Secondo roundLe pagelle di altre 26 birre da supermercato

Avete apprezzato la nostra prima classifica, ma ci avete anche fatto notare le nostre mancanze, per questo abbiamo di nuovo fatto tappa nella corsia delle bevande a base di luppolo e abbiamo proseguito il nostro arduo lavoro

Saremo anche il Paese del vino ma quando si parla di birre, sappiamo dimostrare un interesse capace di scatenare dibattiti molto avvincenti. Dopo aver parlato di birre da supermercato ci avete segnalato assensi, dissensi e grandi assenti. Ci siamo divertiti molto! Le pagelle, tuttavia, sono insindacabili ma colti dalla wave dell’industria brassicola, siamo tornati al supermercato per un secondo giro di etichette. Le birre in commercio sono veramente centinaia, da tutto il mondo. È difficile poterle trovare e valutare tutte ma abbiamo ampliato la ricerca e firmato un patto con il fegato per un secondo round di pagelle.

Toccherà a voi, alla fine, provare ad assaggiare la migliore e magari, andare oltre assaggiando birre di piccoli birrifici artigianali, introvabili al supermercato ma dove si nasconde il vero piacere di bere buona birra.

 San Miguel – 2 ½
Ad un certo punto ci viene il dubbio che al supermercato vendessero anche le flebo di fisiologica e invece era la San Miguel da 100cl. Nata a fine ‘800, è la prima birra del Sud-Est asiatico ai tempi delle colonie spagnole ma a metà ‘900 raggiunge la Spagna per riprendere a girare il mondo (così spiega il sito madre). E in tutti questi spostamenti non avete conosciuto nessuno che vi dicesse che dovevate imparare a fare la birra un po’ meglio? Buon viaggio!

Estrella Damm – 3-
Una spagnola famosa nel mondo. Estrella Damm è una birra gettonatissima che non ha particolari caratteristiche se non quella di avere, oltre gli ingredienti tradizionali, una parte di riso. Una ricettazione che rende le pilsner più piatte e quindi capaci di incontrare il gusto di più consumatori. No, gracias.

Desperados – 3
Sembra un accessorio del marchio El Charro e invece è una birra speciale. Speciale perché aromatizzata con Tequila e, completano il profilo, l’aggiunta di zucchero e sciroppo di glucosio che manco i Polaretti Dolfin. È una birra perfetta se state superando una pesante separazione o se dovete festeggiare la laurea in videoconference.

Dreher – 3
Se ti sforzi capisci che stai bevendo birra! Sull’etichetta scrivono “Dal 1773”. E noi pensiamo: 248 anni e ancora non hanno capito come fare? Vabbè. Avremmo dato voto quattro ma poi, come un lampo, si è palesato il ricordo dell’ultimo spot che titolava La birra che birrei. Abbiamo abbassato il voto e siamo certi, sarete d’accordo.

Peroni – 3 ½
Il risultato è paragonabile alla Cristallina Ferrero, la bustina che si versava in acqua per renderla frizzante (chissà se esiste ancora la Cristallina Ferrero). Perfetta per i dopo pasto come sostitutivo dell’effervescenza Brioschi. Vale la regola del pezzo precedente: se c’è il mais, niente sufficienza.

Moretti 3 ½
Dopo esserci dedicati alla nuova estratta a freddo di casa Moretti, ci dedichiamo alla lager, ricetta originale. Diciamolo, se doveste buttare giù dalla torre Moretti, Peroni o Dreher, chi buttereste? Queste birre sono piatte uguali, buone e cattive uguali. Poche sfumature su cui si può ragionare. Dovremmo solo smettere di bere queste acque alcoliche e dedicarci a qualcosa di più interessante. Ci vuole pochissimo.

Nastro Azzurro – 4
Etichetta raffinata della famiglia Peroni, è proprio la birra per i bravi ragazzi che guardano la partita a casa di amici, che indossano rigorosamente la polo con pantaloni beige e versano nel bicchiere perché “a collo sta male”. Una birra talmente pulita che quasi non ci troviamo niente di rilevante. È un problema tipico delle birre industriali nate in Italia.

