Dopo l’aereo dirottato a MinskLe dure sanzioni dell’Ue alla Bielorussia per l’arresto di Raman Pratasevich

Il Consiglio europeo chiede il rilascio immediato del giornalista e della compagna ingiustamente incarcerati dal regime di Lukashenko. I leader dei 27 Stati membri hanno chiesto la sospensione dello spazio aereo per i velivoli bielorussi, con l’invito alle compagnie europee a non sorvolare il Paese. Previste nuove misure contro gli ufficiali governativi. Per Giuliano Pisapia è inutile fingere che dietro Minsk non ci sia il Cremlino

LaPresse

Alle parole sono seguite le azioni. O meglio, le sanzioni. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva definito «un dirottamento» l’atterraggio forzato in Bielorussia di un volo di linea Ryanair diretto a Vilnius, su cui viaggiava il giornalista e dissidente Raman Pratasevich, arrestato a Minsk insieme alla compagna. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel aveva promesso che «l’incidente non sarebbe rimasto senza conseguenze». Il giorno successivo la questione è stata discussa all’incontro dei capi di Stato e di governo dell’Ue, che ha risposto con una inusuale durezza rispetto al passato, sia nella forma ma soprattutto nella sostanza. 

Scontata la convocazione dell’ambasciatore bielorusso presso l’UE Aleksandr Mikhnevich, formalizzata nel pomeriggio di lunedì 24 maggio dall’EEAS, il servizio per l’Azione esterna dell’UE. In serata, dal Consiglio europeo, è arrivato il carico. I capi di Stato e di governo dell’Unione condannano con forza l’accaduto e chiedono un’indagine all’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (Icao) sull’incidente, per accertare violazioni del diritto aereo. Ma soprattutto decidono di procedere con un nuovo round di sanzioni agli ufficiali bielorussi, il quarto dall’inizio delle proteste di piazza nel Paese.

A ogni compagnia aerea europea è inoltre richiesto di evitare di sorvolare la Bielorussia. Una raccomandazione necessaria per chi, come la stessa Ryanair, non sembra aver modificato le proprie rotte (nonostante il suo amministratore delegato Michael O’Leary abbia definito l’atterraggio a Minsk una «pirateria di Stato»). Questa iniziativa, tra l’altro, potrebbe anticipare e incoraggiare la chiusura dello spazio aereo bielorusso, decisione che dovrà essere presa dall’Icao. Dalla volontà delle autorità comunitarie dipende invece il divieto di sorvolo e di accesso agli aeroporti dell’UE per i velivoli della Belavia, la compagnia di bandiera bielorussa saldamente connessa con il governo di Lukashenko. 

Non poteva mancare la richiesta principale alle autorità bielorusse: la liberazione di Raman Pratasevich, che secondo la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, Sviatlana Tsikhanouskaya, rischia persino la pena di morte. Nella serata di ieri il giornalista è apparso in un video dal centro di detenzione di Minsk, in cui, molto probabilmente sotto costrizione, dichiara di aver ricevuto un trattamento corretto e legale. Con lui, afferma il documento finale adottato dai 27 capi di Stato e di governo, dovrà essere rilasciata anche la compagna, la cittadina russa Sofia Sapega.

Nella giornata di ieri, le pressioni sul Consiglio europeo per assumere una posizione risoluta sono cresciute con il trascorrere delle ore. Alcuni leader nazionali, come il Primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis hanno chiesto «chiare e significative conseguenze». Il governo lituano, invece, è passato direttamente all’azione vietando a tutti i voli in partenza o in arrivo nei suoi aeroporti di sorvolare il territorio della Bielorussia. 

Anche il Parlamento europeo ha fatto subito sentire la sua voce, oltre alla ferma condanna da parte del presidente David Sassoli, che ha giudicato i fatti avvenuti «di una gravità inaudita». Il gruppo dei Verdi/Ale ha richiesto di inserire all’ordine del giorno nella prossima seduta plenaria una risoluzione sul «terrorismo di Stato» del governo bielorusso. «Se l’UE accetta una cosa del genere, tutta la retorica sulla libertà di stampa e la protezione dei diritti umani sono solo vuote e ridicole parole», ha scritto su Twitter la deputata tedesca Terry Reintke, una delle più attive del gruppo sulla questione. La richiesta di sospendere i transiti di velivoli europei nello spazio aereo bielorusso e viceversa era arrivata anche dall’intergruppo parlamentare che si occupa dei media.

Ora il nodo della questione si sposta sull’applicazione di queste misure e sulle future relazioni fra l’Ue e il Paese dell’Europa nord-orientale. «Si prefigurano gravi violazioni del diritto internazionale: dobbiamo accertarle e perseguirne i responsabili» dice a Linkiesta Giuliano Pisapia, eurodeputato dei Socialisti & Democratici e, membro della commissione parlamentare Affari Esteri, che vede aleggiare sulla vicenda anche la longa manus russa. «Sarà necessario chiarire il ruolo della Russia e dei suoi servizi. La presenza a bordo di cittadini russi che non hanno continuato il volo verso Vilnius getta un’ombra sul Cremlino. La situazione è complessa e credo che Mosca non potesse essere all’oscuro del dirottamento». Sul tema, per Pisapia, era importante una risposta ferma e concreta da parte dell’UE, pena la perdita di credibilità come attori internazionali.

La richiesta di un intervento deciso è arrivata in realtà da tutto l’arco parlamentare: «L’Ue faccia sentire la propria voce e pretenda chiarezza», hanno scritto in una nota le eurodeputate della Lega Anna Cinzia Bonfrisco e Susanna Ceccardi, come Fabio Massimo Castaldo del Movimento Cinque Stelle, vice-presidente del Parlamento, che pretende l’immediata liberazione di Pratasevich. 

Le decisioni del Consiglio europeo segnano il punto più teso dei rapporti fra Unione europea e Bielorussia. L’Ue non ha riconosciuto l’esito delle elezioni dell’agosto 2020, che hanno scatenato le proteste dei bielorussi contro il presidente Aleksandr Lukashenko, condannando a più riprese la repressione di queste manifestazioni. In tre diversi momenti, a ottobre, novembre e dicembre 2020, il Consiglio dell’UE ha imposto misure sanzionatorie ai responsabili di violenze e frodi elettorali.

In totale, al momento sono stati colpiti dai provvedimenti 88 ufficiali e funzionari del governo di Minsk e 7 entità: tra questi ci sono lo stesso presidente e il figlio Viktor, consigliere per la sicurezza nazionale. Alle persone sanzionate è vietato entrare nel territorio dell’UE o fare affari con aziende europee, mentre tutti i loro beni eventualmente presenti nell’Unione vengono congelati. Finora, non abbastanza per dissuadere Lukashenko dai suoi propositi. 

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