Il dopo MerkelPerché non è così scontato un governo Verdi-Cdu-Csu in Germania

Guardando ai sondaggi l’alleanza Grüne-Union sarebbe quella più stabile in Parlamento, ma tra i tre partiti esistono differenze significative. Il partito di Annalena Baerbock è da sempre favorevole a un debito comune europeo ed è meno cauta rispetto ai cristiano-democratici in politica estera. Sono a favore della sospensione del progetto Nord Stream 2 come misura sanzionatoria nei confronti della Russia

LaPresse

Diversi sondaggi tedeschi del mese di maggio mostrano un sorpasso dei Verdi nei confronti dell’Union, la storica alleanza tra CDU, il partito di Angela Merkel, e la CSU, il partito cristiano-democratico bavarese che dal 2005 governano insieme la Germania, rappresentando il principale soggetto politico della maggioranza e rimanendo stabilmente in testa nei sondaggi, spesso anche sopra il 40%. 

Fin dal 2018 il partito ambientalista ha visto il suo consenso aumentare (come dimostrato da diverse elezioni locali). Durante la seconda ondata di contagi, inoltre, la CDU è scesa sotto la soglia del 30% anche a seguito dello scandalo delle mascherine, mentre i Verdi hanno continuato a salire nei sondaggi. Questo mese, diversi istituti hanno evidenziato un sorpasso dei Grüne nei confronti dei cristiano-democratici: in alcuni il vantaggio è di un solo punto percentuale (Infratest Dimap), mentre in altri arriva già a tre (Kantar e INSA). La media degli ultimi sondaggi, comunque, mostra per la prima volta i Verdi in vantaggio.

Fino a poche settimane fa gli osservatori consideravano i Verdi centrali per poter formare una maggioranza dopo le elezioni di settembre, ma ora sembra addirittura che possa spettare a loro muovere i primi passi per formare una coalizione di governo. L’alleanza GrüneUnion sarebbe in effetti quella più stabile guardando ai numeri in Parlamento, e probabilmente quest’opzione sarà la prima a essere vagliata dopo il voto. 

Ma tra Verdi e CDU esistono anche differenze significative, che potrebbero far si che gli ambientalisti guardino altrove. 

Prima di tutto, l’immagine consolidata negli ultimi anni nell’elettorato. La CDU governa da sedici anni, e negli ultimi anni ha ricevuto una serie di duri colpi alle elezioni locali (l’ultimo dei quali a marzo) che ne hanno sancito la crisi in termini di elaborazione politica, oltre che la difficoltà nel fare i conti con l’eredità di Angela Merkel. Per giunta, durante la pandemia una serie di scandali legati alla fornitura di mascherine hanno coinvolto parlamentari ed esponenti di CDU e CSU. Il segretario, Armin Laschet, è stato eletto da poco, ma non riscuote particolari entusiasmo nell’elettorato, ed è riuscito a ottenere la candidatura a Cancelliere (che in virtù del suo ruolo gli spetterebbe quasi di diritto) solo dopo un tira e molla complicato e a tratti imbarazzante con Markus Söder, leader della CSU. 

Di contro, i Verdi vengono percepiti come un partito giovane, con una classe dirigente nuova e preparata e un elettorato in espansione: se fino a qualche anno fa trovavano consenso soprattutto nell’elettorato colto delle città, i dati mostrano come stiano riuscendo ad arrivare anche a realtà e categorie sociali più periferiche. La loro candidata, la quarantenne Annalena Baerbock, è percepita come carismatica e con un profilo internazionale, avendo studiato Diritto Internazionale alla LSE e lavorato come consulente politica al Parlamento Europeo. È stata nominata candidata di comune accordo con il co-segretario, Robert Habeck, rinforzando l’idea di un partito unitario e non dilaniato da lotte intestine. Baerbock, inoltre, non ha mai avuto responsabilità di governo, circostanza che se da una parte fa sollevare domande sulla sua esperienza, dall’altra le conferisce un’immagine pubblica meno logorata di Laschet, governatore del Nordrhein-Westfalen che ha dovuto affrontare una pandemia. 

La prova di governo costringerà i Verdi a scendere a compromessi su diversi fronti, ma una loro alleanza con la CDU, per quanto naturale guardando ai numeri, sarebbe un compromesso con la forza politica che più di tutte viene identificata con l’establishment e gruppi di potere consolidati, e rischierebbe di indebolire l’immagine del partito. 

