

Il governo dice di aver raggiunto, con la nuova norma, una mediazione equilibrata. Ma Sbarra dice: «No. È mancata proprio la mediazione sociale. Per questo non condividiamo la soluzione anche per una ragione di metodo: oggi, come 14 mesi fa, abbiamo ancora davanti tanta occupazione precaria, ammortizzatori non rinnovati, politiche attive non avviate e non abbiamo un piano nazionale per la formazione e la crescita delle competenze».

E quindi come se ne esce? La proposta è sempre quella: «Bisogna spostare in avanti a fine ottobre la fine del blocco per tutti e occorre lavorare per riformare gli ammortizzatori sociali, avviare le politiche attive, finanziare un piano per la formazione, allungare la durata della Naspi togliendo il décalage. E poi bisogna fare un forte investimento sui contratti di solidarietà, sia difensivi che espansivi. L’obiettivo deve essere zero licenziamenti».

Da una settimana i sindacati sono impegnati in una mobilitazione sui temi della sicurezza sui luoghi di lavoro. Oggi ci sarà una manifestazione davanti a Montecitorio e poi nei prossimi giorni la mobilitazione in alcun luoghi di lavoro ed in alcune regioni. «Chiederemo a gran voce al governo di attivare una fase di confronto vero sulle priorità che abbiamo indicato: piano nazionale di ripresa e resilienza, riforme del lavoro, gestione delle crisi aziendali, previdenza e riforma fiscale», spiega il leader della Cisl. «Il governo deve avere come priorità quello di sbloccare gli investimenti, non i licenziamenti».

Ma no allo sciopero generale minacciato da Landini. «Questa stagione deve impegnare tutti al rilancio del dialogo e del confronto: io penso a una stagione vera di rinnovata concertazione, penso ad un nuovo patto sociale, per la crescita, lo sviluppo, il lavoro, il contrasto alle diseguaglianza e alla povertà. Non servono tensioni, bisogna eliminare contrapposizioni, perché bisogna sostenere la ripartenza», dice Sbarra. Che si rivolge anche agli industriali: «Confindustria sbaglia quando alza la bandiera dell’uscita veloce dal blocco dei licenziamenti. Io vorrei chiedere a tutte le associazioni datoriali di rendersi invece disponibili per attivare un tavolo di confronto per condividere e negoziare un accordo quadro nazionale che orienti tutte le imprese ad impegnarsi a utilizzare attraverso la contrattazione l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, le riduzioni di orario, i contratti di solidarietà, il fondo nuove competenze per scongiurare esuberi e licenziamenti. Perché il Paese riparte con il lavoro».