La legge non bastaLo sviluppo economico è il traino delle battaglie per i diritti Lgbt

C’è una correlazione tra lo stato di benessere di un Paese e il livello di tolleranza verso chi si dichiara non eterosessuale: sono i Paesi con il Pil pro capite più alto quelli che tendono ad avere un grado di accettazione maggiore dell’omosessualità. I Paesi dell’Est Europa invece sono più indietro, ma qualcosa cambierà anche lì nei prossimi anni

Claudio Furlan / Lapresse

Intanto diciamocelo, se siamo qui a parlare di diritti Lgbt, di lotta alle discriminazioni, di Ddl Zan e di giornata anti-omofobia è perché negli ultimi 30 anni è accaduto qualcosa che non era scontato.

È progressivamente ma rapidamente aumentata l’accettazione verso l’omosessualità in tutto l’Occidente, e anche nel nostro Paese. Anche se in linea con l’immobilismo italiano che caratterizza un po’ tutti campi, in ambito sia economico che sociale, i progressi qui sono stati più limitati.

Nel 2019 tre quarti degli italiani accettava le persone omosessuali, si trattava del 3% in più che negli Stati Uniti e il 61% più che in Russia, ma del 14% in meno che in Spagna, e il 19% meno che in Svezia.

I maggiori incrementi si erano visti in quei Paesi, al di fuori dell’Europa, in cui in precedenza vi era minore tolleranza nonostante si trattasse di Stati a reddito medio-alto, come gli Stati Uniti, appunto, il Sudafrica, la Corea del Sud, il Messico, il Giappone.

Dati Pew Research, 2019

Perché un legame tra reddito e diritti civili c’è, anche se spesso alcuni attivisti hanno piacere a ignorarlo.

Sono i Paesi con il Pil pro capite più alto quelli che tendono ad avere un grado di accettazione maggiore dell’omosessualità. In Europa quelli del Nord, dalla Svezia ai Paesi Bassi alla Germania, in America il Canada.

Mentre a Est, dove ancora non si sono raggiunti i livelli di sviluppo dell’Occidente, vi è ancora molta intolleranza.

Dati Pew Research, 2019

Vi sono però anche alcuni outlier, come sempre accade. E sono nelle Americhe. Gli Stati Uniti innanzitutto, dove la percentuale di accettazione dell’omosessuale è più bassa di quanto il reddito, uno dei più alti al mondo, potrebbe fare pensare.

Più bassa che in Argentina, un Paese con reddito medio solo un terzo di quello statunitense. E che assieme al Messico costituisce un altro outlier ma di segno opposto.

Si tratta però di una realtà, quella argentina, che storicamente da moltissimo, anche da prima che in molti Paesi europei, è caratterizzata oltre che da forti movimenti progressisti anche da una borghesia avanzata e un ceto medio maggiormente diffuso rispetto ad altri Paesi latinoamericani.

Fino agli anni ‘50-’60 presentava un reddito superiore a quello italiano o spagnolo, per esempio, prima di subire la lunga decadenza che l’ha portata ai default per cui è tristemente famosa. A conferma del fatto che la struttura economica in fondo conta.

Qualcosa di opposto è accaduto in Europa dell’Est, dove il rapido sviluppo economico è troppo recente per avere un effetto strutturale e duraturo sull’atteggiamento verso l’omosessualità.

Non a caso questi Paesi sono tra quelli in cui, assieme a Giappone e Corea del Sud, è maggiore il divario tra giovani e anziani su questo tema. In Slovacchia il 61% dei primi (18-29 anni è il range di età) ritiene i rapporti gay accettabili, contro solo il 27% degli over 50. Un gap del 34%, che è alto, del 32% anche in Lituania, in Repubblica Ceca e Ungheria, dove è del 28%, in Polonia, del 27%. Mentre è solo del 15% in Argentina e del 6% in Francia.

Gli ultimi 30 anni, dopo la Caduta del Muro, hanno cambiato qui la società più di quanto sia avvenuto a Ovest. E le nuove generazioni sono più distanti dalle vecchie, molto più conservatrici, di quanto accada altrove. Ma queste ultime incidono ancora molto nelle scelte politiche e nella percezione che le persone Lgbt hanno della realtà sociale.

Questo è evidente anche da un altro indicatore, anche più specifico della generica accettazione dell’omosessualità, ovvero il grado in cui le stesse persone Lgbt si sentono libere di essere aperte sulle proprie preferenze sessuali nell’ambiente di lavoro, che rappresenta forse più della famiglia uno specchio della società.

E qui infatti i divari sono più importanti. Sono tanti i gay e le lesbiche che non si fidano di aprirsi con il collega che pure dice di accettarli, a parole.

In Italia sono solo il 15% coloro che fanno coming out con tutti, un altro 15% quelli che lo fanno con la maggioranza dei colleghi, con la maggioranza relativa, il 44%, che non si sente di dichiararsi con nessuno sul lavoro.

