L’energia dopo la guerraIn Siria c’è un sorprendente boom di pannelli fotovoltaici

Una scelta dettata non dalla sensibilità ambientale bensì da una necessità economica. Oltre la metà dei 4,2 milioni di siriani sfollati nel nord-ovest del Paese si affida sempre di più a questa fonte per alimentare la propria casa, la più conveniente e disponibile in circolazione

LaPresse

In un Paese vessato da una guerra ormai decennale, è in atto una rivoluzione solare.

Nella provincia di Idlib, lungo il confine con la Turchia, si incrementa sempre più un esercito di pannelli fotovoltaici, oggi unica fonte di elettricità, che permette ai siriani di illuminare le loro case e tende, ma anche di ricaricare i cellulari e collegarsi alla rete Internet.

Oltre la metà dei 4,2 milioni di persone sfollate nel nord-ovest della Siria, l’area controllata dai ribelli, è stata costretta a ingegnarsi per garantirsi l’accesso a cibo, acqua pulita e sapone.

Tagliata fuori dalla rete elettrica e impossibilitata ad affrontare il prezzo del carburante salito alle stelle, si è rivolta al solare come forma di energia più economica.

Piccoli e grandi, vecchi e nuovi, i pannelli fanno capolino dai balconi dei condomini, dalle cime delle tende dei rifugiati oppure ancora installati su enormi piattaforme, che ruotano per seguire il sole nel cielo, nei pressi di fattorie e fabbriche.

Se nel resto del mondo il fotovoltaico è simbolo di ricchezza e di promozione di energia alternativa, qui il boom dei pannelli solari non è correlato ai timori del cambiamento climatico né al desiderio di ridurre l’impronta di carbonio.

Più semplicemente, è l’unica opzione praticabile, come si legge sul New York Times. «Non c’è alternativa», ha detto Akram Abbas, un importatore di pannelli solari nella città di al-Dana. «L’energia solare è una benedizione di Dio».

La provincia di Idlib è considerata avamposto dei ribelli fin dall’inizio della guerra. Proprio per questo il governo ha deciso di tagliarla fuori dalla rete elettrica nazionale, alimentata da centrali elettriche a petrolio e gas così come dalle dighe idroelettriche edificate vicino al fiume Eufrate.

In un primo momento, la popolazione ricorreva ai generatori: così, piccole unità alimentate a gas e diesel elettrificavano interi condomini. La maggior parte del carburante proveniva da pozzi petroliferi nella Siria orientale controllati dallo Stato islamico.

Poi nel 2019, quando lo Stato Islamico ha perso il suo ultimo avamposto nello Stato, il nord-ovest del Paese ha iniziato a importare dalla Turchia carburante più puro ma che costava più del doppio (150 dollari per un barile da 58 galloni di diesel contro 60 dollari). Da qui la scelta di ripiegare sul solare, come spiega Ahmed Falaha, ex venditore di generatori che ora si occupa della vendita di pannelli solari e batterie nella città di Binnish, a Idlib.

Quando ha iniziato a venderli, nel 2014, non erano ben visti perché producevano meno elettricità. Tuttavia, con l’impennata dei prezzi del carburante, la popolazione ha capito che non aveva alternative. Così, dal 2017, la domanda è cresciuta costantemente e Falaha ha deciso di non vendere più generatori. «Ora lavoriamo sull’energia solare giorno e notte».

I più richiesti, fa sapere il venditore, sono i pannelli da 130 watt fabbricati in Canada e importati in Siria dopo essere stati utilizzati in un parco solare in Germania. «Costano 38 dollari ciascuno». Poi ci sono quelli da 400 watt, di fabbricazione cinese, venduti per 100 dollari.

Per una casa di medie dimensioni, il pacchetto standard proposto da Falaha prevede quattro pannelli, due batterie, cavi e altre apparecchiature per un costo complessivo di 550 dollari.

Di recente, un agricoltore che aveva bisogno di un’alternativa più economica al diesel per fornire energia alla sua pompa di irrigazione, si è rivolto a Falaha, acquistando 160 pannelli solari per una spesa di circa 20mila dollari.  «All’inizio è costoso, ma poi è gratuito», ha spiegato Falaha al New York Times.

Una scelta che, pur non dipendendo dalla sensibilità ambientale, sta permettendo a milioni di cittadini di sopravvivere senza inquinare.