Il microfono del popoloL’influente ruolo delle radio romane nella corsa al Campidoglio

Solo nella Capitale decine di emittenti riescono a orientare l’opinione pubblica, a spostare voti e a mobilitare le tifoserie calcistiche. Ogni giorno 2 milioni e mezzo di persone ascoltano conduttori seri e demagoghi imbonitori che parlano dei mali della città eterna e rispondono alle telefonate. Per battere Virginia Raggi qualcuno nel centrodestra ha pensato di candidare uno degli speaker più popolari: Enrico Michetti

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«Ma chi è Michetti, Micucci… Come si chiama?». Se l’è chiesto il presidente della Lazio Claudio Lotito. Come lui, molti parlamentari e giornalisti sono caduti dalle nuvole. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che il dossier Campidoglio lo segue da tempo, fa spallucce: «Non lo conosco, non posso giudicare».

L’ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace sceglie l’ironia: «Ero a San Pietro e tutti si chiedevano chi fosse quello vestito di bianco vicino a Michetti». Da giorni si parla di Enrico Michetti come possibile candidato sindaco del centrodestra a Roma, in quota Fratelli d’Italia. Ma il suo nome è sconosciuto ai più.  

Avvocato, professore di diritto degli enti locali all’Università di Cassino, direttore della Gazzetta Amministrativa. Il curriculum di Michetti è un elenco di incarichi e docenze. «Un ottimo professionista», racconta chi ci ha lavorato. «Conosce la macchina amministrativa dei Comuni». Ed è già qualcosa, di questi tempi.

Ma soprattutto Michetti è un opinionista radiofonico. Almeno nell’etere della Capitale è un personaggio. Tutte le mattine discetta della qualunque ai microfoni di Radio Radio, una delle emittenti romane più seguite. Covid e Campidoglio, governo e leggi. Commenta l’attualità, spiega in modo semplice, risponde alle telefonate. Alla notizia della sua possibile candidatura, gli ascoltatori hanno fatto festa. «Professore tolga l’immondizia dalle strade». «In famiglia siamo in quattro, ma le porto i voti anche di due parenti».

Quello delle radio romane è un mondo tanto influente in città quanto sconosciuto fuori dal Grande Raccordo Anulare. Tutto si mischia. Politica e sport, cronaca e intrattenimento. Molte emittenti trasmettono solo notizie sulle squadre di calcio di Roma e Lazio, 24 ore al giorno. Altre si concentrano sull’informazione.

Prima dei social network e più forti dei giornali, le stazioni radiofoniche romane rappresentano una realtà da cui non si può prescindere. Fidelizzazione quasi religiosa e capacità di mobilitazione. Lo sanno gli sportivi, oltre che i politici. Persino l’allenatore dell’ultimo scudetto romanista Fabio Capello si era lamentato: «Non si devono ascoltare le radio romane». Qualche anno fa l’ex capitano giallorosso Daniele De Rossi se l’era presa con i «papponi che girano per le radio e che poi entrano a Trigoria e fanno i padroni».

Insomma, a Roma le radio sono una presenza ingombrante, nel bene e nel male. Un mondo variopinto. Tra programmi di approfondimento e sfogatoi, c’è posto per tutti: conduttori seri e demagoghi. Le linee telefoniche sono sempre aperte. Nel corso delle dirette arrivano centinaia di telefonate. Gli ascoltatori inoltrano segnalazioni, commentano i fatti del giorno, si sentono protagonisti.

Ogni giorno quasi due milioni e mezzo di romani ascoltano le emittenti capitoline. Quasi sempre in auto. Roma è la seconda città al mondo per ore perse nel traffico. Il tempo per sintonizzarsi non manca. In questo contesto più unico che raro, si è sviluppato un senso di appartenenza sempre più forte per le emittenti che diventano il sottofondo della città. Sui taxi come al bar.

Nell’etere si sono costruite molte campagne elettorali. Tra spot radiofonici, dibattiti e promesse per il nuovo stadio. «Le radio contribuiscono al racconto di Roma, costruiscono il suo senso comune, sono un luogo di dialogo e incazzatura».

Paolo Cento, ex sottosegretario all’Economia e storico esponente dei Verdi, oggi conduce un programma di attualità su Roma Radio Capitale. «Prima c’erano le sezioni di partito, le associazioni, i comitati di quartiere. Oggi la radio è l’unico intermediario rimasto tra i cittadini e le istituzioni. Qui le persone manifestano le proprie ragioni, si confrontano e si sfogano».