Una percentuale che diventa maggioranza assoluta in gran parte dei Paesi dell’Est, e scende al 24% nei Paesi Bassi.

Dati Fra (Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali), 2020

Almeno apparentemente non sembra esserci un legame tra la quota di quanti fanno coming out in ufficio o in fabbrica e il tasso di occupazione. Non sembra vero che laddove si esce di più di casa per lavorare, si incontrano più persone, ci si rende più autonomi dalla famiglia di origine vi sia maggiore libertà. Tanto che nonostante siano in tanti, molti più che in Italia, ad essere occupati a Est sono molto pochi quelli che dichiarano il proprio orientamento sessuale ai colleghi.

Anche in questo caso in realtà i dati sembrano influenzati però da uno sviluppo ancora molto recente in questi Paesi.

Se colleghiamo i dati di oggi a quelli del 2002, quando ancora i tassi di occupazione dell’Europa orientale erano lontani da quelli del Centro Nord del Vecchio Continente, ecco che infatti una certa correlazione compare.

Dati OCSE, FRA

 

Vuol dire che il panorama sociale dell’Est, quello che oggi condanniamo soprattutto quando produce leggi di retroguardia come quella ungherese contro la “propaganda gay”, è il risultato di un substrato economico e sociale arretrato cambiato solo di recente, ed è ancora presto per apprezzare i frutti di tale cambiamento.

Vuol dire, osservando questi dati e quelli molto meno controversi dei Paesi più avanzati e del nostro, che pare confermato che per vedere più diritti garantiti, e soprattutto meno atti discriminatori, meno abusi, una maggiore accettazione verso le persone Lgbt assieme alle leggi e forse ancora prima delle leggi serve uno sviluppo economico costante, di lungo periodo, che porti a sempre più occupati e occupati in realtà aziendali solide, con remunerazioni alte e sicure.

Non a caso le ex nazioni Oltrecortina assieme ad un’alta occupazione hanno però un reddito ridotto causato da salari ancora bassi.

Dati OCSE, 2019

Non si è mai visto un Paese impoverito, in crisi, con lavoratori precari e insicuri, avanzare velocemente verso i diritti civili. Non è mai bastata la mera volontà politica, lo sviluppo “delle coscienze”.

Non è un caso che in Italia, come altrove, i più grandi progressi in passato siano avvenuti negli anni ‘70, dopo la grande fase di sviluppo economico cominciato negli anni ‘50.

Che ha portato occupazione per le donne e maggiore coscienza sociale a chi prima viveva solo l’orizzonte della famiglia e magari della cascina.

In questo senso anche quello che viene chiamato rainbow-washing, la tendenza delle multinazionali di appropriarsi dei colori arcobaleno per motivi di marketing, non va visto solo dal punto di vista della maggiore o minore ipocrisia dell’azienda, ma anche della consapevolezza che può generare nei propri dipendenti, che sono tanti nel caso delle multinazionali, e che certo in questo modo vengono stimolati a pensare ai temi della diversità più di quanto magari può accadere in realtà più piccole.

Maggiore sviluppo economico vuole dire normalmente anche maggiore istruzione, e sappiamo come questa sia correlata positivamente con l’accettazione dell’omosessualità e la libertà di fare coming out di gay e lesbiche.

Anche in questo caso tale collegamento pare non esserci se si pensa all’elevata percentuale di laureati in alcuni Paesi dell’Est, cui non corrisponde l’atteggiamento di apertura che ci si aspetterebbe.

Ma quest’ultimo dipende molto, di nuovo, dai più anziani, tra cui per esempio la percentuale di laureati è più lontana (più bassa) da quella che vi è tra i più giovani di quanto accada a Ovest. Un maggiore collegamento tra istruzione e libertà per le persone Lgbt di dichiarare il proprio orientamento sul lavoro è evidente se consideriamo infatti solo l’istruzione dei lavoratori più anziani.

Dati OCSE, FRA

Con buona pace di Orban o della destra polacca i Paesi dell’Europa Orientale sono quelli in cui non a caso anche il gap tra accettazione dell’omosessualità tra più e meno istruiti è maggiore, tra il 20 e il 30%. Più che in Italia o negli Stati Uniti o in Sudamerica.

Significa che lì più che da motivi ideologici l’atteggiamento verso questi temi è motivata proprio da reddito, età e istruzione.

E con i più giovani che diventano più ricchi degli anziani (a differenza che in Italia), più istruiti e quindi più liberal di loro, è facile immaginare come nel giro di pochi lustri vi sarà anche in quei lidi un cambiamento in positivo per i diritti.

E sarà stato trainato dallo sviluppo economico. E dal capitalismo che ha preso piede negli ultimi decenni.

L’Italia rimarrà in ritardo anche in questa occasione?