Stillicidio parlamentareLa Slovenia è in crisi alla vigilia della presidenza del Consiglio Ue

Dal prossimo primo luglio toccherà a Lubiana guidare i lavori della istituzione europea che riunisce i ministri dei 27 Stati membri. Ma il premier Janez Janša continua a perdere parlamentari. Tutto «dipende esclusivamente dalla forza di volontà delle opposizioni. È un politico autoritario, non si dimetterà mai di sua sponte», spiega il politologo Alem Maksuti a Linkiesta

LaPresse

Da 14 mesi la Slovenia è governata da un esecutivo fragile che continua a perdere pezzi. La maggioranza che sostiene il governo di Janez Janša si è sfaldata durante una votazione al parlamento sloveno, che avrebbe dovuto approvare l’agenda settimanale dei lavori parlamentari.

Il presidente del parlamento Igor Zorčič, transfugo dal Partito del centro moderno (SMC, nell’acronimo sloveno), una delle tre forze di maggioranza, ha deciso di sospendere la sessione parlamentare ancora prima che iniziasse, quando è stato certificato un pareggio tra i voti favorevoli e quelli contrari (42 a 42, su un totale di 90 seggi). 

In programma c’erano due mozioni di sfiducia, una dalle opposizioni contro Janša e una avanzata dalla maggioranza contro lo stesso Zorčič. Insinuando che il presidente del parlamento abbia sospeso la seduta per evitare di essere sfiduciato dall’aula, Il premier ha definito la decisione di Zorčič come «totalmente assurda». 

Il governo sloveno aveva già provato lo scorso marzo a chiedere la testa dell’ex alleato, dopo la sua fuoriuscita dal SMC (quindi dal governo), fallendo per un solo voto. Sebbene non sia più espressione della maggioranza, Zorčič è ancora rimasto al suo posto.

Al momento la coalizione di governo è formata dal SDS di Janša, che da solo controlla 38 seggi, e da due forze minori: Nuova Slovenia (NSI) e l’SMC lasciato da Zorčič e alcuni colleghi due mesi fa. Da sola questa triade non ha però la maggioranza dell’emiciclo. È quindi cruciale l’appoggio esterno dell’estrema destra del Partito nazionale sloveno (SNS) e, come prassi, dei due rappresentanti delle minoranze italiana (Felice Žiža) e ungherese (Ferenc Horváth).

Sebbene lo scorso dicembre il Partito dei pensionati (DeSus) abbia formalmente lasciato la maggioranza, alcuni suoi rappresentanti continuano a votare assieme alla maggioranza. «Ciò che vediamo in Parlamento è uno spettacolo inscenato dal governo per impressionare i due rappresentanti delle minoranze. Senza il loro sostegno il governo non avrebbe la maggioranza: a oggi lo sostengono solo 46 deputati su 90. E Janša ha paura, sa benissimo che dopo le prossime elezioni nessuna forza politica accetterà di entrare in coalizione con lui. L’SDS [acronimo del Partito democratico sloveno, la formazione di Janša] è condannato a essere solo un’opposizione distruttiva» spiega il politologo Alem Maksuti a Linkiesta. 

Dopo aver constatato l’assenza di una maggioranza, i partiti di opposizione del centrosinistra –  Lista di Marjan Šarec (LMS), Socialdemocratici (SD), La Sinistra e il Partito di Alenka Bratušek – hanno subito rilanciato con la richiesta di una sessione d’emergenza in cui discutere l’impeachement di Jansa sulla base delle sue presunte violazioni della Costituzione e di altre leggi. 

L’eventuale rimozione del primo ministro porterebbe naturalmente ad anticipare il ritorno alle urne, che da calendario dovrebbe tenersi tra circa un anno. «Questa prospettiva dipende esclusivamente dalla forza di volontà delle opposizioni. Janša è un politico autoritario, non si dimetterà mai di sua sponte», ha chiarito Maksuti. 

Questa crisi coglie il paese in un frangente delicato. Dal prossimo primo luglio toccherà a Lubiana la presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea. 

Tuttavia, secondo Maksuti, non ci si deve aspettare contraccolpi in politica interna durante i sei mesi della presidenza slovena. «La presidenza del Consiglio non avrà alcuna ricaduta sulla routine politica slovena. Jansa è un politico esperto, sa giocare molto bene la carta della stabilità«).  

Da quando è salito al potere (per la terza volta) nel marzo del 2020, dopo il collasso della coalizione progressista guidata da Marjan Šarec, Janša è stato accusato di perseguire “l’orbanizzazione” della Slovenia. Anche sfruttando i poteri e le circostanze speciali garantiti dalla pandemia, il nuovo esecutivo sloveno ha cercato di indebolire a più riprese i mass media, le Ong e le istituzioni culturali. Non un grande biglietto da visita per cominciare il semestre europeo. 

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