Fino alla fineLa Superlega è ancora viva e nessuno ha mai abbandonato il progetto

Secondo la testata spagnola Vozpópuli il prestito da 4 miliardi di JP Morgan firmato il 17 aprile non è stato ritirato e i club non sono ancora usciti dall’accordo (dovrebbero pagare centinaia di milioni in penali). Intanto la Corte di giustizia dell’Unione europea ha accolto la richiesta del Tribunale di Madrid e valuterà eventuali violazioni della concorrenza europea da parte di Uefa e Fifa

LaPresse/Daniele Badolato

Nessuno ha abbandonato la Superlega. Il progetto di una nuova competizione che avrebbe dovuto rinnovare il calcio europeo per club è ancora vivo nonostante le critiche dell’ultimo mese e mezzo.

Certo, dopo quanto accaduto in quelle 48 ore di trepidazione successive alla diffusione del primo comunicato firmato dai club fondatori il tema è diventato meno caldo, meno presente sulle prime pagine dei quotidiani, ma non per questo è da considerarsi un capitolo chiuso.

Intanto perché i club hanno firmato un accordo vincolante, quindi ci si può tirare indietro a parole – come hanno fatto 9 dei 12 fondatori – ma nei fatti è più complicato prendere decisioni ufficiali e definitive: le penali in caso di recessione ammonterebbero a circa 300 milioni di euro, come aveva dichiarato proprio Florentino Perez, il presidente della competizione.

Poi c’è una certezza rappresentata da JP Morgan: la banca d’investimento ha firmato un prestito di 4 miliardi per finanziare il progetto. La firma sull’accordo è stata messa lo scorso 17 aprile, poche ore prima dell’annuncio ufficiale.

Come ha scritto la testata spagnola Vozpópuli, «la società con cui il colosso statunitense ha firmato il prestito è Tivalino Investment SL, società di recente costituzione con sede a Barcellona. Questa società fa parte di Tmf, una sussidiaria del fondo di venture capital britannico Cvc Capital Partners».

Il quotidiano poi sottolinea che da JP Morgan nessuno ha mai smentito l’accordo, quindi nessuno dà realmente per morto il progetto nonostante gli annunci dei club inglesi successivi alle proteste dei tifosi e all’intercessione di alcuni leader politici – leggi, Boris Johnson e Vladimir Putin – o della stessa Uefa.

L’unica dichiarazione della JP Morgan che avrebbe fatto pensare a un tentennamento è arrivata circa un mese fa, qualche giorno dopo gli annunci dei club inglesi. «Abbiamo chiaramente valutato male come questa operazione sarebbe stata percepita dal mondo del calcio in generale e l’impatto che avrebbe avuto in futuro», avevano detto dalla banca d’investimento, ma nulla che facesse pensare a una cancellazione del prestito.

Il quotidiano spagnolo El Confidencial riassume tutto in maniera molto chiara: «I fondatori della Superlega hanno concordato di possedere congiuntamente e in parti uguali quote della European Super League Company SL, una società a responsabilità limitata che possiederà e gestirà la Superlega direttamente e attraverso una serie di affiliate. Nessuna di queste squadre ha venduto la propria quota. L’accordo con gli investitori è quindi in vigore e non è stato risolto, né nessuno dei club ha tentato di risolverlo, né ha denunciato il contratto in tribunale. Quindi la conclusione è ovvia: sono tutti ancora membri a pieno titolo. Tutti, nessuno escluso, vanno avanti, anche se qualcuno dice il contrario».

Intanto la Corte di giustizia dell’Unione europea ha notificato l’avvio del procedimento richiesto dal Tribunale di Madrid su eventuali violazioni delle regole della concorrenza previste dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) da parte di Uefa e Fifa.

Lo scorso 11 maggio il Tribunale Commerciale di Madrid aveva inviato alla corte con sede in Lussemburgo una richiesta di pronuncia pregiudiziale nei confronti degli organi di governo del calcio europeo e mondiale.

In particolare, la European Superleague Company si era rivolta al tribunale madrileno per un’ingiunzione cautelare contro le minacce di Uefa e Fifa, con la richiesta di proteggere i dodici club fondatori dalle sanzioni paventate dagli organi del calcio europeo e mondiale.

La richiesta era stata accolta: il magistrato Manuel Ruiz de Lara aveva valutato che Uefa e Fifa potessero in qualche modo violare il diritto alla concorrenza dell’Unione impedendo ai club di creare una competizione che non ricade sotto la loro giurisdizione.

Gli articoli presi in esame sono il 101 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, quelli che disciplinano l’abuso di potere e l’abuso di posizione dominante.

In tutto questo, però, la Fifa non è sempre stata all’opposizione rispetto al progetto Superlega. Linkiesta lo aveva già riportato due settimane fa: l’organo di governo del calcio mondiale era a conoscenza del progetto Superlega ed era anche favorevole, almeno da un paio d’anni.

Nel contratto fondante della Superlega infatti il benestare della Fifa viene indicato come «requisito essenziale» per creare la nuova competizione. I fondatori avevano convenuto che il piano non poteva avere successo senza il semaforo verde dell’istituzione che controlla il calcio a livello globale. E infatti i primi tavoli di discussione tra i club fondatori e Gianni Infantino – numero uno della Fifa – erano stati aperti già nel 2019 e tutti sembravano d’accordo sulla necessità di riformulare l’offerta di calcio internazionale a livello europeo.

Allora questa partita arrivata fino alla Corte di giustizia dell’Unione potrebbe portare conseguenze di grande impatto sul futuro del calcio, come ha scritto El Confidencial: «Se la corte dovesse pronunciarsi a favore della Superlega potrebbe essere una sentenza storica che cambierebbe l’attuale sistema del calcio mondiale, come fece la sentenza Bosman 25 anni fa, che arrivò all’Alta Corte dell’Unione Europea in Lussemburgo e finì per cambiare per sempre le regole del gioco».

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