Il politicamente corretto qui non esiste. L’etere è una palestra per molti tribuni che fanno «populismo radiofonico». Così li definisce Paolo Cento. Guru all’amatriciana che solleticano la pancia dei romani su immigrazione, campi rom, vaccini e mascherine. «Negli ultimi anni lo spazio degli imbonitori si è allargato anche nelle radio tradizionalmente musicali e di intrattenimento». 

Su Radio Radio negli ultimi mesi si parla anche di dittatura sanitaria. Intervengono il filosofo Diego Fusaro e lo psichiatra Alessandro Meluzzi, che non ha dubbi: «Dopo il vaccino arriverà il microchip». Pillole di complottismo e sovranismo, seguitissime in radio e sul web.

È qui che interviene quotidianamente l’avvocato Michetti. Anche lui commenta la campagna vaccinale: «Nessuno può imporvi alcuna iniezione, non siamo delle cavie», ha detto recentemente. Alla fine lui ha deciso di vaccinarsi anche se, fa sapere, «rispetto chiunque abbia un’opinione diversa dalla mia». Tra l’altro, in tempi di pandemia «il saluto romano è più igienico».

Sulle frequenze romane capita di imbattersi anche in Luca Casciani, conduttore di “Giorno per giorno… cor veleno”, trasmissione in onda su RTR 99. Sostenitore di Giorgia Meloni, Casciani commenta l’attualità in modo piuttosto netto. Nel 2014, quando nella borgata di Corcolle quaranta immigrati avevano lanciato sassi e bottiglie contro gli autobus, lo speaker parlava così: «Che differenza c’è tra le scimmie, i Tarzan, che attaccavano i villaggi di coloni e queste scimmie che attaccano un autobus dell’Atac?».

E ancora: «Quello che servirebbe è il matto, uno che in macchina ha una mitragliatrice e ne fa secchi 34, se ne sono salvati sei, ecco il problema è quello, che se ne sono salvati sei».

Alcuni deputati di Sinistra Italiana fecero un’interrogazione parlamentare contro i suoi «lunghi monologhi xenofobi e razzisti». Nel 2019 è arrivata la diffida del Garante per le comunicazioni perché le sue espressioni «risultano suscettibili di diffondere o fomentare l’odio e la discriminazione». 

Sport e politica vanno a braccetto. Dall’estrema destra arriva Mario Corsi, più conosciuto come “Marione”. Ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, organizzazione terroristica neofascista degli anni Settanta.

Marione è una vera autorità nella Capitale, oggi conduce “Te la do io Tokyo” il programma radiofonico dedicato all’As Roma più seguito in città. Ha sollevato polemiche e lanciato mobilitazioni che scavalcano il calcio. Qualcuno ricorda la manifestazione contro la pedofilia che organizzò in provincia di Roma, a Rignano Flaminio, teatro di presunti abusi alla scuola materna che fecero il giro d’Italia salvo poi scoprire che le accuse erano infondate.

Più musica che politica su Radio Globo, emittente ascoltata ogni giorno da 274mila romani. Sulle frequenze dei 99.6 il conduttore del popolare “Morning Show” Roberto Marchetti si è fatto notare per diverse uscite colorite. «Mi fa schifo vedere due gay che si baciano», ha detto in diretta qualche anno fa. Più recentemente ha fatto arrabbiare gli infermieri: «Se vado al pronto soccorso è possibile che mi debba valutare uno che fatto una triennalina in scienze infermieristiche? Uno che fa le pulizie…». Non manca la critica ai vaccini anti-Covid: «Non lo farei neanche morto».

Scanalando tra le stazioni romane si trova un po’ di tutto. La rubrica di Michetti raggiunge 600mila ascoltatori. In periodo di elezioni non è poco. Qualche gaffe e i toni sempre accesi, a metà tra il buon padre di famiglia e il tribuno radiofonico. Fratelli d’Italia ha proposto la sua candidatura e l’aspirante sindaco si è detto «lusingato». Nel centrodestra qualcuno si è convinto che il suo seguito radiofonico possa garantirgli il giusto traino per la campagna elettorale. «Ma la quantità di ascolti non si trasforma facilmente in voti», avverte Paolo Cento, oggi esponente di Sinistra Italiana. 

Aspettando di capire chi sarà il candidato sindaco di Salvini e Meloni, continuano le dirette dell’etere romano. Non è un mistero, dietro ai microfoni parlano soprattutto commentatori di destra. «La sinistra ha troppa supponenza nei confronti delle radio locali», dice ancora Paolo Cento. «È la stessa sinistra che peraltro fatica a comunicare oltre la Ztl». L’ex sottosegretario non ha dubbi: «Ai nostri leader farei fare un po’ di radio in diretta con le persone. Ascoltando, riuscirebbero a capire gli umori della città». E chissà, magari potrebbero anche vincere le elezioni.

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