Peroni Cruda non pastorizzata – 4 ½
Malto italiano e un invito chiaro nel retro dell’etichetta: “bevi come vivi”. Ma se bevete Peroni, la vita proprio non è che vi sorrida. È difficile differenziare un’etichetta dall’altra se si appiattiscono i gusti di ogni cosa. Il risultato della Peroni pastorizzata è che è troppo simile a una normale Peroni ma con un prezzo più alto. Non vale la pena.

Adelscott – 5
Guardiamo l’etichetta e veniamo catapultati nel 1991. Il disco di Marco Masini suona Perché lo fai e si beve direttamente dalla bottiglia questa birra dal gusto dolcissimo. È fatta con malto affumicato e non tostato, un procedimento simile a quello usato per la produzione del Whisky. Viene definita birra speciale perché fatta con metodo non convenzionale. Se siete nati negli anni ’00 e avete già la maggiore età, provatela per capire come passavano il sabato sera i vostri zii.

Menabrea e Menabrea 150° – 6-
La amiamo un po’ tutti Menabrea ma dobbiamo essere coerenti: anche qui c’è il mais tra gli ingredienti. Menabrea però ha un retrogusto più piacevole rispetto le amiche bionde. Non lascia indifferenti e lo si nota al primo assaggio. Ancora meglio la versione 150° che pur mantenendo gli stessi ingredienti della ricetta tradizionale, ci regala qualche emozione in più.

Beck’s – 6-
Di casa tedesca, fatta con sola acqua, luppolo e malto d’orzo. Famosa in tutto il mondo ma meno in patria dove preferiscono bere altro. C’è poca anima in questa birra ma non è di certo la peggiore Pils che si può trovare a scaffale.

Longboard – 6
Ci troviamo in America. Questa birra percorre migliaia di km per arrivare al frigo di casa nostra, verrà sete anche a lei. Se volete vivere il sogno del surfista americano, eccoci. La birra è anche buona, ma non abbastanza da farle fare un viaggio intercontinentale. Beviamo sostenibile!

Peroni Gran Riserva Bianca – 6 +
Ci tocca testare questi prodotti che assumono forme e sembianze di birre sofisticate ma che poi sono Peroni. Diversamente dal nome Bianca, stiamo parando di una birra stile Weiss (o Weizen) che si differenzia dalle bianche per l’assenza di aromi aggiunti. Ecco un esempio di confusione in etichetta che non aiuta mai i consumatori a capire e farsi una cultura su ciò che consumano. I profumi qui sono davvero intensi, si è sopraffatti dalla sensazione di chiodi di garofano. Può valere la pena assaggiarla anche solo per capire di cosa si tratta. Ma nessuno ci toglie dall’idea che la birra Weizen per eccellenza è un’altra.

Slalom Strong – 6 ½
Sorella della Tennent’s con la quale condivide lo stile strong lager e la gradazione alcolica al 9%. Non una passeggiata di salute, specie se pensiamo di berne più di una. Memorizza bene la strada per andare a letto prima di bere, non si sa mai doveste perdervi, alticci, tra il corridoio di casa e il bagno degli ospiti.

Franziskaner – 7+
Eccola la Weizen per eccellenza da supermercato! Tolte le birre Lager, questa bottiglia campeggia sullo scaffale da tanti anni, da ancora prima che il mercato brassicolo avesse così tanti prodotti da offrire. Lo stile Weizen è generalmente amato di chi capisce poco di birra perché ha dei sentori facili da interpretare. Franziskaner è la migliore etichetta Weizen che possiamo trovare tra le corsie. Ringraziamo Dio per aver spinto i frati a fare birra da consegnare al supermercato sotto casa.

Blanche Viaggiator Goloso – 7 ½
Con aggiunta di Frumento d’orzo e aromi, tipico dello stile Blanche (o Bianca), questa etichetta del Viaggiator Goloso è prodotta dal Birrificio del Salento, una realtà brassicola del sud Italia. L’etichetta è così essenziale che non lascia spazio alla fantasia ma all’assaggio non lascia per nulla delusi.

