Il ritorno della storiaPerché su Cina e Russia la Germania deve fare un bagno di realtà

Per decenni i tedeschi si sono cullati nella convinzione che il trionfo dei valori liberali fosse indiscutibile e che anche i Paesi più restii, alla lunga, si sarebbero avvicinati al modello occidentale. I fatti hanno dato torto a Berlino, che ora dovrà fare i conti con un mondo molto più scomodo di quanto immaginasse

d Joyuma, da Unsplash

Tra le sfide che incombono sul successore di Angela Merkel la più importante sarà accettare – e fare accettare ai tedeschi – il ritorno della storia. Come ricorda questo articolo del Financial Times, a firma di Philip Stephens, la Germania è una delle poche realtà rimaste che ancora segue le tesi dello storico Francis Fukuyama. È una questione psicologica e sociale, cui si accompagna anche una serie di interessi economici.

Ai tedeschi, ancora legati all’idea del trionfo dell’ordine liberale (con la conseguente fine della storia) e della sparizione della geopolitica serve, al contrario, un approccio più vicino alla realtà. Il mondo è cambiato, le speranze sono diverse e all’orizzonte ci sono nemici importanti: la Cina, con le sue grandi ambizioni di potere, e la Russia, con la sua ansia di rivincita. Al momento sembra che anche Armin Laschet, il successore designato di Angela Merkel alla guida della Cdu, preferisca mantenere la linea della tradizione. Prudenza, attendismo e una certa concretezza, ma restando in guardia.

Da un lato Laschet ammette che le mosse di Xi Jinping hanno spinto gran parte dell’Europa a considerarlo un rivale “sistemico”. Al tempo stesso, considera “inaccettabile” l’annessione, manu militari, della Crimea da parte della Russia. Resta però una questione da esaminare a mente fredda: davvero l’Europa vuole trasformare Pechino nel “nuovo nemico?”. E siamo sicuri che non si riesca a instaurare un rapporto con Mosca su basi ragionevoli, in grado di stemperare il disprezzo di Vladimir Putin per l’ordine liberale e, addirittura, magari convertirlo?

Le posizioni caute di Laschet (e di Merkel prima di lui) hanno ragioni prima di tutto economiche. La Cina è il più grande partner commerciale della Germania, mentre con la Russia gli affari si basano sull’energia. Il Nord Stream 2, su cui si dibatte da tempo, aumenterebbe il volume di gas in arrivo da Mosca e, insieme, la dipendenza di Berlino.

Ci sono anche motivi strategici. Un approccio meno duro controbilancerebbe le pressioni dei falchi di Washington. Del resto, come spiega il quotidiano britannico, affermare che le democrazie debbano sostenere un sistema internazionale aperto e basato sulle regole non significa, in modo automatico, innescare una guerra fredda con la Cina o un confronto aperto con la Russia. Ci sono vie di mezzo e c’è anche una terza ragione: Laschet, come Merkel, vuole dire all’elettorato quello che l’elettorato vuole sentirsi dire.

È qui che entra in gioco la storia. Come spiega in questo saggio il diplomatico tedesco Thomas Bagger, ora consigliere del presidente Frank-Walter Steinmeier, la visione del mondo tedesca è legata a doppio filo con l’idea della fine della storia. In America era una tesi, in Germania è una realtà. Con la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione subito successiva, i tedeschi si sono ritrovati dalla parte giusta della storia (dopo due tragici errori nel XX secolo).

Anzi: si sono trovati circondati da Paesi amici – e non ostili – al centro di un progetto di integrazione che superasse i conflitti del passato, armonizzasse gli interessi diversi e annodasse vicende antiche in un futuro comune. L’Unione europea si è posta l’obiettivo di diventare modello per il mondo e di influire, con una pressione gentile, nell’esportazine delle idee liberali anche altrove. Russia e Cina, nel tempo, si sarebbero adeguate. Per i tedeschi, insomma, la storia era finita. Ed era finita bene.

Anche per questo motivo il ritorno della geopolitica e della logica di scontro tra potenze vede la Germania ancora riluttante. Chi è nato intorno al 1989 ha vissuto un’epoca di pace e progresso, dove i valori liberali costituivano, secondo quanto spiega Ulrike Franke, ricercatrice al Consiglio Europeo per le Relazioni internazionali, «la normalità». Uno stato eccezionale diventato quotidiano, da cui risulta molto più difficile separarsi. Come ha scritto la studiosa su War on the Rocks, la rivista della National Security del Texas, «le idee sviluppate dal 1989 sono le nostre convinzioni. Noi siamo nati in quelle idee e ne siamo stati formati».

Se all’attaccamento psicologico si aggiunge il vantaggio economico, si capisce perché fino a questo momento l’atteggiamento nei confronti di Cina e Russia sia sempre stato pacato. Berlino ha sempre fatto la parte del pompiere.

Il futuro però riserva brutte sorprese per chi si illudesse di non cambiare nulla. La storia, sostiene il Financial Times, è tornata a bussare. Gli stessi Verdi tedeschi hanno assunto posizioni più decise nei confronti dei due avversari. Le prossime elezioni, in questo senso, saranno decisive. Ma in ogni caso porteranno ad archiviare gli eccezionali 30 anni precedenti.

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