Aziende strategichePerché la società di cybersecurity Selta fa gola a tutti?

L’impresa piacentina specializzata in settori altamente tecnologici è al centro di una contesa tra la Digitalplatforms e la cordata PSC-Next. L’acquisizione definitiva è comunque subordinata all’approvazione del comitato golden power

Selta

Agli esperti di tlc e cyber security e agli appassionati di equilibri geopolitici non è passata inosservata la contesa, tutt’ora in corso, tra la Digitalplatforms e la cordata PSC-Next per l’acquisizione della Selta S.p.A., società piacentina strategica in settori altamente tecnologici. Talmente strategica che il Governo Draghi ha deciso di esercitare il golden power, avocando a sé la decisione finale.

Va precisato che il Mise ha decretato che è Digitalplatforms S.p.A. ad aggiudicarsi definitivamente la Selta. L’acquisizione definitiva è, comunque, subordinata all’approvazione del Comitato golden power, ad un accordo con i sindacati ed al nulla osta sicurezza. Tre obiettivi che Digitalplatforms, che può mettere sul piatto solidità finanziaria, alta specializzazione ed esperienza trentennale del management, non avrà difficoltà a centrare con successo, salvo colpi di scena dell’ultim’ora.

Al timone dell’italianissima Digital Platforms SpA vi sono Claudio Contini, Marco Mennella e Marco Ricci. Nato nel 2018, il gruppo è specializzato nel campo dell’IoT in diversi settori, dalla produzione di devices ai sistemi di comando e controllo, fino alle piattaforme digitali e alla cybersecurity. Una realtà giovane ma in costante cresciuta: nel 2020 ha sviluppato un giro d’affari di circa 20 milioni di euro, con un ebitda di 4 milioni di euro, un tasso di crescita del 100% annuo e circa 200 dipendenti. Tra i principali clienti Tim, Fs, Anas, Acea, Enel, Terna, Adr.

Ma perché è tanto interessante una società “bollita” come la Selta, in amministrazione straordinaria dal 2019 e con in pancia 46 milioni di debiti? In realtà l’azienda rappresenta un asset strategico nazionale in settori altamente tecnologici. Dai prodotti per l’automazione delle reti elettriche ai sistemi di telecontrollo per la gestione delle reti di elettricità, acqua e gas, dalle piattaforme di comunicazione e apparati per soluzioni di accesso a banda larga alla progettazione di reti e soluzioni di cyber security, fino alla progettazione e realizzazione di apparati informatici per il trattamento di informazioni classificate.

La contesa tra la Digitalplatforms e la cordata PSC-Next è dunque per le competenze e soprattutto le relazioni che la Selta porta con sé: enti governativi e il comparto della difesa, ma anche colossi come Leonardo, Terna e Snam.

Talmente strategica che la Selta fa gola anche alla PSC-Next, cordata creata ad hoc con al suo interno nomi da far impallidire se letti tutti insieme. Sulla poltrona di ad di PSC troviamo Mauro Moretti, ex ad di Fs e di Leonardo e nel board ex top manager dello Stato come Luigi Ferraris, ex Cfo di Enel e poi ad di Terna; Fulvio Conti, ex presidente di Telecom ed ex ad Enel; Livio Gallo, già alto dirigente Enel; il generale Michele Adinolfi, ex vicecomandante della Guardia di Finanza e Vito Cozzoli, ex Capo di gabinetto di Patuanelli al Mise e attualmente Presidente e ad di Sport Salute SpA.

La partita però non è chiusa e la decisione finale spetterà in queste ore al Governo che dovrebbe valutare il piano industriale dei due contendenti e la tenuta dei posti di lavoro. In quest’ottica peserà come un macigno l’ipotesi “spezzatino” nei piani futuri per la Selta da parte della cordata PSC-Next.

La Defence Tech, capogruppo di Next, aveva infatti già provato tempo addietro ad acquisire soltanto il ramo cyber security di Selta. Quando però l’operazione viene bocciata si decide di imbastire per l’occasione la cordata PSC-Next. Se dovesse vincere PSC-Next è molto probabile che si procederebbe allo “spezzatino” della Selta, con Next che terrebbe per sé il ramo cybersecurity e PSC quello delle infrastrutture. Con buona pace dei posti di lavoro e del mercato. Il bello e il brutto del golden power.