11 Paralleli Conad – 7-
La birra by Conad dovevamo assolutamente provarla. Abbiamo puntato sulla rossa e già dall’etichetta scopriamo che il produttore è Birc, il marchio che riunisce gli storici brand Pedavena e Castello. 6,5% di gradazione alcolica per una birra che presenta sentori intensi di crosta di pane e biscotto. Il malto d’orzo ci dà dentro in questa birra che di sicuro è meglio accompagnare con qualcosa da mangiare perché è tutto fuorché roba semplice da bere da sola. Una piacevole scoperta.

Guinness – 7
La birra in stile Stout per eccellenza, l’abbiamo provata almeno una volta nella vita, al pub, per fare un’esperienza particolare a base birra. Sfigaggine di gioventù a parte, questa è una birra che troviamo uguale al supermercato come nei pub d’Irlanda. Stessa produzione stile inconfondibile. Certo però che una Stout sarebbe meglio godersela in un locale di Dublino che sul balcone di casa nostra.

Kozel – 7
Nasce volendo fare la birra ignorante, ma alla fine si posiziona anche bene se pensiamo che dalla porta accanto dello stesso stabilimento di produzione, viene fuori la 66cl Peroni. Sì, l’azienda produttrice è la stessa, ma questa etichetta è molto apprezzata dai nerd del supermercato, cioè da noi.

Yellow Sunny Ale Carrefour – 7+
Specificano uso di luppoli, al plurale. Bene! La doppio malto chiara – così la definiscono – ci offre un rapporto qualità/prezzo estremamente buono e all’assaggio tiene testa a diversi altri prodotti. In generale le birre a marchio del supermercato ci stanno regalando parentesi positive di assaggio!

Staropramen – 7 ½
Una lager della Repubblica Ceca che nasce a fine ‘800 e che usa luppoli boemi. È diventata la birra di Praga per eccellenza e oggi è una specie di istituzione per la gente del posto. Colore carico e gusto che si fa distinguere, la troviamo a scaffale con un prezzo davvero competitivo rispetto a prodotti meno buoni ma più cari. Vale farci un giro di prova!

Carrefour Bio – 8-
Carrefour ci propone l’alternativa biologica di nascita tedesca con una bionda non pastorizzata e fatta con solo malto d’orzo. La premessa è buona e l’assaggio anche. Niente a che vedere con la non pastorizzata by Peroni, qui c’è gusto più rotondo e piacevole. Si descrive come birra artigianale e in effetti, il produttore tedesco è Riedenburger, un birrificio biologico della Bassa Baviera.

Dolden Sud – 8+
Una IPA biologica firmata dal birrificio della Baviera che etichetta anche la birra Bio Carrefour. Questa birra è davvero buona, fresca e ben fatta. Cerchiamo di andare oltre l’amore per un’etichetta che vede due distinti signori in cilindro su un elefante e troviamo qualcosa che merita di stare più spesso nel frigo di casa. L’unica cosa di cui non siamo sicuri è se la certificazione Bio vale anche per i luppoli o meno. Ma intanto ci godiamo un altro sorso.

Blanche de Namur – 8 ½
Non fa una piega, è assolutamente la birra Blanche migliore che si possa trovare al supermercato, anche se di concorrenza ne ha ben poca. È una birra aromatica, come è tipico per questo stile in cui si usano spezie ed aromatiche in preparazione. È una di quelle birre che potrebbe trasformare un curioso di birra da supermercato in un appassionato di birre artigianali.

Pauwel Kwak – 8 ½
Un’etichetta di tutto rispetto tra tutte quelle che si possono trovare al supermercato. Se l’idea di una Strong Ale belga dal colore e sapore intenso vi stuzzica, non fatevi scappare l’opportunità di assaggiare questa etichetta dalla lunga tradizione che vi regalerà anche una super schiuma persistente, tipico di questi stili. Dopo l’assaggio, guarderete con occhi diversi chi beve birre Pils.