Mentre la vita riprende vitaOltre ai 130mila italiani che non ci sono più dobbiamo ricordare anche gli altri 14

Un’escursione incantevole, in una bellissima giornata nel primo vero weekend di libertà. E un cavo che si spezza. Sembra una tragedia voluta dall’invidia degli dei. Ma, pur lasciando un pezzo di cuore anche lì, sul Mottarone, dobbiamo provare a ripenderci quello che è nostro

Photo by Joe Green on Unsplash

C’è quel verso di Francesco Guccini – «come in un libro scritto male / lui si era ucciso per Natale» – che coglie come pochi altri la terribile contraddizione fra la felicità e il dolore, la libertà e la morte. Già, la liberazione del Paese dalla pandemia è iniziata come in un libro scritto male: una bellissima giornata, una gita in montagna, un cavo che si spezza proprio nel punto più alto, la cabina che vola e si schianta al suolo, 14 morti, tra cui un bambino (un secondo è gravemente ferito): la festa che si trasforma in tragedia e altre banalità giornalistiche.

Già, non si sa neppure bene che cosa dire, noi avevamo 500 morti al giorno, e ne abbiamo ancora quotidianamente un centinaio, eppure restiamo costernati davanti ai 13 morti del Mottarone, stupefatti e dentro di noi impauriti per una fatalità che sembra scagliata come un fulmine nel cielo di maggio come per punire la nostra voglia di riprenderci la vita, davvero come se fosse piombata su quella funivia l’invidia degli dèi per aver “disubbidito” a un ordine superiore che voleva imprigionare l’umanità con un virus sconosciuto.

Gente normalissima che era andata su, in luoghi incredibilmente belli, nel primo vero weekend di libertà in un’Italia gialla che avevamo dimenticato, un’escursione incantevole, il lago Maggiore, Stresa, quindi lassù con la funivia verso la montagna del Mottarone, uno dei posti più belli del mondo, tra sorrisi e libertà, senza avvertire l’odore acre della tragedia. Tragedia dovuta chissà a che cosa, alla scarsa manutenzione di quel maledetto cavo probabilmente, come se le cose rimaste ferme troppo tempo si fossero ribellate al ritorno al movimento…

Adesso ci sarà la solita commissione ministeriale che appurerà le cause del disastro, e l’apertura di un fascicolo in Procura, il processo, l’appello, la Cassazione e poi – forse – un verdetto, magari tra dieci anni. Chissà se verrà fuori che si è trattato di una fatalità, non è colpa di nessuno, e certamente non si potranno processare gli dèi invidiosi degli uomini felici e dei bambini che ridevano al sole tra le montagne.

Sì, la vita ha ripreso vita, usciamo e festeggiamo come “prima”. Rimuoviamo i morti, se è possibile dimenticare 130mila italiani che non ci sono più, e ora ci riprendiamo quello che è nostro. Ed è giusto così. Malgrado il pezzettino di cuore che tutti abbiamo lasciato a pochi metri dalla stazione di Mottarone, la vita continua, all’ombra degli dèi.

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