BlackoutPerché ieri internet ha smesso di funzionare per più di un’ora

Molti siti, compreso quello del governo britannico e del New York Times, sono stati irraggiungibili o molto rallentati. I problemi sono riconducibili a una società americana di cloud computing, Fastly, che offre un servizio per rendere più rapida la distribuzione dei contenuti online tramite una fitta rete di server. Non è stato un attacco hacker

Lapresse

Una gran quantità di siti internet è rimasta offline per poco più di un’ora, ieri mattina. C’erano molti quotidiani, italiani e stranieri, tra i siti in “down”: il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, il New York Times, la Bbc e il Monde. Poi i servizi di Amazon, Spotify, Reddit, PayPal, Twitch. Perfino i siti del governo italiano e quello del governo britannico sono stati irraggiungibili per alcuni minuti.

È successo alle 11:59, ora italiana, ma non ha colpito allo stesso modo tutto il mondo: gli utenti in alcuni luoghi della Germania, ad esempio a Berlino, non hanno segnalato alcun tipo di problema (il sito downdetector.com tiene traccia delle interruzioni di Internet e permette di consultare il periodo offline per i vari siti). I codici di errore apparsi sono stati generalmente due: “Connection Failure”, oppure “Error 503 Service Unavailable”.

A fine mattinata i servizi sono tornati tutti online.

La causa del problema è riconducibile a un disservizio del provider Fastly, uno dei più grandi Content Delivery Network al mondo, cioè una rete di distribuzione dei contenuti: Fastly ha a disposizione una gran quantità di server distribuiti in maniera capillare in ogni parte del mondo, in quelle che vengono indicate con la definizione inglese server farm (fattoria di server).

I server di Fastly sono distribuiti in modo tale da ridurre la distanza di ogni utente dal punto di accesso al sito, così da aumentare la velocità di caricamento del sito stesso: molto semplicemente, per l’utente finale la pagina internet si carica più velocemente perché i segnali fisici non devono viaggiare per distanze troppo lunghe.

«Per un’azienda che si propone di contribuire a migliorare l’affidabilità e la velocità dei siti web è difficile immaginare una svolta degli eventi peggiore di quella che Fastly ha vissuto martedì», ha scritto il New York Times, cogliendo l’ironia della storia.

L’importanza di Fastly per il mondo della rete è facilmente intuibile. Non a caso, dopo quasi un anno e mezzo di pandemia, l’azienda ha riscosso un certo successo. Il suo titolo in Borsa è salito alle stelle lo scorso anno, beneficiando di tutte le persone che erano online durante i lockdown. Prima del malfunzionamento di martedì, il titolo era più che raddoppiato da quando la società è stata quotata, nel 2019.

Per fortuna alle 12:44 italiane Fastly ha scritto sul suo sito di aver individuato il problema. Pochi minuti lo aveva già risolto.

Un articolo del New York Times spiega che le interruzioni globali come questa nella connessione a internet sono sempre meno comuni, soprattutto perché Google e altre importanti aziende del settore stanno sviluppando dei data center interconnessi che migliorano le prestazioni.

Ma la complessità del funzionamento di internet al momento non permette di avere una rete sempre perfettamente operativa: ci saranno sempre dei momenti di down di breve durata, come quello di martedì.

È importante sottolineare, come ha fatto ieri il Guardian ad esempio, che non si è trattato di un attacco hacker. O quanto meno che ancora non ci sono informazioni a riguardo. La stessa Fastly ha fatto sapere di aver individuato la causa dell’interruzione in un problema a una «configurazione del servizio».

Era capitato anche a un’azienda concorrente di Fastly lo scorso anno. Cloudflare è una società americana che offre lo stesso servizio di Fastly, e «l’indagine su un errore simile dovrebbe essere la dimostrazione che questo tipo di problemi sono sempre possibili, nonostante tutto», scrive il Guardian.

In quel caso, un singolo errore su un collegamento fisico tra Newark (New Jersey) e Chicago aveva causato l’irreperibilità della connessione in quell’area, creando un sovraccarico di traffico su una linea di connessione tra Atlanta e Washington DC. Poi l’intervento – errato – sulla linea sovraccaricata aveva portato tutto il traffico dall’intera rete a confluire verso data center di Atlanta, che si è guastato e aveva causato l’arresto dell’intero sistema.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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