Una serie di differenze piuttosto rilevanti, poi, riguardano le posizioni dei due partiti sui temi europei e sugli affari esteri. I cristiano-democratici hanno spesso declinato il loro europeismo in maniera diversa dai Grüne: sono ad esempio storicamente contrari agli eurobond, pur avendo rivisto alcune delle loro posizioni durante l’approvazione del Next Generation EU, mentre i Verdi sono da sempre favorevoli a un debito comune europeo e hanno fortemente contestato la linea della CDU già durante la crisi del debito greco. 

Un governo nero-verde, quindi, potrebbe essere attraversato da una serie di frizioni sui temi europei, tanto più se si considera che a Bruxelles i Greens hanno spesso posizioni molto meno votate al compromesso rispetto al PPE (a cui aderisce la CDU) sui dossiers riguardanti i diritti umani (ad esempio in riferimento agli accordi commerciali con Paesi extra-UE) o gli obiettivi climatici. 

Anche su Cina e Russia i Verdi sono spesso meno cauti rispetto ai cristiano-democratici, ad esempio sostenendo che l’Europa debba pretendere dalla Cina più chiarezza sui diritti umani o sulle azioni di contrasto al surriscaldamento climatico, o schierandosi favorevolmente alla sospensione del progetto Nord Stream 2 come misura sanzionatoria nei confronti della Russia. 

Anche sulla politica climatica, ovviamente, i Verdi potrebbero vedere nella CDU un freno: la legge sul clima approvata nel 2019 dal governo di CDU e SPD, ad esempio, ha stabilito l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990, un obiettivo giudicato troppo timido dai Grüne, che anche recentemente hanno dichiarato di volerlo portare al 70%. 

Per giunta, una recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca ha dichiarato la legge insufficiente nella misura in cui non stabilisce obiettivi chiari dopo il 2030, rischiando di lasciare alle future generazioni il compito di intervenire corposamente contro le emissioni, arrivando a comprometterne le condizioni di vita e le libertà. Come è facile immaginare, i Verdi hanno subito visto la sentenza come una vittoria delle loro posizioni (e dei movimenti con cui hanno buoni rapporti, come Fridays for Future) e una sconfitta della CDU. 

Nelle ultime settimane, inoltre, il governo tedesco ha introdotto una serie di misure restrittive contro i contagi, arrivando a prevedere il coprifuoco nelle zone particolarmente colpite dalla pandemia. Si tratta di una misura che ha visto l’opposizione dei Verdi, divisi tra astensione e voto contrario, perché percepita come molto forte in Germania, dove un vero e proprio divieto di uscire di casa non era ancora entrato in funzione, e che ha sollevato dubbi nell’opposizione (Verdi compresi) per la lesione delle libertà personali e per lo scivolamento di potere dai Länder allo Stato in un Paese dove il federalismo è visto come fondamentale per l’ordinamento democratico.

Pur nella possibilità di formare una maggioranza in base ai numeri e alle affinità, i punti di attrito tra Verdi e CDU sono quindi diversi, e in alcuni casi anche molto significativi. 

Allo stato attuale, in base ai sondaggi sarebbe possibile anche una coalizione che riunisca Verdi, socialdemocratici e liberali della FDP (che andrebbe chiamata “coalizione Ghana” per la tradizione tedesca di associare i colori dei partiti alla bandiera di Paesi stranieri). Un’alleanza del genere darebbe ancora più potere ai Verdi, che avrebbero più vantaggio sugli alleati, ma la litigiosità nell’esecutivo potrebbe essere maggiore — e la maggioranza in Parlamento meno ampia. Ad oggi, infatti, SPD e FDP hanno linee poco compatibili: i socialdemocratici puntano a recuperare i voti persi a sinistra durante la Große Koalition, mentre la FDP al contrario cerca di rappresentare i liberali che non si riconoscono nella CDU o nella proposta dei Verdi. Nessuno dei due partiti, del resto, ha finora parlato apertamente di questo scenario, nonostante i numeri sembrino permetterlo. 

Per capire meglio la direzione in cui guarderà Annalena Baerbock bisognerà vedere come si evolveranno i sondaggi e come proseguirà la campagna elettorale, oltre che la stessa capacità dei Grüne di rimanere in testa nelle rilevazioni. Di sicuro, però, la prima prova di governo dei Verdi potrebbe essere particolarmente complicata già a partire dalla scelta della maggioranza.